Diario Terziario del 04/02/2016 - page 1

I
nsieme a
Serena Sorrentino
,
segretaria Nazionale della Cgil,
proviamo a comprendere gli obiettivi
e il percorso avviato.
Perché la Cgil ha deciso di proporre la
Carta dei diritti universali del lavoro?
Perché venti anni di legislazione
finalizzata alla svalutazione del lavoro e
alla liberalizzazione del mercato del
lavoro hanno spostato la tutela legale
sulle prerogative delle imprese rompendo
quel punto di equilibrio nel bilanciamento
dei poteri tra lavoro e impresa costituito
dal diritto del lavoro. Non basta quindi
cambiare una delle tante leggi inmateria
di lavoro ( pacchetto Treu, la legge 30,
decreti 276, collegato lavoro, la legge 92,
fino al Jobs Act) che hanno eroso un pezzo
delle tutele, ma occorre ricostruire il
fondamento del diritto del lavoro e dare
efficacia alla contrattazione su tutti gli
aspetti che regolano la prestazione
lavorativa, sottraendo i lavoratori al
potere unilaterale delle imprese
rafforzato dalla legislazione.
Quali sono i punti di svolta, gli elementi
di differenza tra la Carta dei diritti
universali e la legge 300 del 1970, lo
Statuto dei lavoratori?
Prima di tutto il campo di applicazione:
la Carta dei diritti universali del lavoro si
applica ai lavoratori subordinati, ai
precari e agli autonomi, sia pubblici che
privati, delle imprese di tutti i settori sia
sopra che sotto i 15 dipendenti. La legge
300/70 rispondeva alle esigenze di tutela
di quella stagione economica, sociale e
politica. Oggi il mondo del lavoro è
molto più articolato e complesso, il
sistema di organizzazione del lavoro è
molto più flessibile e i modelli
organizzativi delle imprese sono
influenzati da dinamiche globali.
L'altro grande tema di innovazione sta
nella scelta di dare attuazione all'articolo
39 della Costituzione, dando efficacia
generale alla contrattazione e traducendo
in legge gli accordi su democrazia e
rappresentanza, nella convinzione che
per qualificare la contrattazione e anche
per far crescere il sindacato occorre avere
il coraggio di aumentare la partecipazione
dei lavoratori alle scelte, ricostruite un
punto di uniformità generale dei diritti
nel contratto nazionale, rafforzare la
contrattazione decentrata, anche di sito,
attraverso la rappresentanza eletta
direttamente dai lavoratori a cui
demandare poteri negoziali.
La consultazione delle lavoratrici e dei
lavoratori, e poi una proposta di legge di
iniziativa popolare, non è un iter
complicato e a rischio sconfitta?
Al contrario. Consultiamo gli iscritti
perché crediamo nel valore della
partecipazione e perché è una condizione
straordinaria il fatto di presentare una
proposta di legge, oltretutto, valutando
insieme agli iscritti, non solo i contenuti
della propostama anche la possibilità di
sostenerla con eventuali quesiti
referendari. Milioni di iscritti ci diranno
come la pensano, discuteranno la
proposta e questo produrrà già un primo
livello di mobilitazione consapevole.
Questa fase ci aiuterà anche a sostenere il
secondo step e cioè la raccolta di firme.
Abbiamo scelto uno strumento difficile
dal punto di vista procedurale, ma che ci
consente di parlare al paese e di includere
il consenso dei tanti che vorranno
sostenere la nostra proposta di
alternativa alle attuali politiche del
lavoro. Bisognamisurarsi con una sfida
difficile ed avere il coraggio di rischiare,
ma si tratta del futuro delle persone e di
difendere ed estendere la democrazia del
lavoro, quindi è la scelta giusta.
Anacronistici e conservatori: al di là di
questi attacchi strumentali e populisti
che la Cgil sta ricevendo negli ultimi
mesi, ci sono dei temi che il sindacato ha
trascurato negli ultimi anni e sui quali è
opportuno recuperare terreno, anche
grazie alla la Carta dei diritti?
Detto da chi riabilita l'apprendistato a 14
anni, liberalizza i vouchers e i
licenziamenti illegittimi, cancella
l'obbligo di accordo sindacali su
mansioni e controlli, francamente risulta
inaccettabile. Chi oggi propugna un
sistema di tutele che sposta le lancette
dell'orologio a prima della Costituzione
non può dare lezioni di innovazione. Il
mondo del lavoro èmolto cambiato,
cambiano i mestieri e le professionalità
richieste, cambia l'organizzazione del
lavoro con l'apporto di tecnologie
sempre più penetranti nella prestazione
lavorativa, quindi bisogna esplorare
nuove frontiere che adeguino le tutele
necessarie alla garanzia di avere
un lavoro decente, dignitoso,
riconosciuto e ben retribuito con lo
sviluppo delle dinamiche produttive
e degli assetti aziendali.
La Carta appunto enuclea diritti
fondamentali e indisponibili alla
derogabilità di leggi e contratti, ma tutta
la seconda parte della legge poggia
sull'estensione della contrattazione, della
partecipazione, della democrazia. In
sostanza affermiamo il principio che i
diritti universali, molti manomessi in
questi anni, si riconquistano solo se si
rendono universali e quindi validi per
tutti, senza più dumping tra insider e
outsider, e che a partire dalla
cancellazione dell'art 8 della legge 138/11,
alla precarietà, riconquistiamo attraverso
la contrattazione la libertà nel lavoro.
Turismo, commercio e servizi,
commessi, camerieri, addetti alle pulizie,
guardie giurate, collaboratrici
domestiche, studi professionali: i settori
della nostra categoria sono caratterizzati
da un forte precarietà, frammentazione e
presenza di giovani e donne.
L’approvazione del nuovo Statuto in che
modo parla anche a loro e potrebbe
migliorare le condizioni di lavoro?
Con la Carta dei diritti universali del
lavoro affermiamo l'idea che pur nella
discontinuità lavorativa e contrattuale si
avrà la continuità nella tutela sia dei
diritti fondamentali sia contrattuali. I
diritti vengono riportati in capo alle
persone e resi esigibili con azioni
collettive, il caso più evidente è il recupero
della disciplina sugli appalti dei due titoli
che hanno destrutturato il sistema di
tutela di questi lavoratori: responsabilità
solidale e clausola
CARTA
DEI DIRITTI UNIVERSALI
DEL LAVORO
PATRIMONIO
DI LIBERTÀ
Per dare diritti al lavoro subordinato, precario e autonomo, per
estenderli e riconoscerli a tutti, per coinvolgere i nostri iscritti e
renderli parte attiva del cambiamento: questa è la Carta dei Diritti
Universali del Lavoro.
SEGUE
APAG.2
Ricostruire
il
fulcro
del
diritto
Diario
terziario
T U R I S M O
C O M M E R C I O
S E R V I Z I
FEBBRAIO
La Cgil ha lanciato
la campagna
per promuovere la Carta
dei diritti universali
del lavoro, unnuovo
Statuto dei lavoratori
che vuole diventare
quadro normativo
di riferimento
per le lavoratrici
e i lavoratori
di
R
OBERTA
M
ANIERI
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