In Flai del 31/08/2015 - page 1

di
Alessandra Valentini
uelli che ci stiamo lasciando alle spalle
sono statimesi intensi – dice la
Crogi –, permolti aspetti
entusiasmanti, caratterizzati tra
l’altro da il lavoro unitario che ci ha portato a
chiudere le piattaforme per i rinnovi del
contratti nazionali del settore alimentare,
ma anche della panificazione. Inoltre, ci
siamo dedicati a chiudere tutta la
contrattazione di secondo livello – il 7 luglio
abbiamo sottoscritto l’ultimo integrativo – e i
risultati sono stati buoni, nonostante la crisi
e nonostante alcuni iniziali tentennamenti
di altre organizzazioni sindacali nel voler
intraprendere questa avventura. Negli
integrativi, la tanto decantata produttività
(invocata da Confindustria e governo), è
stata per noi occasione di contrattazione,
abbiamo contrattato premi utilizzando tutte
le normative a disposizione
sull’organizzazione del lavoro. Questo lavoro
e i risultati ottenuti ci hanno permesso di
porre le basi per il percorso di rinnovo del
contratto del settore alimentare.
Questo impegno non ci ha fatto abbassare la
guardia sul fenomeno del sommerso, del
caporalato, dello sfruttamento nei campi,
dove ci siamo con le nostre denunce e la
nostra presenza. E, a questo proposito, a
circa unmese di distanza voglio ricordare
Mohamed, il bracciante sudanesemorto
nelle campagne di Nardò per la fatica, sotto
il sole a 42 gradi. Morto perché non poteva
alzare la testa per chiedere aiuto, non
poteva far valere i propri diritti, non poteva
pretendere un lavoro giusto e sicuro ed era
nella condizione di non avere i soccorsi
adeguati in tempi rapidi. Una ferita aperta
per noi, che continueremo la nostra
battaglia per un lavoro sicuro e dignitoso”.
Il 9 settembre la Flai Cgil ha dato
appuntamento ai delegati dell’industria e della
cooperazione alimentare a Roma. Perché
questa grande iniziativa?
Intendiamo, e già da tempo lavoriamo in tal
senso, affrontare la sfida che ci è stata
consegnata dall’Accordo sulla
rappresentanza: radicamento sui territori e
forte impegno nell’elezione delle Rsu ci
hanno caratterizzato in questi mesi con
l’obiettivo di dimostrare che noi siamo quelli
di cui, in termini di rappresentanza, non si
può fare ameno nei tavoli di rinnovo.
L’attivo del 9 settembre è il proseguo
naturale di questo nostro lavoro, nasce dal
volerci misurare. Nella fase di preparazione
di tale appuntamento eravamo partiti con
l’organizzare un piccolo attivo, oggi siamo
giunti a un’assise di circamille delegati e
delegate dell’industria che sarà chiusa da
Susanna Camusso. Ai delegati vogliamo
assegnare il compito di far vivere all’interno
dei luoghi di lavoro cosa significhi
contrattare e cosa significhi difendere e
rafforzare tutto ciò che contiene e
rappresenta il ccnl. Come recita il nostro
manifesto, vogliamo “Contrattare per
rappresentare. Far crescere il lavoro con i
diritti di tutti”.
La data del 9 ci porta immediatamente a quella
del 14 settembre, data di apertura del tavolo
per il contratto dell’industria alimentare: cosa
ti aspetti e come la Flai si sta preparando?
In primo luogo voglio sottolineare come si
sia rivelata vincente la decisione assunta dal
Direttivo della Cgil di dare priorità alla
preparazione delle piattaforme, all’invio
delle stesse e all’avvio dei tavoli,
rimandando a un secondomomento
l’approccio al nuovomodello contrattuale.
Siamo convinti che non si possa bloccare il
percorso dei rinnovi, come vorrebbe
Confindustria, visto che è scaduto l’accordo
separato del 2009, che definiva gli
incrementi salariali in base all’Ipca.
Confindustria vorrebbe arrivare a una fase
di stallo, proponendo un accordo ponte con
unamoratoria contrattuale; noi vogliamo
negoziare e contrattare.
