Pioggia di emendamenti in Senato, spunta l'ipotesi della fiducia. Il monito di Napolitano e la sponda di Draghi: "Riforma prioritaria". Il Pd: "Fatti passi indietro, la Camera corregga il testo". Gli avvocati proclamano uno sciopero dal 15 al 23 marzo
Sale lo scontro sulle liberalizzazioni alla prova del Parlamento. Ieri sera (23 febbraio) il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha fatto sapere che il governo non potrà accogliere tutte le modifiche al decreto che le Camere vogliono introdurre "soprattutto se rappresentano un arretramento". L'esecutivo prova dunque a resistere alle pressioni delle lobby, che si fanno sentire attraverso gli emendamenti in Senato. A quanto si apprende, c'è anche l'ipotesi di porre la fiducia sul decreto.
Una sponda importante è arrivata dal presidente della Bce, Mario Draghi che in una intervista al Wall Street Journal ha lanciato un monito: le liberalizzazioni sono 'una priorità", anzi sono 'la prima riforma strutturale' che l'Europa deve fare. Questo si aggiunge all'avvertimento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: no agli "emendamenti ai decreti" che non rispettano il testo base
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Nel frattempo i partiti studiano le loro posizioni in aula, anche alla luce della pioggia di emendamenti. "Il rischio è la palude: se la situazione dovesse degenerare, i parlamentari del Terzo Polo si riuniranno per valutare quale comportamento avere in sede di voto". Lo ha reso noto il leader dell'Api, Francesco Rutelli, a nome dell'intero Terzo Polo durante un incontro con la stampa sui lavori per il decreto liberalizzazioni nella commissione Industria del Senato.
Deputati e senatori "hanno pieno diritto di proporre modifiche, ma se arretriamo su una riforma i questa importanza sarebbe un pessimo segno". Lo afferma Roberto Giachetti, deputato del Pd, secondo il quale 'c'è bisogno di passi avanti e non di passi indietro". A partire dai taxi, a suo avviso, "se quella modifica sarà votata davvero dal Senato mi batterò perchè ci pensi la Camera a correggere il testo tornando a quello originario uscito dal Consiglio dei ministri".
Intervistato dal Messaggero, Giachetti sottolinea che il Parlamento non darebbe un bel segnale se "il governo fosse quello che segna la trincea riformista e noi quelli che la cancellano". Quindi "tutto ciò che restringe il campo delle liberalizzazioni è da respingere. Non capisco - aggiunge - perchè sul lavoro abbiamo deciso di fare la faccia feroce e su questo tema, che poi è nostro, siamo tanto accondiscendenti".
Restano sul tavolo alcuni grandi nodi, come quelli delle farmacie e delle professioni. A quest'ultimo in particolare è collegata anche l'ipotesi di istituire il Tribunale delle imprese. Fuori dal Parlamento, intanto, gli
avvocati proclamano uno sciopero dal 15 al 23 marzo.