I partiti politici che sostengono il governo di salvezza nazionale accettano i tagli supplementari chiesti da Ue e Fmi in cambio di nuovi aiuti. Ma Merkel gela Atene: "Misure solo sulla carta". I sindacati proclamano altri due giorni di sciopero generale
I tre partiti politici che sostengono il governo di salvezza nazionale della Grecia hanno raggiunto un accordo sulle misure di austerità supplementari richieste da Ue e Fmi in cambio di nuovi aiuti: lo ha annunciato il portavoce del primo ministro greco Lucas Papademos. La conferma è arriva a stretto giro. "Sono stato chiamato dal premier della Grecia che mi ha riferito che è stato raggiunto un accordo" sulle misure di austerità richieste al paese in cambio di nuovi aiuti. Lo ha affermato il presidente della Bce, Mario Draghi, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.
Ma la cancelliera tedesca
Angela Merkel frena le speranze dei greci sul via libera al nuovo pacchetto di aiuti.
"Alcune misure urgentemente necessarie - dice Merkel alla Passauer Neue Presse - sono state accettate su carta, ma in gran parte restano ancora irrealizzate". Anche il vicepresidente della commissione europea, Olli Rehn, parla solo di un accordo "a livello tecnico" tra Atene e troika (Ue, Bce, Fmi), aggiungendo che ora sta al governo e al Parlamento ellenici assumere "misure concrete a livello legislativo" per convincere i partner dell'area euro, a cui si chiedono altri aiuti, sulla determinazione a attuare quanto stabilito.
Stamattina, dopo otto ore di colloqui non si era ancora trovata un'intesa sulle pensioni, che è però arrivata nel pomeriggio, quando il ministro degli esteri Venzelos era già partito per la riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles. E quando Velenzelos aveva già incassato le dichiarazioni di intransigenza tedesca. "La Germania ha dimostrato la sua solidarietà a livello europeo, e quindi ha diritto di attendersi che la Grecia si assuma le sue responsabilità", ha affermato il ministro degli Esteri di Berlino Guido Westerwelle. "Il futuro della Grecia ormai è nelle mani dei greci, sono loro che hanno il potere nel paese".
Come ha spiegato il portavoce del Pasok, Panos Beglitis, per concludere le trattative sul nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia mancavano ancora 625 milioni di euro dei quali 325 verranno ottenuti dai tagli alle spese della difesa e di altri ministeri. Nuova mannaia, dunque, sui lavoratori greci, che incassano un taglio di 15 mila posti nel comparto pubblico e una riduzione del 22% dei salari minimi, che scendono a 450-500 euro mensili.
I due principali sindacati, l'Adedy (settore pubblico) e Gsee (privato), dopo quello di martedì scorso, hanno proclamato uno sciopero generale di 48 ore a partire da venerdì per protestare contro le misure chieste da Ue ed Fmi in cambio della tranche di aiuti. Lo hanno reso i sindacati stessi, che hanno organizzando manifestazioni nella centralissima piazza di Syntagma di Atene, davanti al Parlamento, venerdì e sabato alle ore 11, domenica alle 17.
D'altronde i tagli vanno a incidere in una situazione già drammatica. Le fila dei disoccupati in Grecia s'ingrossano di ora in ora. A novembre sono un milione 29 mila i senza lavoro, con un aumento di 126 mila unità in un solo mese e di 337 mila nel confronto con un anno prima. Intanto gli occupati totali sono crollati a 3,9 milioni, dai quasi 4,5 milioni. Secondo i dati forniti dall'ente di statistica, tra l'altro, l'emorragia di posti non si vede solo in termini di disoccupati, che vengono comunque contabilizzati tra gli "attivi". Continua infatti a crescere anche il numero di inattivi, cioè coloro che non hanno un lavoro e non lo cercano (a differenza dei disoccupati). Tanto che ormai gli inattivi, a 4 milioni 423 mila, superano ampiamente il numero degli occupati.
Il tasso di disoccupazione supera dunque il 20% e tra i più colpiti dalla recessione che da cinque anni scuote il Paese ellenico ci sono i giovani tra i 15-24 - quasi la metà sono disoccupati - e le donne. Quanto all'inflazione, riferisce l'istituto statistico, frena al 2,3% a gennaio, rispetto al 2,4% del mese precedente e al 5,3% dello stesso periodo dell'anno precedente.