L'azienda comunica con un telegramma che "non intende avvalersi delle loro prestazioni" nonostante la decisione del giudice che impone il reintegro. Cgil: "Il Lingotto non si smentisce mai". E dalla bacheca della Magneti Marelli sparisce l'Unità
La Fiat "non intende avvalersi delle prestazioni lavorative" dei tre operai di Melfi reintegrati in base alla
sentenza dalla Corte di appello di Potenza, accogliendo il ricorso della Fiom.
L'azienda ha inviato un telegramma ai tre operai: lo ha reso noto all'ANSA uno degli avvocati della Fiom, Lina Grosso.
"Sarà fatto di tutto per riportare al lavoro i tre operai, anche agendo in sede penale, perché la
Fiat come al solito non rispetta la sentenze", afferma Grosso. I tre operai - secondo quanto riporta l'Ansa - percepiranno comunque regolarmente gli stipendi maturati fino a questo momento e quelli successivi alla sentenza di ieri. In particolare, per quelli maturati sarà corrisposta loro la differenza tra il sussidio di disoccupazione e il salario dovuto.
Tra i primi a commentare la notizia è
Cesare Damiano, capogruppo Pd nella commissione Lavoro di Montecitorio. "La scelta della Fiat di non avvalersi dell'attività dei lavoratori reintegrati a Melfi è molto grave e non aiuta di certo a ristabilire il clima di serenità aziendale che sarebbe necessario. Ci auguriamo tutti che anche in Fiat torni una situazione di normali relazioni sindacali".
Mentre la prima reazione del sindacato arriva dal
segretario lucano della Fiom, Emanuele De Nicola. "La Fiat cerca ancora atteggiamenti discriminatori nei confronti dei lavoratori, ma noi faremo di tutto per riportare al lavoro i tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza), anche appellandoci direttamente al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano", afferma all'Ansa il segretario lucano.
A stretto giro arriva anche la reazione della segreteria nazionale della Cgil: “La Fiat non si smentisce mai. Non rispettare le sentenze è, ancora una volta, un esempio del suo cattivo rapporto con il Paese e con la Magistratura”. Così il
segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere. Il gruppo automobilistico torinese, osserva Scudiere, “non coglie l'occasione prospettata dalla sentenza di ieri per reintegrare i tre lavoratori decidendo di tenere aperto un conflitto che andrebbe invece sanato per il bene del Paese e della Fiat stessa”.
Altra notizia arrivata oggi. La
Magneti Marelli di Bologna, azienda del Lingotto, "prende a calci nel sedere 'l'Unità". Lo denuncia la Fiom locale via Facebook con queste parole: "La Fiat ha cacciato fuori dallo stabilimento anche lo storico quotidiano L'unità che alcuni ex delegati Fiom, non avendo più la possibilità di utilizzare la bacheca sindacale, compravano a spese loro e attaccavano in un'altra bacheca preposta ai giornali" da sempre situata vicino alla sala mensa.
Ma quella bacheca, affermano le tute blu della Cgil, "evidentemente dava fastidio, come evidentemente davano fastidio le cose che l'Unità scriveva. Così,
dopo 60 anni, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci esce dalla fabbrica". Secondo gli iscritti Fiom, così facendo "Marchionne il modernizzatore insulta non solo la storia del movimento operaio, ma anche la democrazia. Una ragione in più per essere in piazza il 9 marzo", giorno della mobilitazione per il sindacato guidato da Maurizio Landini.