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Trasporto pubblico, l'incognita del contratto nazionale

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I tagli agli enti locali e le liberalizzazioni del governo Monti aprono scenari su cui il sindacato chiede un confronto. Il punto in un convegno di Cgil e Filt della Lombardia. La richiesta: garantire l'applicazione del ccnl DI CHIARA CRISTILLI

di Chiara Cristilli

Trasporto pubblico, l'incognita del contratto nazionale (foto di Geomangio, da flickr) (immagini di foto di Geomangio (da flickr))
MILANO - Il trasporto pubblico locale sta cambiando. Da una parte, il taglio delle risorse agli enti locali si riflette sull’offerta e sui costi che i cittadini devono sostenere per poter usufruire del servizio. Dall’altra, le liberalizzazioni decise dal governo Monti aprono scenari su cui il sindacato avverte l’esigenza di confronti e verifiche, affinché tali misure non vadano a detrimento della qualità delle prestazioni offerte e dei diritti dei lavoratori. Di tutto ciò si è discusso in occasione del convegno tenutosi a Milano oggi (24 febbraio) intitolato “Trasporto pubblico locale. Politica industriale, pianificazione territoriale, accessibilità al servizio, buona occupazione”.

All’evento, organizzato dalla Cgil Lombardia e dalla Filt regionale, hanno preso parte funzionari della sindacato, delle società di trasporto pubblico locale, e rappresentanti delle istituzioni. All’interno di un quadro nazionale caratterizzato dal decreto "cresci Italia”, l’organizzazione del Tpl in Lombardia sta attraversando una importante evoluzione.

In questi giorni la Regione sta approntando una riforma che porterà da 22 a sette il numero dei bacini territoriali su cui insiste la gestione del trasporto su gomma e ferro. I bacini sono quei lotti in cui vengono indette le gare per il trasporto pubblico. Fino a questo momento, a ogni lotto corrispondeva, in linea di massima, una Provincia o un Comune. Con le nuove disposizioni regionali s'intende creare bacini che contengano più lotti, all’interno dei quali insistano più Province o Comuni. In corrispondenza del singolo ente territoriale verrà poi attribuita un’agenzia di bacino, con il compito di definire le modalità di svolgimento della gara di assegnazione del servizio, e il suo funzionamento.

"Il nostro giudizio sulla riduzione dei bacini è sostanzialmente positivo – spiega Rocco Ungaro, segretario generale della Filt Cgil Lombardia –. Ciò che andrà verificato è l’applicazione del contratto nazionale e la salvaguardia dei livelli di occupazione. Bisogna domandarsi in che modo, il lavoro contribuisce a questo processo di cambiamento, sia locale sia nazionale, in una fase caratterizzata da un rovinoso taglio dei finanziamenti. Il settore dei trasporti potrà anche sopportare una certa riduzione delle risorse. Ma quelle che ci sono devono essere certe, e la loro compressione non può comunque superare i limiti imposti dalla tutela dei diritti del lavoro e dalla garanzia di un servizio necessario ai cittadini".

Il livello di attenzione del sindacato dovrà rimanere alto, se si pensa che già nella prima bozza della riforma regionale del Tpl manca l’esplicito riferimento al contratto nazionale del trasporto e alla clausola sociale. Per quanto riguarda la qualità del servizio, molto dipenderà dal livello di integrazione tra le diverse soluzioni di viaggio, da cui deriverà la scelta del cittadino a favore o meno dei mezzi pubblici.

"La vera anomalia italiana rispetto agli altri paesi europei – interviene Patrizia Malgieri, responsabile dell’area Pianificazione della società di consulenza 'Trt Trasporti e Territori' – è l’accesso all’uso e al possesso dell’auto: di gran lunga maggiore se paragonato ad altri contesti. Credo che il Tpl vada potenziato, anche in previsione di un aumento della domanda di mobilità, soprattutto da parte dei giovani. Senza dimenticare, tra l’altro, il ruolo strategico per la riduzione dell’impatto economico e ambientale dell’inquinamento".

Sul fronte delle liberalizzazioni, il sindacato condivide l’apertura del mercato per migliorare l’efficienza del servizio. Minore convinzione, invece, è espressa sugli strumenti indicati per raggiungere gli obiettivi fissati dal decreto. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario, ad esempio, preoccupa la separazione tra la proprietà della rete e la gestione delle tratte, che potrebbe aggravare ulteriormente le condizioni del settore non solo a livello nazionale, ma anche regionale, compromettendo quello che è il servizio pubblico universale.

Fulvia Colombini, segretaria della Cgil Lombardia, conclude ricordando ancora una volta l’importanza del contratto nazionale. "Se, negandolo, il costo del lavoro entrerà a far parte delle condizioni di concorrenza, temiamo che, come è avvenuto nei settori manifatturieri del nostro paese, si agirà sul piano della riduzione dei costi, e non tanto dell’innovazione e dell’investimento. In questo modo, un settore così strategico sarà condannato a subire un costante impoverimento".



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24/02/2012 18:54

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