La casa automobilistica della famiglia Rossignolo cede la maggioranza a un nuovo gruppo di investitori asiatici. Bellono (Fiom): "L'arrivo di nuovi investitori era prevedibile e addirittura auspicabile" DI GIOVANNI RISPOLI
Prima la Regione poi la Prefettura. Nuova manifestazione, ieri (9 febbraio) a Torino, dei lavoratori della De Tomaso, la casa automobilistica di proprietà della famiglia Rossignolo nata dalla ex Pininfarina – 1.100 dipendenti circa, 900 a Grugliasco, gli altri 200 a Livorno nella ex Delphi –. Manifestazione arrivata dopo l’annuncio, da parte dei Rossignolo, di un’intesa per la cessione dell’azienda a “un gruppo di investitori esperti del settore automobilistico, che si sono dichiarati assolutamente convinti della validità del piano industriale”.
Il comunicato ufficiale non dice di più ma le agognate risorse dovrebbero giungere, sembra, da una
cordata cinese. Cosa sta accadendo dunque? È un passo avanti? E la ragione della manifestazione di ieri? Giriamo questi interrogativi a Federico Bellono, segretario generale della Fiom torinese.
“L’arrivo di nuovi investitori era prevedibile e addirittura auspicabile – risponde il dirigente Fiom –. Dico prevedibile perché a bloccare il tutto, in una vicenda che si va trascinando ormai da un anno, erano ragioni essenzialmente finanziarie”.
La famiglia Rossignolo, spiega Bellono, un progetto l’ha presentato da tempo.
Tre nuovi modelli di cui quello da mettere per primo in produzione, il
Deauville, è parso anche interessante per l’idea di realizzare una speciale
carrozzeria in alluminio. “La debolezza, però, era ed è, ripeto, tutta di carattere finanziario: la mancanza delle risorse necessarie. Perciò dico che
una nuova cordata era auspicabile”.
Resta in ogni caso la preoccupazione dei lavoratori. “Certo che resta, ed è il motivo della manifestazione di ieri. La sofferenza economica dei lavoratori, delle loro famiglie, è grande. E, come non bastasse, la ministra
Fornero non ha ancora firmato il decreto per la
cig del 2012”.
“A tutto questo, poi – conclude il nostro interlocutore –, bisogna aggiungere che il futuro dell’azienda, fin quando non ne sapremo di più, non è ancora chiaro. Per noi il problema non è se la famiglia Rossignolo resta maggioranza, e sembra che così non sarà, ma il
progetto industriale, il rilancio effettivo della De Tomaso”.