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La ministra chiama in causa direttamente il Pd e dialoga a distanza con Susanna Camusso. "L'articolo 18 sarà sul tavolo". Ammortizzatori, il nodo costi. Le parti sociali chiedono la conferma della Cigs DI GUIDO IOCCA
di Guido Iocca
Nuova protagonista sulla scena della delicata partita della riforma del mercato del lavoro. Dopo la sparata antisindacale di Emma Marcegaglia, ieri è stata la ministra del Welfare Elsa Fornero, alla vigilia del quinto incontro del negoziato, con le parti sociali, questa sera alle 18 al ministero del Welfare con all'ordine del giorno le politiche attive per il lavoro, a far parlare di sé per una frase un po’ fuori dalle consuetudini. Una Fornero spavalda, la descrive Massimo Franchi sull’Unità, che ha chiamato in causa direttamente il Pd : “Penso che anche il Pd possa votare una buona riforma, ma se ci sarà accordo solo su una riforma che il governo non giudica buona, lo stesso governo si assumerà la responsabilità di andare avanti e il Parlamento si assumerà la responsabilità di appoggiarlo o meno”.
Dopo aver dato conto della scontata replica di Bersani (“dice bene il ministro: il Partito democratico appoggerà una buona riforma. Naturalmente la valuteremo confrontandola con le nostre proposte”), Franchi spiega che la Fornero “non si è limitata a parlare dell'iter della sua riforma. È entrata anche nel dettaglio”, ribadendo che “l'articolo 18 sarà sul tavolo. Il tema è stato lasciato per ultimo e nessuno ha mai sostenuto che dovesse venire per primo” e, con una indiretta risposta a Susanna Camuso, ammettendo che sugli ammortizzatori che “è vero che il sindacato non ha accolto subito con grande favore le idee del governo e capisco la ragione: non abbiamo molte risorse da mettere nella riforma. Ma nessuno ha mai sostenuto che la riforma andrà in vigore nel 2012 e nemmeno nel 2013. C’è bisogno di gradualità per costruire quello che non c'è, cioè gli ammortizzatori universali”.
Anche la Stampa si sofferma sulle parole della Fornero. Parole, commenta Roberto Giovannini, che potrebbero prestarsi a una lettura duale: “Possono essere interpretate sia come un ammonimento al Partito democratico - il governo non si fa intimorire, e comunque interverrà anche sull'articolo 18 - che come un messaggio totalmente opposto e dialogante: il governo farà una riforma buona che anche il Pd non potrà non votare, magari con qualche mal di pancia”. Quanto al clima del negoziato con le partì sociali, che, a giudizio del giornalista della Stampa, “volge obiettivamente verso uno scenario di rottura, Fornero continua ad esprimere una moderata fiducia (“credo di poter dire che si sta lavorando bene a questi tavoli, sicuramente la dìscussione mi sembra che sia proficua”).
Una visione un po' ottimistica, per Giovannini. Che precisa: “Sindacati e imprenditori sono d'accordo su molto poco; e quel poco su cui sono d'accordo - la richiesta che lo Stato metta altri soldi per potenziare gli ammortizzatori sociali - non è gradito o praticabile per l'esecutivo. Le imprese non riescono a mettersi d'accordo nemmeno sulle limitazioni da introdurre agli strumenti di assunzione più precari. Oggi è previsto un nuovo incontro proprio sulla flessibilità in entrata: ognuno si presenterà in ordine sparso”. Mentre la Cgil “non ha mostrato la benché minima disponibilità a mettere sul tavolo concessioni serie su cambiamenti alle regole sui licenziamenti. Nessuna disponibilità nemmeno sulle relativamente blande proposte presentate dalla Cisl e dallo stesso Partito democratico”.
Entrano maggiormente nel merito dei contenuti della trattativa, la Repubblica e Il Sole-21 Ore. “Divisi quasi su tutto”. Sintetizza così il quotidiano diretto da Ezio Mauro lo stato dell’arte al tavolo della riforma. “Il negoziato sulla riforma del mercato del lavoro è entrato in una fase di stallo – scrive Roberto Mania -. Si riprende oggi al ministero e potrebbe essere un incontro decisivo per una schiarita oppure per un ulteriore peggioramento della situazione. Tra le forze sociali sta emergendo l'idea che potrebbe essere meglio lasciare la cose come stanno. Ci sarebbero troppe incognite nelle proposte del ministro Fornero, secondo sindacati e imprese”.
