Intervista a Luca De Biase. Murdoch è il simbolo dell’editoria tradizionale che cerca di difendersi da Google. Ma “la forza dell’innovazione è tale da mettere in discussione qualunque genere di accordo monopolistico tra i grandi operatori del settore”
di Piergiovanni Mometto
Alcuni disegni di legge mettono in discussione le “regole” della rete. Se dovessero diventare legge le proposte di Gaetano Pecorella sul reato di diffamazione e quella del ministro Alfano sulle intercettazioni, la blogosfera dovrebbe autocensurarsi
Quelli di Nortel e Agile (ex Eutelia) sono due casi molto diversi, sia per il numero di dipendenti coinvolti (40 contro 2.500) che per le rispettive strutture aziendali. Li avvicina la scelta di lottare anche in rete, creando informazione autoprodotta
  • 3 ottobre 2009, a Roma in Piazza del Popolo oltre 300.000 persone per la libertà di stampa. Non solo giornalisti , ma cittadini che chiedono di avere una informazione libera
La Cgil nell'audizione presso le Commissioni congiunte Bilancio del Senato e della Camera: "E' una manovra non espansiva, che non crea lavoro per i giovani, sbilanciata verso le imprese, a scapito del Paese". Per il sindacato non c'è la svolta che serve
C’è un allarme giustificato per la libertà di informazione e non riguarda solo tv e carta stampata. Investe anche il web, la grande ragnatela dentro le cui trame milioni di persone, passando sotto gli sbarramenti delle censure d’ogni latitudine…
Rispondere a questa domanda un po' retorica è tutt'altro che semplice, forse è persino impossibile. Il problema va affrontato "pensando all'inverso": bisogna capire qual è l'effettiva libertà del soggetto nello scegliere le strategie di utilizzo
L’autorità apre un’istruttoria. La denuncia della Fieg contro Google News. Al centro dello scontro la raccolta pubblicitaria e la gestione dei contenuti. La posta in gioco e i possibili scenari per l’editoria, grande e piccola. E per gli utenti
La piazza inaccessibile, internet sotto controllo, tg censurati. Pechino cancella la storia e continua a perseguitare i sopravvissuti del massacro. Il cardinale Joseph Zen Ze-kiun accusa: il regime cinese è ancora “dispotico e corrotto”

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