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Lavoro: per l'Ocse in Italia troppe tutele

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L'organizzazione internazionale invita il nostro Paese ad “ammorbidire la protezione sui contratti standard”, seguendo l'esempio di Spagna, Grecia e Portogallo. Intanto, la Cgil si prepara alla mobilitazione "per pesare sul negoziato"

Lavoro: per l'Ocse in Italia troppe tutele
Sulla delicata trattativa che si sta sviluppando, non senza difficoltà, in materia di mercato del lavoro tra Governo italiano e parti sociali entra a gamba tesa oggi l'Ocse che, nel suo rapporto annuale, invita il nostro Paese ad “ammorbidire la protezione del lavoro sui contratti standard”.

L'Italia, si legge nel documento dell'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, “non ha ancora intrapreso azioni significative”, ma sta “considerando una riforma del mercato del lavoro, mirata ad ammorbidire le tutele sui contratti standard” con “una riforma del welfare per migliorare la rete di sicurezza per i disoccupati”.

Sempre nel rapporto dell'organizzazione pargina si legge che i paesi Ue in crisi (Spagna, Irlanda, Grecia e Portogallo) guidano la classifica delle nazioni che, sotto la spinta delle difficoltà, hanno accelerato sulle riforme strutturali accogliendo le raccomandazioni dell'Ocse (in Spagna, Grecia e Portogallo sono state varate riforme del lavoro molto pesanti) mentre l'Italia “avanza”, anche se un poco dietro. Lo afferma il segretario dell'organizzazione Angel Gurria presentando il rapporto per la crescita nell'ambito del G20 finanza in Messico. 'Le buona notizia è che le riforme sono fatte, la cattiva è che ci è voluta la crisi”.

Altro suggerimento di forte impronta liberista che arriva dall'organizzazione internazionale all'Italia è quello di privatizzare, riducendo la presenza dello Stato, “specialmente nei settori dei media televisivi, dei trasporti, dell'energia e dei servizi locali”.

Intanto, in Italia la Cgil si prepara alla mobilitazione. "Da lunedì, con la riunione del direttivo della Cgil, a partire dai luoghi dell'industria e dalle aziende in crisi bisogna iniziare una mobilitazione dal basso per pesare sul negoziato" in corso sulla riforma del lavoro. A dirlo è il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, intervenendo a Napoli all'iniziativa della Funzione pubblica per le elezioni delle Rsu, assemblea trasmessa in diretta da RadioArticolo1. "Lo schema del governo - osserva Barbi - aumenta i licenziamenti collettivi e non può essere accettato, faremo la nostra parte, come non accetteremo che si manometta l'articolo 18".

Il riferimento è al tavolo tra il governo e le parti sociali che, dopo l'ultima riunione del 23 febbraio, sembra entrato in fase di stallo sugli ammortizzatori sociali. "Noi siamo per un allargamento - prosegue il dirigente sindacale -, ma in tutto il mondo è il fisco che ne copre una parte, se li vuoi allargare non si può affidare tutto solo ai contributi". Ma per il sindacato di Corso d'Italia, conclude Barbi, "non basta sostenere gli ammortizzatori che ci sono oggi, perché tanti precari e disoccupati sono fuori, per noi è un punto chiave".

E proprio sugli ammortizzatori è da registrare l'intervento di Pierluigi Bersani: "Serve un lavoro in progress", dice il segretario del Pd, ma soprattutto servono "risorse certe", perché "le cose non si fanno coi fichi secchi, non ci crederebbe l'Europa".


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TAGS barbi riforma del lavoro articolo 18 ocse

24/02/2012 18:31

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1
opinioni sparate da persone che certo non hanno mai lavorato o perlomeno hanno realta'dove marchionne non c'e'.....infatti parte degli imprenditori italiani(per fortuna non tutti)e'incapace e l'unica soluzione che trovano e'non confrontarsi con le istituzioni(governo compreso)figurarsi con la fiom/cgil e preferiscono la strada del ricatto e dell'autoritarismo....trovando d'altronde piu' di una persona e piu' di un"sindacato"disposto a vendersi.ci vorrebbero tutti precari senza l'art.18!!..bravi!

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