Diario Terziario del 28/05/2015 - page 1

U
na procedura di licenziamento
collettivo che coinvolge 1426
lavoratori su circa 12mila
dipendenti e la disdetta della
contrattazione integrativa aziendale sono
solo le ultime di una lunga serie di
iniziative adottate unilateralmente da
Auchan nelle ultime settimane.
In una recente intervista, il presidente
dellamultinazionale francese assicura
che l'azienda non è intenzionata ad
abbandonare il paese, aggiungendo che il
permanere della situazione di crisi rende
inevitabile un riposizionamento sul
mercato italiano, le cui ripercussioni sul
piano occupazionale ne sono la prima e
immediata conseguenza.
Una posizione grave e di assoluta rigidità
quella assunta da Auchan, rispetto alla
quale il sindacato, unitariamente, ha
espresso forte contrarietà e a contrasto
della quale si è organizzata già lo scorso 9
maggio una prima giornata di
mobilitazione, che ha visto scendere in
piazza, in diverse città, migliaia di
lavoratori.
Un'iniziativa di lotta che, nonostante le
pressioni da parte dell'azienda, è stata
caratterizzata da un'adesionemolto alta
nei diversi punti vendita e che ha
consentito, tra l'altro, di dare visibilità alla
gravità della situazione in cui versano i
lavoratori, ai quali, durante le
manifestazioni, è andata la solidarietà di
clienti e cittadini.
In
Campania
, ci sono
SEGUE
APAG.2
Grande
distribuzione,
ècrisi
reale?
Diario
terziario
T U R I S M O
C O M M E R C I O
S E R V I Z I
GIUGNO
Ripresa economica,
nuove assunzioni,
rilancio dei consumi,
i continui annunci
deimedia e del governo
si scontrano
con le tante vertenze
aziendali che colpiscono
ilmondo del lavoro.
La grande distribuzione
organizzata ne è un triste,
ma concreto esempio.
L’EDITORIALE
A
uchan,Mercatone Uno, Coop Estense
,
sono solo alcu-
ni dei grandi marchi in crisi che hanno annunciato
esuberi e procedure di licenziamento collettivo, con
numeri da capo giro.
Mercatone Uno
,
azienda storica della distribuzione orga-
nizzata delmobile, complementi di arredo e casalinghi, che con-
ta
79 punti vendita in tutta Italia con circa 3500 dipendenti
, è
ora in amministrazione straordinaria.
Poi c’è
Auchan
, lamultinazionale francese, che ha annuncia-
to una procedura di licenziamento collettivo per
1426 lavorato-
ri
degli 11mila presenti in Italia, in forza ne
i
49 punti vendita
su
tutto il territorio nazionale.
Anche
CoopEstense
,inCampaniaePuglia,haannunciatocon-
temporaneamente sia una procedura di
mobilità per 149 dipen-
denti che 230 esternalizzazioni
.
E poi tante altre piccole o medie
vertenze territoriali, che sommate tra loro fanno davvero paura.
Se i dati sbandierati dal governo,annunciano incrementi degli oc-
cupati (tra saldo positivo e negativo), i numeri relativi al commer-
cio al dettaglio forniti dall’Istat non mostrano nessun tipo di mi-
glioramento. Si fatica quindi, a essere convinti che la ripresa eco-
nomica dell’Italia è già in atto, non perché il sindacato - Filcams o
Cgil che sia – ha voglia di “andare contro” a tutti i costi, o sminui-
re gli intenti del governo, quanto perché, in concretezza sul terri-
torio, ci si ritrova ancora ad affrontare tante piccole e grandi ver-
tenze, numerosi licenziamenti collettivi, e davvero pochi accordi
positivi che vogliono ridare energia e vitalità al mondo del lavoro.
L’ottimismo e la convinzione che possano esserci tempi miglio-
ri per i lavoratori e i loro diritti, è alla base dell’agire del nostro
sindacato, i leitmotiv che guida ogni azione quotidiana e dà la
forza nelle battaglie giornaliere.
P
er
la crescita
servono
investimenti
S
aldo positivo
delle
assunzioni, crescita economica,
ripresa del paese, sono tutti
indicatori positivi emersi in queste
settimane. Il quadro di fiducia e di
ottimismo non prevede
"controcanto". Ai numeri che
vengono indicati bisognerebbe però
aggiungere qualche ulteriore analisi. Il
segno positivo relativo alle assunzioni
a tempo indeterminato, evidenzia che
le imprese hanno reagito - e di
questo purtroppo non siamo sorpresi
- al contratto definito
impropriamente a tutele crescenti
che abolisce l’art 18 per i neo assunti
e agli sgravi contributivi. Inoltre
sarebbe utile dire che questo dato
convive con altri numeri che indicano
come non siamo difronte a
occupazione aggiuntiva, ma parte
delle assunzioni "stabili" sono
trasformazioni di contratti a termine
già presenti anche strutturalmente
nelle aziende.
La stabilità, sbandierata con la
riforma del mercato del lavoro,
prevede agevolazioni alle imprese,
ma non prevede evidentemente
troppi interrogativi sulle altre
componenti della qualità del lavoro
(non è rilevante evidentemente
sapere se il contratto di assunzione è
a tempo pieno o part time ciclico
magari a 20 ore settimanali). A
questo si aggiunge che il saldo
positivo delle assunzioni, è ancora
costituito da una maggioranza di
contratti a termine e precari.
Con realismo fotografiamo che interi
settori, soprattutto legati alla
domanda interna, non vedono segnali
positivi neppure per il 2015 con effetti
che continuano a concretizzarsi in crisi
aziendali e licenziamenti. La ricetta più
praticata resta drammaticamente e in
maniera non risolutiva quella della
compressione del costo del lavoro. Da
qui è necessario partire per
comprendere che la creazione di
lavoro, potendo parlare anche di
qualità del lavoro, resta legata alla
capacità degli investimenti che
producono crescita ed occupazione.
Ma il tema degli investimenti pubblici
e privati è latitante. Continuiamo a
sostenere che per essere ottimisti
dovremmo realmente valorizzare la
scuola, l'università, la ricerca, l'
innovazione tecnologica, parlare di
quale modello industriale si vuole
orientare, smettere di sottovalutare e
impoverire la risorsa del turismo e dei
servizi. Se il piano di rilancio ha queste
caratteristiche ci sarebbe una forte
iniezione di fiducia e di concretezza
per aggredire la disoccupazione
soprattutto quella giovanile, e
costruire le risposte alla condizione di
povertà e alle disuguaglianze che
restano, quelle si, con percentuali
negative non tollerabili.
Maria Grazia Gabrielli
AUCHAN
I danni per l’
occupazione
© SIMONA CALEO
di
R
OBERTA
M
ANIERI
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