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di Posta

pubblicato il 26/02/2012

Come aiutare madri e figli in difficoltà

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Riceviamo e pubblichiamo

di Posta

Gentile Direttore,

E' di pochi giorni fa la triste notizia di una giovane madre di tre figli che si è suicidata ed ha contemporaneamente ucciso la figlia lanciandosi dal terzo piano di una comunità protetta di Torino.
Ora, se ne può fare un'analisi semplicistica e superficiale e sommando i due più due che gli operatori, più coinvolti che interessati, normalmente forniscono in casi analoghi, può sembrare che la signora non fosse stata sufficientemente curata o non avesse ricevuto sufficiente supporto psicologico o psichiatrico o che, Dio glielo perdoni, chiedendo disperatamente di potersene andare dalla casa famiglia o almeno di lasciare vivere la figlia con il padre, non si sia adeguatamente sottoposta alle raccomandazioni imposte.

E questa è una visione che apparentemente regge.

Invito invece ad andare un poco oltre e a prendere in considerazione situazioni che assomigliano a quelle della madre in questione e ad analizzarle profondamente.

Sulla base di cosa è stabilita la reclusione di madre e figli in casi simili?

Aiuto? Solidarietà?

E ancora: se in molti casi i figli sono allontanati dai genitori perché i genitori non sono in grado di mantenerli, perché non aiutare questi genitori a crescere i propri figli e questi figli ad essere cresciuti dai propri genitori con un sussidio, che in termini di costi è sicuramente inferiore al mantenimento di personale e strutture sociosanitarie, costringerli invece a vivere separati?

Dov'è il bene dei bambini, che dovrebbe essere tenuto in considerazione come prima cosa dalle figure che invece dovrebbe assistere?

Ma soprattutto, dov'è il lucro, a quanto ammonta il guadagno sulla speculazione del disagio di alcune famiglie?

Non conosco il caso specifico e tutti gli aspetti clinici, eppure anch'io potrei impazzire se i miei figli mi fossero portati via.

Forse andrebbero rivisti i criteri con i quali vengono prese simili devastanti decisioni, e verificare se ci siano in coloro che le stabiliscono motivazioni diverse da quelle caritatevoli e misericordiose.

La mia comprensione va a quella famiglia distrutta, il mio disprezzo a quelle persone che l'hanno attivamente causata.

Invito i cittadini ad informarsi perché, attraverso le tasse che paghiamo stiamo mantenendo un business che negli effetti scardina il pilastro su cui si fonda la società, la famiglia appunto, e a rendersi conto che il problema ormai sta coinvolgendo gli interessi personali di pochi e i danni irreparabili di molti.

Nessuno purtroppo può dirsi al sicuro, è sufficiente una segnalazione, un' interpretazione, un errore e la macchina si muove, con una solerzia encomiabile che troppo spesso non tiene conto degli aspetti umani. Del resto, c'è un mercato legato a questo.

E, preciso, non mi sto riferendo a situazioni di effettiva violenza, maltrattamenti o disperazione che possono giustificare un allontanamento dalla famiglia perché la vita di un bambino è in pericolo.

Sto parlando di persone che incontrano difficoltà.

E chi non ne incontra.

M.M. 


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26/02/2012 14:47

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Come ci si difende quando madre di due bambini 16 e 10 anni diventano il pretesto per perdere la propria casa di proprietà con sentenza del giudice a GIUGNO 2011 senza che io ANDRIANI PATRIZIA SIA ACONOSCENZA precedentemente denuncia scritta aiCARABINIE 2010 per fatti strani in casa morte del cane sparisce la denuncia, non ho mai pensato di suicidarmi la DEMOCRAZIA QUELLA SI CHE SI SUICIDA e stai a guardare incredula, fai un' altra denuncia senza sapere che ti sono stati tolti i bambini SETT...
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condivido pienamente, hai centrato il bersaglio, delle famiglie in difficoltà non gli interessa a nessuno e tanto meno alle istituzioni che dovrebbero tutelarle, ma al contrario dietro la sofferenza si nasconde un viscido tornaconto di alcune associazione o case comunità che prendono non pochi soldi dallo stato.
certo che se venissero aiutati diversamente quanti parassiti elimineremmo?????

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