Concordano tutti, senza eccezione, i quotidiani oggi in edicola: la trattativa sulla riforma del lavoro fa passi indietro. Sindacati ed industriali contro la riforma degli ammortizzatori sociali, ma il premier si dice fiducioso DI GUIDO IOCCA
di Guido Iocca
Negativo il clima del negoziato tra esecutivo e parti sociali. Sui risultati dell’incontro di ieri al ministero del lavoro concordano tutti, senza eccezione, i quotidiani oggi in edicola. A cominciare dalla Stampa, che titola con mirabile sintesi “Lavoro, l’intesa governo-sindacati fa passi indietro”. E, del resto, “era stato buon profeta – scrive Roberto Giovannini - chi invitava a non contare troppo su un rapido accordo sulla riforma del mercato del lavoro. Sindacati ed industriali (per ragioni diverse) criticano il progetto di riforma degli ammortizzatori sociali.
Gli imprenditori non ne vogliono sapere di penalizzazioni riferite alle assunzioni con contratti precari, Cgil, Cisl e Uil – di nuovo compatte - insistono a opporsi alle modifiche alle regole sui licenziamenti. “Il confronto continua – prosegue Giovannini -, ma si fa davvero difficile”.
Monti intanto continua a dirsi “fiducioso” sulla possibilità di arrivare a un'intesa. Con o senza sindacati. Si sofferma sulle esternazioni del capo del governo, in particolare, la Repubblica. “Proprio mentre la trattativa comincia ad affrontare i veri nodi della questione – annota Luisa Grion - il governo mette in chiaro i suoi obiettivi. Entro marzo presenteremo al Parlamento un provvedimento con l'accordo delle parti sociali, ha detto il premier parlando a Piazza Affari. Ma ‘lo presenteremo comunque, ha subito precisato, speriamo con l'accordo. Il tema è troppo importante: in Italia si possono fare riforme e la gente è in grado di capire”.
Le risolute dichiarazioni del premier Mario Monti sulla sicura presentazione del provvedimento di riforma del mercato del lavoro entro la fine marzo preoccupano Cesare Damiano, ex ministro del Welfare e capogruppo Pd in commissione Lavoro a Montecitorio, il quale, in un’intervista rilasciata alla Discussione, invita il premier a non reputare “secondario il fatto che si arrivi a una conclusione con il benestare delle parti sociali, perché se la trattativa si dovesse chiudere senza accordo o con un accordo separato penso che il dibattito parlamentare potrebbe risentirne: Monti non può mettere sullo stesso piano una proposta condivisa e un atto unilaterale – spiega Damiano a Nicola Maranesi -, abbiamo già visto questo film al tempo delle pensioni e sappiamo che c'è una bella differenza”.
A proposito dei commenti dei quotidiani, corrosiva la lettura che il manifesto fa dell’incontro al ministero del Lavoro. “Sul tavolo, ieri, al ministero del lavoro, c'erano gli ammortizzatori sociali – commenta Francesco Piccioni -. Da giorni al centro di segnali contrastanti, tengono con il fiato sospeso migliaia di imprese in crisi (tra cui la nostra) e un numero spropositato di dipendenti. Avere o no una tutela, per entrambe le figure, è fondamentale per progettare il futuro.
Apparentemente un punto di chiarezza è stato raggiunto: la riforma degli ammortizzatori non potrà partire prima dell'autunno 2013, è la frase attribuita al ministro. Ben al di là della scadenza della legislatura. Motivo: siamo in recessione, non si può cambiare in corsa il sistema”. Ma sono molti di più, a giudizio di Piccioni, “i punti allucinanti squadernati per timidi accenni, senza uno straccio di documento nero su bianco dal governo. L'idea di riforma ha preso una forma molto più radicale delle attese. In pratica, Fornero parla di lasciare la sola cassa integrazione ordinaria (destinata alle sole crisi temporanee dovute a motivi eccezionali, come un'alluvione), mentre tutto il resto (cig straordinaria, in deroga, mobilità, ecc) verrebbe semplicemente abolito e sostituito da un'indennità per disoccupazione involontaria”.
Due particolari aiutano a capire. “Tutte le forme di cassa (tranne quella in deroga e la mobilità) sono cofinanziate da imprese e lavoratori. Lo stato mette la mano in tasca (all'Inps) solo negli altri due casi. Su questa misteriosa indennità Foriero è stata categorica: è parte di una riforma che non potrà beneficiare di soldi pubblici”. Insomma, come titola lo stesso quotidiano diretto da Norma Rangeri “Pagherete tutto voi”. Sulla mancanza di nuove risorse insiste anche l’Unità, che cita in proposito Susanna Camuso (“Con una riforma senza risorse ci sarà una diminuzione e non un allargamento delle tutele”). “Basta prendere gli ultimi dati sugli ammortizzatori e applicare i principi enucleati da Elsa Fornero – è quanto scrive M. Fr. -. L'idea della ministra è quella anticipata più volte: due pilastri, uno che tuteli il posto di lavoro per un tempo congruo e l'altro che tuteli il lavoratore con un'assicurazione contro la disoccupazione. Le uniche carte scoperte sono sulla volontà di riportare la cassa integrazione alla sua funzione originaria con una eliminazione di alcune causali come la cessazione di attività e il fallimento, ora contemplate nella cassa integrazione straordinaria e che invece dovrebbero passare nell'indennità di disoccupazione”.
Naturalmente, i quotidiani di oggi danno ampio spazio anche alle critiche espresse ieri dai sindacati al termine dell’incontro con il ministro Fornero. Il suo piano per la riforma degli ammortizzatori sociali, sottolineano un po’ tutti, non è piaciuto alle organizzazioni dei lavoratori. “I confederali – sottolinea Giorgio Pogliotti sul Sole-24 Ore – lamentano la mancanza di chiarezza sulle risorse necessarie per far decollare il nuovo sistema che, come ha spiegato la stessa Fornero ‘si farà con i soldi che abbiamo’. A farsi portavoce del malessere è stata la leader della Cgil: è stata una discussione molto faticosa, ha detto Susanna Camusso, usciamo dall'incontro con molti più interrogativi che certezze, c'è ancora molto lavoro da fare”.
Il Sole riporta anche i timori espressi dagli altri leader dei sindacati confederali. Raffaele Bonanni: “Dobbiamo dire bene agli italiani che non perderanno tutele. Non possiamo ridurre le risorse per gli ammortizzatori anche dopo l'emergenza. Inoltre occorre garantire la ricollocazione dei lavoratori che perdono il posto di lavoro, questo é il vero buco nero”. E Luigi Angeletti, anche lui contrario a una riforma che peggiori l'attuale sistema di protezione: “L'operazione illustrata dal ministro funzionerà se si risolve il problema delle risorse, se sarà possibile attivare meccanismi per trovare un altro posto di lavoro e se si affronta il nodo delle differenze territoriali nel mercato del lavoro”.