La rete che raccoglie le associazioni dei giovani porta in presidio davanti al ministero del Lavoro "l'Iva colada": un quarto pagasaltuaria, un quarto salute di ferro, un quarto tutte le ore, un quarto finta autonomia. Delegazione ricevuta dai dirigenti
“
L’allegria della precarietà”. L’hanno ironicamente inscenata davanti al ministero del Lavoro, contro la monotonia della vita moderna, questo pomeriggio (8 febbraio) a partire dalle 16, i giovani del comitato
“Il nostro tempo è adesso”, la rete che raccoglie in tutto il paese numerose associazioni di precari (Adi, Uds, Link, Nidil, Coordinamento giornalisti precari, Giovani democratici, tra le altre). La scelta della rappresentazione è caduta su alcuni
cocktail che vanno per la maggiore: Iva colada (la ricetta è semplice, un quarto pagasaltuaria, un quarto salute di ferro, un quarto tutte le ore, un quarto finta autonomia), Job call on the beach, Cocopro frozen, B46, Diritti Zero, Sfigato28.
Si tratta dei cocktail del bar
“da Ersa e Mario”, a cui i manifestanti hanno ironicamente contrapposto il proprio bar, dove vengono servite altre bevande particolarmente apprezzate dai precari: Job Tonic, Tequila salario e limone, Moneyito, Scioperol Soda, Mamapapysoda (due quarti congedi parentali obbligatori uomo-donna, un quarto servizi, welfare diritti civili, un quarto legge anti dimissioni in bianco) e altro ancora. “Questi – spiegano a ‘Il nostro tempo è adesso’ –
sono i cocktail antiprecarietà, gli ingredienti sono i diritti a cui i precari non hanno mai avuto accesso: l’equo compenso, la malattia, la maternità, il reddito, la formazione, la casa”.
A seguito dell’iniziativa una delegazione di manifestanti è stata ricevuta all’interno del ministero del Lavoro per esporre le ragioni della protesta e
avanzare le proposte del comitato. Una dirigente si è impegnata a consegnare direttamente nelle mani della
ministra Fornero il decalogo contro la precarietà. “Le risposte ricevute oggi non ci hanno soddisfatti: è evidente che non esiste ancora da parte del ministero un’idea chiara di come affrontare la vera emergenza sociale del nostro tempo”, dichiara
Teresa Di Martino, del comitato. Rincara la dose
Francesco Vitucci, anche lui de “Il nostro tempo è adesso”, che afferma “È incredibile che, oltre alle esternazioni indecorose con cui siamo stati allietati nei giorni scorsi da vari ministri della Repubblica, non si possa avere ancora neanche una vaga idea del piano di riforma su una materia così importante per il futuro dei giovani”.
Molto dettagliato
il decalogo messo a punto dai precari del comitato. A un lavoro stabile deve corrispondere un contratto stabile e, quindi, eliminazione di tutti i
contratti di lavoro “usa e getta”. Questo deve avvenire nel privato, ma anche nel pubblico, dove si nasconde gran parte del lavoro precario e dove è necessario implementare un piano di assunzioni. L’ingresso al lavoro non può diventare
un labirinto senza uscita e deve avvenire con un contratto di lavoro vero, che garantisca pieni diritti, formazione, tempi certi di conferma. Il lavoro discontinuo deve essere pagato di più, costare di più alle aziende e prevedere tutte le tutele sociali in materia di malattia, maternità, previdenza, disoccupazione.
È necessario
estendere a tutti gli ammortizzatori sociali per garantire la continuità di reddito e prevedere un reddito minimo di inserimento per i giovani in cerca di prima occupazione accompagnato da politiche attive per il lavoro,
formazione continua e politiche che promuovano il diritto all’autonomia abitativa. Concludono così i precari de “Il nostro tempo è adesso”: “Queste sono le vere priorità che devono stare al centro del confronto sulla
riforma del mercato del lavoro. Rimandiamo al mittente ogni tentativo di strumentalizzare i giovani, funzionale a ridurre i nostri diritti, per renderci di fatto precari a tempo indeterminato”.