Non si attenuano le polemiche. Camusso risponde ai ministri del governo Monti: "Questa norma non deve cambiare". D'accordo anche l'Ugl, mentre Bonanni si difende: "Non vogliamo sopprimerla". Continuano gli attacchi dal Pdl e dal Wsj di Murdoch
Non si attenuano le polemiche sulla riforma del mercato del lavoro e sull'articolo 18. Dopo
le "esternazioni" di diversi esponenti del governo Monti che avevano infuocato il dibattito ieri (6 febbraio), oggi i sindacati reagiscono, e le loro posizioni sembrano meno distanti.
A chi chiede di modificare l'articolo 18 ha risposto Susanna Camusso dalle colonne de L’Unità. "Le norme sui licenziamenti rispetto a motivazioni per organizzazione e crisi – spiega – esistono già. La discussione vera è un’altra: tutte le normative sono sottoposte al fatto che, anche se stai discutendo della crisi e quindi dell’oggettività dei problemi, non ci debbano essere discriminazioni. Questa norma non deve cambiare".
Poi il segretario Cgil ha continuato il suo ragionamento su Twitter, portando un esempio concreto: "A Pomigliano non entrano i lavoratori della Fiom. È la dimostrazione di come l'articolo 18 sia fondamentale. La Fiat discrimina i lavoratori".
Anche la Fiom si fa sentire. "Se si tocca per i problemi economici di fatto si abolisce l'art. 18. Mi sembra sbagliato l'atteggiamento di Cisl e Uil", afferma
Giorgio Airaudo, responsabile del settore auto della Fiom, intervistato questa mattina da Belpietro su Canale 5. "Si cerca di dare in pasto un simbolo ma non si tiene conto dei problemi reali della gente – ha aggiunto–. L' art. 18 va preservato è strumento di deterrenza, serve a preservare i lavoratori anche dall'idea di abusi". "La Cgil dice che se c'è un tavolo negoziale noi stiamo al tavolo, ma la cancellazione dell'articolo 18 non avrà mai il nostro consenso".
Le posizioni della Cisl al riguardo, però, sembrano attenuarsi di ora in ora. Ieri
Bonanni aveva parlato di "robusta manutenzione", oggi invece afferma: “Noi diciamo no alla soppressione dell'articolo 18; siamo d'accordo a rivedere i tempi del giudizio ed alcuni aspetti che riguardano il giudizio”. Così questa mattina, il segretario generale della Cisl ai microfoni del Gr3 Rai. “Siccome l'attacco che stanno portando all'articolo 18 è pericoloso – ha aggiunto il sindacalista –, noi dobbiamo riuscire a separare: un conto è la vicenda economica e un conto è la discriminazione e l'abuso nei confronti di persone, cioè non permettere agli imprenditori di avercela con qualcuno e sbarazzarsene".
"L'articolo 18 non serve ad incollare a vita una persona su un posto di lavoro ma ad evitare che possa perderlo ingiustamente o illegittimamente. Ecco perché non c'è bisogno di modificarlo e perché restiamo nettamente contrari a farlo, a meno che non si intervenga sui tempi del reintegro”. E' poi l’analisi di
Giuseppe Centrella, segretario generale della Ugl.
L'attacco però continua. Sia dalla destra italiana che da quella straniera.
Giuliano Cazzola deputato del Pdl afferma: "Una revisione ragionevole ed equilibrata dell'articolo 18 è un segnale che l'Italia è tenuta a dare a testimonianza di essersi lasciata alle spalle una concezione dei rapporti economici e del lavoro ormai divenuta insostenibile. Paradossalmente è vero che l'articolo 18 ha anche un valore simbolico. Ma succede anche ai simboli di dover essere abbattuti". Il mercato del lavoro italiano, tra l'altro, è oggi oggetto di analisi del
Wall Street Journal, che lo definisce senza mezzi termini "una reliquia del passato" che "perversamente, causa ciò che cerca di impedire: la disoccupazione". In un articolo di commento intitolato "Roma contro i sindacati", il giornale conservatore del gruppo di Rupert Murdoch denuncia quello che definisce "il contesto regolamentare perverso" che ha messo l'Italia, secondo l'Ocse, al penultimo posto davanti solo alla Grecia nella classifica dell'imprenditorialità"
Prova, infine, a mettere un po' di ordine
Pierluigi Bersani. "I partiti non possono permettersi di accendere fuochi. Noi stiamo zitti e non interferiamo su questo tema. C'è un tavolo del governo con le parti sociali. Accetteremo qualunque accordo nato in quella sede. Pierluigi Bersani parla anche di lavoro, ovviamente nell’intervista di oggi su
Repubblica. “Abbiamo – spiega – le nostre proposte innovative che non toccano l'articolo 18. Ma non escludiamo perfezionamenti nella sua gestione a cominciare dai percorsi giurisdizionali. Ma vorremmo rivoltare l'agenda partendo dalla domanda: come si crea un po' di lavoro?”.