La Fair Labor Association ha avviato ispezioni negli stabilimenti Foxconn. Condizioni di lavoro, salute, salari: Apple promette che sarà valutato tutto. In primavera i risultati del rapporto DI DAVIDE ORECCHIO
di Davide Orecchio, rassegna.it
Arrivano gli ispettori nelle fabbriche dei fornitori Apple. Foxconninclusa. Verificheranno le condizioni di lavoro e di vita, sicurezza, salute e salario di migliaia di operai negli stabilimenti del sudest asiatico, dove viene assemblato oltre il 90% dei prodotti Apple. Forse faranno luce sulla situazione ai limiti del disumano denunciata, per ultime in ordine di tempo, da due inchieste pubblicate dal New York Times proprio sulle fabbriche-città gestite dalla Foxconn a Shenzhen e Chengdu. E forse, si spera, contribuiranno a cambiare la politica della Mela nella gestione delle cosiddette “risorse umane” della sua catena di fornitori: oltre 700mila lavoratori sparsi in giro per il mondo.
È la stessa Apple a mandarli, ma gli ispettori non sono dipendenti dell’azienda di Cupertino. Sono analisti della Fair Labor Association (Fla), un'organizzazione senza scopo di lucro dedicata al miglioramento delle condizioni di vita per i lavoratori di tutto il mondo.
Il team – si legge in un comunicato stampa dell’azienda californiana – è guidato dal presidente della Fla Auret van Heerden e ha iniziato le prime ispezioni questa mattina a Shenzhen, negli stabilimenti di “Foxconn City”. “Riteniamo che i lavoratori in ogni parte del mondo abbiano diritto a un ambiente di lavoro equo e sicuro, ed è per questo che abbiamo chiesto alla Fla di valutare in maniera indipendente l’attività dei nostri maggiori fornitori”, ha dichiarato il gran capo di Apple, Tim Cook. E ha aggiunto: “Le ispezioni attualmente in corso non hanno precedenti nel settore dell'elettronica”.
Gli osservatori non entreranno solo nelle zone di produzione – informa sempre Apple -, ma effettueranno sopralluoghi anche negli alloggi (alla Foxconn si vive e lavora), analizzeranno la documentazione e avranno accesso a tutti i dati. I primi risultati dovrebbero essere diffusi a inizio marzo, mentre entro la primavera le ispezioni proseguiranno nelle fabbriche di Quanta e Pegatron. Le conclusioni dei report saranno pubblicate autonomamente sul sito web della Fla.
La decisione può essere letta come una risposta all’ondata di proteste che hanno investito Apple dopo la pubblicazione dell’inchiesta sul Nyt. Proteste arrivate ai preliminari di un boicottaggio vero e proprio: manifestazioni di fronte agli AppleStore di San Francisco, New York, Parigi; e diffusione e crescita di un movimento iQuit (“io lascio” Apple). Un divorzio dai consumatori (divenuti finalmente consapevoli) che l’azienda fondata da Steve Jobs non può permettersi, a poche settimane dal lancio del nuovo iPad (il terzo della serie) e in piena competizione agguerrita con gli altri big tecnologici (da Google ad Amazon) per il predominio sul mercato.
È facile prevedere che l’operazione fornirà una sorta di certificato ufficiale per quanto abbiamo letto e già sappiamo. Lo “scoperchiamento”, inoltre, riguarderà indirettamente anche altre multinazionali che costruiscono prodotti nelle fabbriche Foxconn. Buona parte della tecnologia mondiale viene assemblata nei laboratori dell’azienda taiwanese: il timbro dell’ufficialità sulle sue condizioni di lavoro potrebbe innescare un meccanismo virtuoso nell’industria dell’alta tecnologia. Si spera.
L’azienda californiana rende pubblico per la prima volta l’elenco dei suoi fornitori. Oltre 150 aziende. Lavoro minorile, test di gravidanza, orari eccessivi, danni all’ambiente: le amare scoperte della Mela DI DAVIDE ORECCHIO