Quanto invece al governo, riassume il giornalista della Repubblica, i suoi ministri pensano “che si debba ridisegnare complessivamente il mercato del lavoro, tutele comprese, guardando in prospettiva, in particolare agli interessi dei giovani che non sono rappresentati al tavolo del confronto. Dopo una prima intesa di massima sulla riforma del contratto di apprendistato, si è aperto un solco tra l'esecutivo e le parti sulla proposta di rivedere la cassa integrazione straordinaria. Non un buon viatico per l 'ultimo capitolo del negoziato, cioè l'articolo 18, tema esplosivo che da un decennio divide tutti in maniera profonda”.
“Ammortizzatori, il nodo costi”. Titola invece così il Sole-24 Ore l’articolo dedicato al confronto governo-parti sociali. Il negoziato ripartirà dal piano del ministro Fornero per il passaggio a un sistema di tutele che poggia su due pilastri, scrive Giorgio Pogliotti, “la cassa integrazione e l'indennità di disoccupazione su base assicurativa, da estendere a tutti. In calendario oggi c'è anche il dossier sulla flessibilità in entrata, ma si potrebbe anche iniziare a parlare delle politiche attive del lavoro”. Sui nuovi ammortizzatori “sono diversi i nodi chele parti sociali chiedono di sciogliere, a partire dai costi, da come saranno distribuiti tra le imprese, dal livello e la durata dei sostegni”.
Le ipotesi di spesa legate alla riforma dovrebbero essere illustrate dal ministro, che ieri ha confermato di non avere tantissime risorse a disposizione. “Una prima risposta ai timori delle parti sociali – annota Pogliotti -, preoccupate per le conseguenze negative di una revisione degli ammortizzatori che finora hanno garantito il mantenimento di centinaia di migliaia di posti di lavoro che altrimenti sarebbero andati in fumo”. Le parti sociali chiedono che la cigs venga confermata per le ristrutturazioni e le crisi aziendali, “ma soprattutto i sindacati – ricorda il giornalista del quotidiano di Confindustria - non intendono rinunciare all'indennità di mobilità che nei disegni del ministro verrebbe unificata nella nuova indennità di disocccupazione, ed estesa anche ai lavoratori flessibili (finanziata dall'incremento dei contributi)”.
Dedica spazio al negoziato sulla riforma del lavoro anche il Manifesto, soprattutto per sottolineare le difficoltà che il negoziato stesso sta provocando all’interno del Pd. “E’ un doppio braccio di ferro, quello del segretario Pd Bersani – scrive D. P. -. Sulla riforma del mercato del lavoro, il governo va avanti come un caterpillar e rischia di schiacciare il Pd. Ieri la ministra Fornero ha risposto a quel ‘vedremo’ che il leader democratico aveva pronunciato sul voto a un'eventuale riforma non condivisa da tutte le parti sociali (leggasi sindacati, leggasi Cgil), con “una minaccia, neanche tanto sobria. Bersani, che domani presenterà il suo tour nei distretti del lavoro e dell'impresa, finge gesuiticamente di non capire”.
Intanto, il buon accordo auspicato da tutti (Fornero e Bersani in testa) sembra inarrivabile. “Il governo – prosegue la sua analisi il Manifesto -, pressato dall'Europa, dal Pdl, da Confindustria, vuole portare a casa una riforma a qualsiasi costo. Toccando «il santuario dell' art.l8, non foss'altro per un fatto simbolico. L'uscita di Veltroni e compagni, che dall'interno del Pd si sono detti d'accordo, è servita a segnalare che il partito non è compatto. L'ala dei sì ad ogni costo, alla Carnera, comincia a contarsi. Nel Pd del resto ormai lo show down difficilmente potrà essere rimandato a lungo”.
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TAGS camusso fornero apprendistato pd marcegaglia cassa integrazione mercato del lavoro
23/02/2012 09:41
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