Il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo: "Con i tagli della Gelmini i posti nei prossimi anni saranno davvero pochi. Bisogna stabilizzare i precari della scuola, poi nuovi investimenti per l'università" DI STEFANO IUCCI
I giovani dovrebbero, nell’ordine: imparare a cambiare sempre più spesso lavoro, abituarsi ad andare all’estero e crearsi essi stessi, da soli, il proprio mestiere. Gli exploit molto mediatici del governo si susseguono a ritmi frenetici, e il mondo della conoscenza non ne pare esente. Come ricorderanno tutti una delle prime esternazioni del ministro Profumo fu l’annuncio di un nuovo concorso per gli insegnanti nelle scuole. “Rilevo con una certa preoccupazione – dice Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil – la frequenza di messaggi mediatici i quali spesso nascondono un vero e proprio nulla e anzi generalmente rivelano la mancanza di conoscenza della scuola e direi un forte distacco dai suoi problemi reali”.
Rassegna Però in effetti sono dodici anni che non si indice un concorso…
Pantaleo Certo, però è a tutti evidente che con i tagli della ministra Gelmini e gli interventi sulle pensioni, nei prossimi anni i posti disponibili per gli effetti del turnover saranno davvero pochi. Come si fa, in queste condizioni, a fare un concorso, soprattutto senza garantire priorità a tutti quei precari che in questi anni hanno, con professionalità e attaccamento al proprio lavoro, garantito il funzionamento della nostra scuola pubblica? Insomma: così si rischiano di generare illusioni per chi vuole intraprendere la carriera dell’insegnamento, senza dare soluzioni concrete ai precari, che non sono più giovanissimi, ma trentotto-quarantenni, spesso con famiglie sulle spalle e che in un momento di crisi come quello attuale devono essere tutelati.
Rassegna Cosa occorre fare dunque, per la Flc, in materia di reclutamento nella scuola?
Pantaleo Innanzitutto bisogna arrivare a un vero organico funzionale per le scuole, e in questo senso il decreto sulle semplificazioni non fa segnare un serio avanzamento, se non in alcune dichiarazioni di principio. Poi occorre un piano di stabilizzazione dei precari su base pluriennale e un piano straordinario di reclutamento per migliorare la qualità della formazione. Insomma: non si dà nessun segno di reale discontinuità con il precedente governo se non si torna a investire. A costo zero non si può fare nulla, è chiaro. Solo un po’ di propaganda.
Rassegna E per università e ricerca?
Pantaleo Anche in questo caso serve un piano di reclutamento straordinario per i ricercatori. E occorrono due cose: gli investimenti, ma anche l’eliminazione di quei vincoli burocratici ormai impedenti, come il tetto massimo di sostituzione del turnover previsto per gli istituti di ricerca e per le università (rispettivamente al 20 e 50 per cento). Come si può pensare di produrre ricerca di qualità quando ormai su 18.000 ricercatori che operano negli istituti di ricerca, 12.000 sono precari? Per non parlare poi delle difficili situazioni in cui versano i lavoratori dell’Afam (l’Alta formazione artistica e musicale). Tutti dicono di voler eliminare la precarietà, ma poi in concreto non si fa nulla.