In Flai del 24/02/2016 - page 1

di
Alessandra Valentini
uanto è stato difficile questo
rinnovo e c’è stato qualche
momento in cui hai pensato
di non riuscire nell’impresa?
Sono stati più di uno in momenti in cui
ho pensato che non si sarebbe chiuso.
Un primo momento è stato quando,
dopo il blocco di flessibilità e
straordinari e lo sciopero del 22
gennaio, non arrivava la comunicazione
di riapertura del tavolo. Nonostante
l’esito splendido di tutte le iniziative di
mobilitazione messe in campo,
diventava assolutamente evidente che
il Presidente di Federalimentare volesse
continuare a strumentalizzare la
valenza del tavolo. Le iniziative del
blocco degli straordinari e la riuscita
delle quattro ore di sciopero erano
andate oltre le aspettative e forse
questo aveva irrigidito la posizione
politica di Scordamaglia, che voleva
dimostrare di non piegarsi di fronte alla
lotta dei lavoratori.
Poi invece…
Ho capito che ci sarebbe potuto essere
un grosso varco che si apriva quando
hanno cominciato ad agire le aziende e
i settori, dolciario, latte, bibite,
conserviero, Aipa, quando cioè hanno
cominciato a contattarmi comunicando
di aver scritto al Presidente
Scordamaglia chiedendo di cambiare
passo. A quel punto ho capito che la
lotta stava pagando. Poi ho avuto il
timore che il negoziato non sarebbe
riuscito a concludersi quando, nei tre
giorni finali, abbiamo assistito a un
implodere continuo delle controparti:
le risposte che ci venivano date al
tavolo non avevano una coerenza
politica ma erano frutto di veti
incrociati che nulla avevano a che fare
con il negoziato bensì con una lotta
interna a Federalimentare. La capacità
di cucitura e la forte tenuta unitaria
che abbiamo avuto come Fai, Flai e Uila
e ancora una volta l’azione dirompente
dei lavoratori hanno fatto la differenza:
decine e decine di comunicati, ordini
del giorno da parte dei delegati dei
posti di lavoro hanno infranto i nostri
timori ma anche il muro che si era
innalzato e, a quel punto, ho capito che
veramente potevamo farcela.
Quali sono i punti più importanti e
qualificanti dell’accordo? A tal proposito
mi ha colpito come, in una tua intervista
a il Manifesto, hai spiegato la questione
relativa al permesso per le donne vittime
di violenza.
Un tema che abbiamo particolarmente
a cuore è la questione della violenza
sulle donne, un problema che di certo
non risolviamo con un contratto,
poiché è una questione di civiltà, di
etica, di rispetto, di dignità umana
calpestata che è incomprensibile ed
esecrabile. Tanto più se la inquadriamo
in Europa, nel cosiddetto mondo
“evoluto” e al di fuori di estremismi o
indottrinamenti religiosi. Ma su una
vicenda così grave quale poteva essere
il nostro ruolo? Come potevamo
portare una goccia di aiuto? Mi sono
chiesta di cosa avrebbe avuto bisogno
una donna vittima di violenza e ho
pensato alla necessità di ripensare se
stessa, di ricostruirsi in tranquillità e
relativa serenità, dedicandosi del
tempo e questo può accadere con una
sicurezza lavorativa, così abbiamo agito
sul raddoppio dei mesi previsti per
legge, portandoli da tre a sei. Non
risolviamo il problema della violenza di
genere ma è uno strumento in più,
agendo proprio sulla contrattazione,
che il sindacato può attivare.
Quali sono gli altri punti qualificanti?
Forse la parte più importante è
rappresentata da quello che non c’è:
abbiamo tenuto fuori dal contratto tutte
quelle parti che la controparte voleva
inserire per destrutturare il contratto
stesso. Dall’orario di lavoro annuo alla
contrattazione di secondo livello senza
costi aggiuntivi, o un rinnovo che
togliesse gli scatti di anzianità, facendo
pagare ai lavoratori il costo del rinnovo.
Poi abbiamo ottenuto un aumento
salariale tutto sui minimi, si salda la
scadenza con il rinnovo del contratto e
sono previste due tranches nel 2016:
sono elementi importanti che
rafforzano e difendono la struttura
stessa del contratto.
Sicurezza e inclusività sono altri
elementi importanti del rinnovo.
Certo, abbiamo agito cercando di
ricomporre la frammentazione,
riunificando tutti i lavoratori sotto un
unico ombrello di diritti, a cominciare
da quello alla sicurezza con la figura
dell’Rls di sito, abbiamo aumentato le
ore di permesso per gli Rls. È un
contratto inclusivo, che dà aumenti
salariali nella tradizione dei nostri
rinnovi.
Questo contratto è importante non solo
perché interessa quattrocentomila
lavoratori e un settore, l’alimentare, che
fa da “traino” all’economia del Paese,
ma anche perché è stato il primo
contratto rinnovato dopo la
presentazione della proposta di Cgil, Cisl
e Uil per un nuovo modello contrattuale.
La Flai aveva un po’ gli occhi di tutti
puntati addosso, cosa c’è di quella
proposta nel contratto?
I N S E R TO D I I N F ORMA Z I ONE S U L L AVORO NE L L’ AGRO I NDU S T R I A
Q
Primo piano
Intervista a
Stefania Crogi
È stato siglato lo scorso5 febbraio il rinnovodel contratto
nazionaledi lavorodell’industriaalimentare, un rinnovo che il
segretariogeneraledellaCgil, SusannaCamusso, hadefinito
"importante, non soloper il riconoscimentoeconomico che è
statopattuito,maancheper gli elementi innovativi inesso
contenuti, primi fra tutti gli elementi di partecipazionedei
lavoratori alle scelteaziendali. Èunaccordo chedimostra,
ancorauna volta, l’insostituibilitàdel contrattonazionalea cui
vaaffiancatoun secondo livelloaziendale". ConStefaniaCrogi,
segretariogenerale Flai Cgil, e soprattuttoprotagonistadi
questo rinnovoneanalizziamoalcuni punti emomenti salienti.
>
Con questa foto apriamo il numero
dedicato al rinnovo del Contratto
dell'Industria alimentare: la foto della
grande assemblea dei delegati e delegate
che tenemmo a Roma il 9 settembre e che
rappresentò il punto di partenza di un
percorso condiviso tra tutti i lavoratori e le
lavoratrici, che ci ha portato il 5 febbraio
alla firma del rinnovo del Ccnl.
Tuttoè iniziatoqui
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