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L'appello del Manifesto: comprateci tutti i giorni

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Il giornale è in liquidazione coatta amministrativa. Sarà gestito da un commissario, se non riprende le vendite si scioglie la cooperativa. E' il momento più difficile, ma i giornalisti resistono. Rangeri: "Non ce la facciamo senza fondo per l'editoria"

di rassegna.it

L'appello del Manifesto: comprateci tutti i giorni
"Prima della chiusura faremo il possibile, chiediamo di comprare Il Manifesto tutti i giorni". Con queste parole il direttore del quotidiano, Norma Rangeri, ha spiegato la situazione del giornale oggi (9 febbraio) in conferenza stampa dalla redazione. Ieri è stata avviata la procedura di liquidazione coatta della cooperativa da parte del ministero dello Sviluppo economico. I giornalisti provano a resistere. "Non sarà facile - ha detto Rangeri -, pur con la ristrutturazione e i tagli del personale non riusciamo ad andare avanti senza una parte costitutiva del nostro bilancio che sono i fondi per l'editoria".

Il Manifesto lancia una battaglia per l'informazione libera e si appella ai lettori. "Abbiamo un bacino di 50mila lettori ma poi le vendite sono 20mila. La prima campagna che lanciamo è: comprateci tutti i giorni".

Ha parlato anche il fondatore del Manifesto, Valentino Parlato. "Lanceremo la campagna mille per mille - ha annunciato -, cioè una donazione di mille euro da parte di mille persone per raccogliere un milione di euro". Da oggi sarà un giornale più aggressivo, di lotta. Quindi lo scenario per i futuro: "Si apre una gestione commissariale che controllerà tutto. Noi dobbiamo collaborare con il commissario per una ripresa delle vendite, e se questa non ci sarà al commissario non resterà che sciogliere la cooperativa e mettere all'asta la testata".

D'altronde l'editoriale apparso oggi in prima pagina era chiaro. "È il momento più difficile della storia quarantennale del Manifesto (...) - si legge -. Ma il giornale resta in edicola e rilancia. Perché non è finita finché non è finita. Questa procedura particolare - alternativa alla liquidazione volontaria - cautela la cooperativa da eventuali rischi di fallimento". E ancora: "Più che ai nostri stipendi (che pure contano e non arrivano) il primo pensiero di ogni giorno è il nostro/vostro giornale. Da oggi lo sarà ancora di più".

Solidarietà è stata espressa dalla Fnsi. Il segretario della Federazione della stampa, Franco Siddi, ha attaccato i tagli al fondo pubblico per l'editoria. "La decisione dello Stato di ridurre del 50% i contributi pubblici - a suo giudizio - rischia di cancellare i giornali di idee, un asse prezioso per il pluralismo dell'informazione, un bene pubblico. Il Manifesto da oltre 40 anni alimenta il dibattito ed è fonte del pensiero critico della sinistra italiana, ed è costretto alla chiusura per l'improvviso disinteressamento dello Stato".

Anche Mediacoop lancia l'allarme sulla situazione delle cooperative editoriali. "Senza il Fondo per l'editoria - scrive in una nota - questo modello di produzione dell'informazione non controllato dal capitale, non destinato a produrre profitto e non condizionabile dalla pubblicità viene cancellato. E questo accade in un contesto in cui, invece, gli era stata manifestata la massima attenzione da parte del Presidente della Repubblica e lo stesso Presidente del Consiglio aveva dichiarato la sua volontà di sostenerlo, non solo a parole, ma anche accettando l'introduzione, in Parlamento, di una norma che autorizzava il ricorso al cosiddetto Fondo Letta.

"Forse c'è ancora in tempo per salvare il Manifesto e le altre testate in difficoltà - ha aggiunto -, ma occorre intervenire subito. Mediacoop chiede al governo una decisione immediata sostenendo gli emendamenti presentati in Senato ovvero emanando un decreto, con il quale ricostruire il Fondo per l'editoria, nella dimensione necessaria, attraverso il ricorso al Fondo Letta, come deciso dal Parlamento".



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TAGS giornalismo informazione fondo per l'editoria il manifesto mediacoop editoria parlato fnsi

09/02/2012 17:02

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