Rubriche

Blog

Il PuntoRassegnadosFuori classeRoba da mattiSull'asfaltoCinePressaRendiamoci ContoRadio cracNote a margineChe senso che faUomini e CittàA tutta rete

Multimedia

Speciali



La trattativa

Lavoro, chi vuole rompere il tavolo

   Print  

La sortita della leader di Confindustria Marcegaglia rischia di complicare il negoziato. Sullo sfondo, un'altra volta, il feticcio dell'articolo 18. Reazioni infastidite dei sindacati, che trovano l'appoggio di Bersani DI GUIDO IOCCA

di Guido Iocca

Marcegaglia-sindacati, chi vuole rompere il tavolo (foto di UK in Italy, da flickr) (immagini di UK in Italy, da flickr)

Le parole di Emma Marcegaglia contro il sindacato pronunciate ieri nel corso di un convegno di Federmeccanica a Firenze in primo piano sulla quasi totalità dei quotidiani in edicola. Se ne occupa con grande risalto la Repubblica “Quando arriva alla questione spinosa dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – scrive oggi Paolo Griseri -, Marcegaglia spiega così il motivo che spinge Confindustria a chiederne la modifica: Confindustria non vuole abolire l'articolo 18 che deve rimanere per i licenziamenti discriminatori. Ma ci deve essere la possibilità di licenziare chi non fa il proprio mestiere”. In questa battaglia la presidente spera “di avere il sindacato riformista suo alleato. Perché il sindacato deve tutelare i bravi lavoratori che sono la maggioranza”, non “assenteisti cronici e ladri, quelli che non fanno il loro mestiere”.

Un passaggio del genere non poteva non alimentare furiose polemiche. Anche perché giunge a freddo, nel momento faticoso in cui si sta tentando di trovare un accordo tra le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro. “In realtà – prosegue Griseri – Marcegaglia ha detto finalmente quel che pensa una parte significativa degli imprenditori italiani: bisogna evitare che siano i giudici a decidere se un lavoratore licenziato ha diritto di continuare a lavorare. Quella, tranne casi di evidenti discriminazioni, è una prerogativa che deve spettare all'azienda. Un principio che potenzialmente finisce per rendere temporanei anche i contratti a tempo indeterminato”.

Alla sortita di Emma Marcegaglia dedica ampio spazio anche il Corriere della Sera: “Va all'attacco sull'articolo 18, e ai sindacati, specialmente alla Cgil, viene la pelle d'oca a sentirla parlare così”, sintetizza Mariolina Iossa. Che riporta le reazioni, immediate e infastidite dei sindacati: “La trovo offensiva, le risponde con durezza Susanna Camusso e Raffaele Bonanni, su posizioni più morbide, invita comunque ad abbassare i toni e chiede di usare un linguaggio responsabile”. Le nuove polemiche scatenate dalla leader di viale dell’Astronomia giungono, annota la giornalista del Corriere, “in una giornata non facile per i rapporti tra imprenditori e sindacati”. E a poco serve la parziale correzione operata dalla stessa Marcegaglia, che nel giro di poche ore assicura che Confindustria nutre “rispetto e fiducia verso i sindacati confederali”. Le risponde un’altra voce proveniente da corso d’Italia, registrata ancora dal Corriere della Sera, quella del segretario confederale Fulvio Fammoni: “Così si dicono cose non vere che offendono e mettono in discussione il ruolo del sindacato confederale italiano”.

L’Unità chiarisce subito il suo punto di vista sulla polemica Marcegaglia-sindacati e titola in prima pagina: “Chi vuole rompere. Marcegaglia contro i sindacati”. Poi a pagina 4 commenta, con Luigina Venturelli, che “se non si ferma la polemica sull’articolo 18, altrettanto si può dire sul braccio di ferro tra governo e sindacati sulla necessità o meno di un accordo sociale per varare la riforma del mercato del lavoro”. L’intenzione di Monti di procedere anche in assenza di un accordo con le parti sociali ieri ha trovato, informa ancora Venturelli, l’esplicito appoggio della leader di Confindustria: “Credo sia giusto che, nel caso in cui non si arrivi a un accordo, il governo vada avanti e faccia la riforma che deve fare”.

Insomma, ieri la Marcegaglia sembra essersi impegnata parecchio per fare arrabbiare i sindacati confederali. Sindacati a cui intanto giunge l’appoggio esplicito del segretario del Pd Pierluigi Bersani, che sempre ieri, come riporta l’Unità, si è schierato contro eventuali intenzioni dell’esecutivo di procedere unilateralmente alla riforma: ”Spero che il governo sia impegnato a trovarlo questo accordo, e il Pd si schiererà con quell'accordo”. Un auspicio, aggiunge Venturelli, che suona come un avvertimento, “visto che in assenza di un'intesa Bersani non considera scontato l'appoggio parlamentare dei democratici: noi abbiamo la nostra proposta, che si occupa dei problemi veri, senza affrontare l'articolo 18. Se malauguratamente non ci fosse questo accordo, valuteremmo le decisioni del governo alla luce delle nostre proposte”.

