Ho letto il pezzo "
Tutti i falsi miti sull'art. 18" , pur apprezzando il gesto di quei giuslavoristi che si son impegnati a stilare quel documento che sfata il bisogno di riformare l'art.18 mi rendo anche conto che è un bel gesto ma inutile. Cercherò di spiegarmi come meglio posso.
Il governo Monti partito così pomposamente, lancia in resta, con il proposito di varare una serie di liberalizzazioni che, secondo le sue migliori intenzioni, dovevano coinvolgere una gran parte dei ceti sociali,(alcuni decisamente abbienti) si è trovato ad operare una grande serie di marce indietro: dall'ordine degli avvocati-lobby potentissima ultra rappresentata in parlamento- ai farmacisti, passando attraverso i tassisti-a loro volta esponenti dello zoccolo duro della destra estrema. Questo, va da sé che ha rappresentato un notevole freno alle volontà riformiste del neo presidente del consiglio, che da par suo ha pensato bene di cambiare strategia; non più attacco a gruppi coesi ma spostarsi su una platea decisamente più divisa: il mondo del lavoro.
Beninteso, si parla sempre a nuora perchè suocera intenda, quindi l'intento di Monti non è convicere l'Europa delle sue buone intenzioni, figuriamoci se quelli li freghi con questi giochetti di prestigio, no, lo scopo è rivolgersi ai partiti con una domanda che potrebbe essere: " chi mi segue in questa avventura?"
Qui chi troviamo?Un Berlusconi che non ci ha pensato due volte a dire si pur di ritrovare una sua leggittimità politica già cosi macchiata da vicende giudiziarie, a sinistra si troviamo un Bersani che, bontà sua,è sempre stato sensibile alle tematiche sul lavoro (senza contare che sa benissimo che perchè P.d.L. e Lega smettano di far finta di litigare e tornare alleati è un attimo) ma c'è anche un Veltroni che reduce dai sconquassi giudiziari dell'ex tesoriere non vuole perdere l'occasione di guidare la fronda dei neo-miglioristi interna al PD e ritornare cosi ad essere un leader di peso.
Ma non è finita qui (...e hai voglia) sul fronte sindacale ci sono non minori divisioni tra CISL e UIL possibilisti e la CGIL di Susanna Camusso con la FIOM.
La prima disfida su questo articolo 18 aveva un leader come Sergio Cofferati al comando con una manifestazione che ha visto come sfondo il circo massimo a Roma (c'ero oh se c'ero) ma come mi confidò in seguito il nostro delegato di fabbrica del tempo i segretari confederali di allora gli dissero a Cofferati:" se riesce questa manifestazione bene, se no te la continui tu da solo la tua lotta..." e l'uomo, mi ricordo era decisamente e umanamente provato. Segno evidente che la vittoria di allora era tutt'altro che scontata. Adesso, con lo scenario politico contemporaneo, cosa mai dovremmo aspettarci?