Presidio al Pantheon per chiedere un passo indietro del Parlamento sui lavoratori esodati. Camusso: 'rassegnati' non fa parte del nostro vocabolario. Bonanni: non si può procedere per decreti. Angeletti: il governo finge di non capire
Non solo articolo 18. C'è anche la riforma delle pensioni a unire la linea di Cgil, Cisl e Uil nei confronti del governo. Sul primo punto è partito il tavolo permanente con le imprese in attesa della nuova convocazione dell'esecutivo. Sulla questione previdenziale, intanto, i confederali chiedono con insistenza di cambiare il decreto uscito dalla manovra di dicembre. La questione che non va giù alle tre organizzazioni è quella dei cosiddetti
lavoratori esodati, decine di migliaia di persone che hanno accettato l'uscita morbida dalle crisi aziendali (mobilità più prepensionamento) ma che per effetto dell'innalzamento dell'età si ritroveranno per anni nel limbo senza alcun reddito.
La partita si gioca nel
decreto milleproroghe sbarcato oggi (9 febbraio) al Senato. Per questo le confederazioni, con loro anche l'Ugl, hanno tenuto un presidio al Pantheon, nei pressi di Palazzo Madama, con i quattro segretari generali. Al momento le commissioni Bilancio e Affari costituzionali hanno rinviato a lunedì pomeriggio il voto sugli emendamenti, quindi qualcosa può ancora cambiare. "La riforma delle pensioni è sbagliata", chiarisce subito il segretario della Cgil
Susanna Camusso. "L'emendamento della Camera al milleproroghe non protegge i lavoratori né risolve i problemi. Sulle pensioni, 'rassegnati' è una parola che non fa parte del nostro vocabolario, in particolare in questa stagione".
"Chiediamo ai parlamentari - aggiunge - di cambiare quella norma che condanna alla disoccupazione, parliamo di decine di migliaia di persone". La dirigente sindacale ricorda anche i 300mila addetti a rischio nelle vertenze aperte al ministero dello Sviluppo ("le crisi aziendali non sono finite, anzi, aumenteranno"). Per questo "servono le protezioni", a partire proprio dai criteri sulla previdenza. Ma "la riforma è sbagliata, perché sottrae diritti e riduce la spesa, e allo stesso tempo non lascia nel sistema le risorse che sono trasferite chissà dove. Come fa il governo a dire che il problema sono i giovani e poi a imporre di restare al lavoro fino a 70 anni? Sembra l'equità nella disoccupazione".
Se si guarda davvero ai giovani, osserva ancora Camusso, "bisogna ridurre il precariato e rendere gli ammortizzatori universali". Ma servono "tutele e garanzie, cose che senza risorse non si possono garantire". Il pericolo, ha concluso, "è che se si indebolisce il lavoro si adotta la stessa modalità che oggi sta mettendo in ginocchio la Grecia: se le persone stanno male non è vero che il paese sta bene, non basta ridurre lo spread".
Poco prima era intervenuto il segretario della Cisl,
Raffaele Bonanni: "Noi l'appello lo facciamo tutti insieme ai parlamentari: abbiate la dignità di rappresentare gli aspetti generali. Il ritornello è sempre lo stesso su pensioni articolo 18 e su ogni cosa: per i giovani si rovinano i padri. Questo è un gioco che non può funzionare più", non si può più procedere "a colpi di decreti e di rampogne".
Dall'emergenza in cui siamo, aggiunge Bonanni, "non si esce colpendo solo lavoratori e pensionati". Si esce "se la classe dirigente rimette mano a tutte le storture che non ci rendono credibili davanti agli investitori internazionali", a partire dalle infrastrutture e dalla "prigionia degli idrocarburi" o dalle banche "che si fanno pagare i servizi come nessuno in Europa". Sulle liberalizzazioni "non abbiamo visto nulla su banche e petrolieri, questa è la verità".
Il primo a parlare è stato il leader della Uil
Luigi Angeletti. "L'allungamento dell'età pensionabile fatto con un decreto - ha detto - produce decine di migliaia di casi drammatici per persone che avevano fatto un'intesa. Noi lo abbiamo spiegato più volte al governo, non so se non capisce o fa finta di non capire. Speriamo che i senatori siano in grado di usare la propria testa quando ciò che il governo propone è inaccettabile. Non siamo un sindacato che non vuole le riforme, vogliamo tutti i cambiamenti necessari fatti con la ragione, non norme che si possono leggere sui libri ma che non hanno alcun riscontro con la realtà".
Quanto al mercato del lavoro, "l'articolo 18 non c'entra nulla con la politica che serve per aumentare l'occupazione. Se le imprese straniere non investono come ci dicono", non è certo per la legge sui licenziamenti "ma per una serie di motivi come la carenza d'infrastrutture, la criminalità, i tempi lunghi della giustizia". Per evitare decisioni "che non potranno essere evitate", conclude Angeletti, bisogna capire che "in questo paese non si può governare per decreti scritti dai professori". In piazza anche il segretario Ugl
Giovanni Centrella: "La dignità dei lavoratori - ha osservato - va rispettata e questa riforma non la rispetta".