Allorami aspetto di poter negoziare,
sapendo che questi saranno i rinnovi più
difficili per tutti poiché siamo davanti a una
Confindustria che – come dicevo – non vuol
contrattare e a un governo cheminaccia di
legiferare. Penso a un salariominimo al di
sotto dei minimi contrattuali, con danno dei
lavoratori ed esautorando il sindacato dal
suo ruolo. L’obiettivo è rinnovare il contratto
e far svolgere in pieno quello che sarà il
ruolo della delegazione trattante e delle Rsu
all’interno di ogni sito produttivo. Per questo
il 9 abbiamo convocato tutti a Roma.
L’Italia è ancora nellamorsa della crisi,
cosa sta facendo il governo per far uscire il
Paese dalla crisi? Le misure in campo in che
direzione vanno?
Lamorsa della crisi c’è ancora, nel nostro
settore siamo di fronte ad un recupero dei
consumi alimentarima che la crisi sia
ancora qui ce lo dicono i dati della
disoccupazione, le aziende che chiudono e
ristrutturano, ce lo dice il fatto che il governo
non stamettendomano a una vera e
propria politica industriale. Anzi
Supplementoalnumero2/2015diMaterialidiRassegnaSindacale
© S. CALEO/CGIL
I N S E R TO D I I N F ORMA Z I ONE S U L L AVORO NE L L’ AGRO I NDU S T R I A
Q
Contrattare
per rappresentare
Primo piano
Parla
Stefania Crogi
A settembre si apreunanuova
stagione fattadi impegni e lavoroma
èancheunmomentodi bilanci su
quantoè stato fatto. Per una
categoria come laFlai imesi estivi,
con le stagioni di raccolta, le
campagnedel pomodoroedelle
angurie, rappresentanoun
momento “caldo” di attività, cui si è
affiancato il percorsodi
presentazionedellepiattaformeper
il rinnovodei ccnl dell’ industriae
cooperazionealimentare. Ne
parliamo conStefaniaCrogi,
segretariogeneraledellaFlai Cgil.
>
Morire
di lavoro
interra
straniera
In Italia nei primi sei mesi
del 2015 sonomorte circa 370
persone sul lavoro, cui vanno
sommati i circa 700morti sulle
strade e in itinere, secondo
l’Osservatorio di Bologna sui
morti sul lavoro. Numeri
troppo alti per una Repubblica
fondata sul lavoro.
Tra queste vittime ci sono
anche lavoratori del settore
agroalimentare, tanti in
agricoltura, e da queste pagine
vogliamo ricordareMohamed,
sudanese di 47 anni, morto il 20
luglio in Puglia e Salif, giovane
trentenne del Burkina Faso,
morto il 26 luglio in Campania.
Le loromorti hanno più di un
tratto in comune: uno èmorto
di fatica a 42 gradi in un campo
di pomodoro, dove lavorava
senza contratto; l’altro èmorto,
investito da unamacchina,
mentre rientrava da un campo
di pomodoro, dove lavorava in
nero. Entrambi stranieri, morti
in terra straniera. Ma le
coincidenze non finisco qui: per
tutti e due i soccorsi vengono
chiamati in ritardo. Sono
stranieri, meglio non
impicciarsi, poi magari
qualcuno chiede per quanti
euro lavoravano, dove
alloggiavano, come arrivavano
sui campi. Domande scomode
in unmondo fatto di lavoro
nero, caporalato, baracche
fatiscenti al posto di case. È
evidente come in questi due
casi drammatici il concetto di
sicurezza sul lavoro, anzi il
diritto, si intrecci con tanti
diritti negati a questi lavoratori.
Il diritto a un contratto di lavoro
regolare e non un ingaggio alla
mercé del caporale, significa
anche poter lavorare in
maniera sicura, senza la paura
di ricatti, senza il timore di
chiedere un po’ d’acqua o di
chiamare un’ambulanza.
Significa non essere invisibile
per chi potrebbe darti aiuto e
soccorso.
AMohamed e a Salif èmancato
quel lavoro giusto e dignitoso,
che dà libertà a ciascuno. Allora
l’impegno della Flai Cgil per
nuove regole del mercato del
lavoro in agricoltura, è un
impegno ogni giorno valido,
come ha ribadito Stefania
Crogi, segretario generale Flai
Cgil nazionale: “Noi di sicuro
seguiteremo a chiedere diritti e
giustizia per chi non ha
possibilità di chiedere, staremo
al loro fianco nei campi, nel fare
le denunce e non ci
stancheremo di squarciare il
velo dell'indifferenza e
dell'abitudine che spesso
avvolge queste vicende
e questemorti”.
A. V.
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