Solo oggi, almeno 21 civili e quattro soldati sono rimasti uccisi. L'organizzazione di Ginevra lancia l'allarme per i minori, oggetto di torture e violenze. Italia, Spagna e Francia richiamono gli ambasciatori, la Russia tenta la mediazione col regime
Non si placa la violenza in Siria, e il paese che da mesi è teatro di brutali scontri tra polizia, esercito e manifestanti sta velocemente scivolando verso la guerra civile.
Solo oggi, almeno 21 civili e quattro soldati sono rimasti uccisi nelle violenze in corso a Homs, epicentro delle manifestazioni di protesta contro il regime di Bashar al Assad. Lo ha riferito ll'Osservatorio siriano per i diritti dell'uomo. Nella città è in corso da ore una vasta offensiva delle truppe fedeli al presidente. Quattro soldati sono stati uccisi dai disertori, nove civili, tra cui una donna, sono invece morti "per colpi d'arma da fuoco, bombardamenti e tentativo di assedio nel quartiere di Khaldiye", ha riferito l'osservatorio siriano. Altre sei persone hanno poi perso la vita in situazioni analoghe a Baba Amr. Scontri sono stati registrati anche Zabadani, nei pressi della capitale Damasco, dove sono morti altri cinque civili, mentre un quindicenne è stato colpito mortalmente a Hula, nella provincia di Homs.
Ma si tratta solo dell'aggiornamento di un triste conteggio che va avanti da mesi. Gli scontri hanno finora lasciato sul terreno migliaia di vittime, mentre l'Unicef lancia l'allarme per i bambini. Secondo Ginevra, infatti, oltre
400 bambini sono stati uccisi dallo scoppio delle violenze in marzo fino a fine gennaio. Sempre secondo informazioni di organizzazioni dei diritti umani locali oltre 400 minori sono in carcere, ha confermato la portavoce dell'Unicef Marixie Mercado. L'Unicef non ha accesso a queste zone, è stato spiegato. "Ma alcune notizie credibili, che arrivano in particolare da media internazionali presenti a Homs, ci dicono che ci sono bambini in preda alle violenze", ha insistito Mercado. Il tutto mentre il ministero dell'Interno siriano annuncia che andranno avanti le operazioni delle forze governative "contro bande di terroristi armati" nella provincia di Homs
Intanto anche sul fronte diplomatico la situazione continua a precipitare. "Non abbiamo nessun piano per ritirare le nostre delegazioni da Damasco" in quanto "pensiamo sia importante avere nostri uomini sul terreno dato che nel paese non c'è una stampa libera". Lo ha affermato il portavoce dell'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton, ricordando che "spetta agli stati membri decidere se lasciare o meno i propri ambasciatori" in Siria.
E in effetti, il
ministro degli Esteri Giulio Terzi ha disposto il richiamo a Roma per consultazioni dell'ambasciatore italiano a Damasco Achille Amerio. Ieri il segretario generale della Farnesina Giampiero Massolo aveva espresso all'ambasciatore siriano a Roma Khaddour Hasan la più ferma condanna e lo sdegno del governo italiano per le inaccettabili violenze perpetrate dal regime di Damasco nei confronti della popolazion. Anche la Francia e la Spagna hanno convocato in patria i rispettivi ambasciatori, entrambi per consultazioni "in seguito all'aggravarsi della repressione da parte del regime contro la popolazione siriana".
Stessa cosa per i sei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, Arabia Saudita, Oman, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrein, ma stavolta in segno di protesta contro la sanguinosa repressione della rivolta ad opera del regime di Bashar el Assad. Le sei 'monarchie' del Golfo, però, sono tutti Paesi sunniti, ostili al regime siriano degli alauiti Assad, una minoranza sciita.
La Russia, storico alleato siriano,invece, tenta ancora di cercare una soluzione al conflitto basandosi sull'iniziativa della Lega araba. Lo ha affermato il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov in visita a Damasco, dopo aver incontrato il presidente siriano Bashar al Assad. "Abbiamo confermato la nostra disponibilità ad agire per una rapida soluzione della crisi basata sul piano della Lega araba", ha detto Lavrov, acclamato da migliaia di siriani. Secondo il capo della diplomazia russa, Assad si deve assumere le "sue responsabilità". Il presidente Assad presto annuncerà la data del referendum su una nuova costituzione, ha concluso Lavrov.
Infine sui muove anche la Cina, che insieme a Mosca aveva posto il veto all'intervento durante l'ultimo Consiglio di Sicurezza dell'Onu, sta considerando l'opzione di inviare un rappresentante diplomatico in Medio Oriente e Nord Africa per discutere con i paesi dell'area la questione siriana.Lo ha detto in conferenza stampa a Pechino il portavoce del ministero degli esteri cinese Liu Weimin.