Confindustria contro Cgil. Emma Marcegaglia contro Susanna Camusso. Riassume così La Stampa il polverone di polemiche sollevate ieri dalla sortita della numero uno di Confindustria. “Al centro del duello – scrive Marco Alfieri - un sindacato che, a detta del leader delle imprese, protegge sul posto di lavoro assenteisti cronici, ladri e fannulloni”. Sullo sfondo, un'altra volta, il feticcio dell'articolo 18 che gli imprenditori vorrebbero mantenere solo per i licenziamenti discriminatori.

Ma è davvero così? La Stampa risponde fornendo un po’ di numeri. “Se analizziamo i reintegri in azienda a seguito di contenziosi aperti sulla base dell'art.18 – annota Alfieri -, si tratta di numeri inflnitesimali: tra le 300 e le 500 posizioni ogni anno rispetto al mare magnum delle 160 mila causa di lavoro totali che ingolfano a getto continuo i nostri tribunali”. La cosa peggiore, insomma, sono i luoghi comuni, come spiega – ancora interrogato dal quotidiano dretto da Mario Calabresi -  Maurizio Del Conte, docente di diritto del lavoro all'Università Bocconi di Milano: “La giurisprudenza che reintegra sempre il lavoratore non è più un fenomeno a senso unico come negli anni 70 dell'autunno caldo. Oggi le sentenze sono più equilibrate”.

Ma sono così tanti gli assenteisti cronici nel nostro paese?
Se lo chiede implicitamente, dopo la sortita di ieri di Emma Marcegaglia, la Repubblica. Che risponde con una comparazione internazionale ("Work absence in Europe" di Bonato-Lusinyan) da cui  risulta che il tasso medio di assenza per malattia in Italia è inferiore a quello della Germania (1,5 contro 2, l per cento nel settore privato). Anche nelle amministrazioni dello Stato le punte di assenteismo si vanno riducendo. "Il caso-assenze non c'è – commenta a Luisa Grion  Giuliano Cazzola, deputato del Pdl - la grande maggioranza dei dipendenti è più che onesta: il problema delle industrie, semmai, è che in caso di licenziamento per motivi disciplinari la magistratura è nel 70 per cento delle volte favorevole ai dipendenti".

E allora? Allora “dietro l'accusa della Marcegaglia ci sarebbe sempre l'articolo 18”, a giudizio di Grion. Che interroga al riguardo Michele Tiraboschi, il quale non si smentisce: "La differenza – secondo il giuslavorista -  la fanno i permessi sindacali e i congedi: qui ce ne sono troppi, è una patologia italiana, come le malattie per periodi brevi". La novità, conclude la giornalista di Repubblica, “è che anche nel settore privato si sta facendo strada l 'idea di non retribuire le assenze al di sotto dei tre giorni (considerate più sospette): così prevede il contratto del commercio siglato un anno fa. Un'intesa che allora spaccò il sindacato, la Cgil non la firmò”.

Ma nella giornata di ieri Confindustria ha fatto parlare di sé non solo per le dure parole di Emma Marcegaglia nei confronti dei sindacati. A rimettere al centro le vicende interne dell’associazione di viale dell’Astronomia ha pensato l’ad di Fiat Sergio Marchionne, che ha fatto saper di aver sposato il programma di “rifondazione” di Confindustria che Alberto Bombassei ha posto alla base della sua corsa alla presidenza del dopo-Marcegaglia. Ce ne informa, tra gli altri, Avvenire. Il quotidiano della Cei scrive che “dopo lo strappo del 2011 che ha portato il Lingotto fuori dal sistema confindustriale, Fiat – riportando da questo momento in poi le parole di Marchionne -  oggi si riconosce in questo processo di rinnovamento che, se dovesse essere completato, porrebbe le basi per un rientro nell'associazione degli industriali”.

Dell’endorsement per Bombassei da parte dell’amministratore delegato del Lingotto (“il modo di operare che Confindustria ha attuato fino a oggi non basta più. Il programma presentato da Bombassei è certamente innovativo e votato al radicale cambiamento dell'associazione”) si occupa anche Milano Finanza. “La dichiarazione è forte – scrive Antonio Satta -, non c'è dubbio. Bisogna vedere però se la sponsorizzazione di Marchionne basterà a Bombasseì per rimontare, anche perché nei prossimi giorni, con la nuova tornata d'incontri che i tre saggi (Luigi Attanasio, Antonio Bulgheroni e Catervo Cangiotti) avranno a Roma, i giochi saranno quasi chiusi”.




Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS camusso bombassei bersani articolo 18 assenteismo marchionne bonanni marcegaglia confindustria

22/02/2012 09:40

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.


  • dalla home page

  • correlati

  • tags

Lavoro, chi getta benzina sulla trattativa

Botta e risposta Confindustria-Cgil sull'art.18. Marcegaglia: il sindacato non protegga gli assenteisti cronici e i ladri. Corso d'Italia: "Viale dell'Astronomia smentisca, questo è troppo". Bonanni: "Il governo intende rompere il negoziato"

Alcune immagini

Marcegaglia-sindacati, chi vuole rompere il tavolo (foto di UK in Italy, da flickr)

Tsunami democratico

articolo di Gaspare.Serra

Libera corruzione in libero stato

articolo di alfadixit

Crisi: il fondo del fondo

articolo di idelbo

Tutti i contenuti della community

Pubblica i tuoi contenuti su Rassegna.it