Primo maggio: senza crescita e occupazione il Paese implode
Deve cambiare. Cambierà. La politica economica e sociale del governo italiano e quella di molti paesi europei, che blocca la...
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Un Pd alle prese con seri problemi, quello che descrive il Manifesto quest’oggi, messo in difficoltà da un negoziato sulla riforma del lavoro che ha evidenziato al suo interne crepe (forse) non più sanabili. “E’ un doppio braccio di ferro, quello del segretario Pd Bersani – scrive D. P. -. Sulla riforma del mercato del lavoro, il governo va avanti come un caterpillar e rischia di schiacciare il Pd. Ieri la ministra Fornero ha risposto a quel ‘vedremo’ che il leader democratico aveva pronunciato sul voto a un'eventuale riforma non condivisa da tutte le parti sociali (leggasi sindacati, leggasi Cgil), con “una minaccia, neanche tanto sobria. Bersani, che domani presenterà il suo tour nei distretti del lavoro e dell'impresa, finge gesuiticamente di non capire”.
Intanto, il buon accordo auspicato da tutti (Fornero e Bersani in testa) sembra inarrivabile. “Il governo – prosegue la sua analisi il Manifesto -, pressato dall'Europa, dal Pdl, da Confindustria, vuole portare a casa una riforma a qualsiasi costo. Toccando il santuario dell' art.l8, non foss' altro per un fatto simbolico. L'uscita di Veltroni e compagni, che dall'interno del Pd si sono detti d'accordo, è servita a segnalare che il partito non è compatto. L'ala dei sì ad ogni costo, alla Carnera, comincia a contarsi. Nel Pd del resto ormai lo show down difficilmente potrà essere rimandato a lungo”.
Come se tutto ciò non bastasse, un altro fronte di polemiche si è aperto in seno al partito di Bersani: “Ieri Stefano Fassina – annota D. P. -, messo di nuovo sulla graticola per l'annuncio della sua partecipazione alla manifestazione della Fiom il 9 marzo, ha fatto una contromossa arditissima. Ha chiesto alla segreteria di decidere sulla sua partecipazione al corteo. Respingendo tutte le accuse: la manifestazione, contrariamente a quanto affermato da tanti poco informati, non ha come obiettivo il governo Monti, ma Marchionne. Il punto fondamentale è la negazione della democrazia negli stabilimenti Fiat e, aspetto altrettanto grave, la discriminazione degli iscritti Fiom dalle rassunzioni a Pomigliano”.
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TAGS mercato del lavoro confindustria pd fiom bersani
23/02/2012 08:44
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