Il segretario generale della Cgil: "possibile lavorare sui tempi dei reintegri". Da Monti parole distensive, dai suoi ministri, no. Bersani: "ll vero problema è come si crea il lavoro". Edili, manifestazione il 3 marzo DI ENRICO GALANTINI
Anche se Monti ieri ha usato nel corso del suo colloquio con il segretario generale dell’Ocse parole distensive sul tema (“Non ho alcuna intenzione di esasperare il clima del confronto. Tanto meno in una materia importante, sensibile e socialmente cruciale come il mercato del lavoro”),
oggi su molti quotidiani si parla delle divisioni tra i sindacati, dopo le proposte di Cisl e Uil, e della determinazione del governo (le ministre Fornero e Cancellieri hanno usato infatti parole meno distensive) a procedere sulla strada di una riforma che in qualche modo tocchi l’articolo 18. Lo scoop lo fa
Repubblica che spiega come tutto sia legato, ancora una volta, al problema dello spread, la cui prossima discesa passerebbe, secondo il governo, da un intervento netto e chiaro sul mercato del lavoro. Questo potrebbe valere, stando alle stime dei tecnici al tavolo del lavoro, altri duecento punti in meno, facendo tornare il differenziale tra il nostro Btp e il Bund tedesco quasi alla situazione pre-crisi.
A tutti risponde Susanna Camusso dalle colonne de L’Unità. “Le norme sui licenziamenti rispetto a motivazioni per organizzazione e crisi – spiega – esistono già. La discussione vera è un’altra: tutte le normative sono sottoposte al fatto che, anche se stai discutendo della crisi e quindi dell’oggettività dei problemi, non ci debbano essere discriminazioni. Questa norma non deve cambiare”. “La flessibilità in uscita c’è – aggiunge il segretario generale della Cgil –: si esce con una frequenza e una rapidità straordinaria. L’unico problema reale è l’incertezza sui tempi del reintegro e su quello si dovrà lavorare”. Le cause di lavoro, insomma, non possono durare all’infinito. “Ciò che non è possibile che sparisca è l’onere della prova delle aziende. Tocca a loro dimostrare che si sono rispettati i criteri e i giusti motivi del licenziamento”. Con Cisl e Uil “continuiamo a lavorare sulle priorità – afferma il segretario della Cgil –, sulle cose messe nella piattaforma comune.
Nulla toglie che ciascuno cerchi soluzioni ai problemi. Ma nessuna soluzione deve essere un indebolimento dell’art.18”.
Le vere priorità del confronto devono essere “la riduzione della precarietà da un lato e l’estensione degli ammortizzatori dall’altro”, a proposito della quale, sottolinea Camusso “continuiamo a considerare poco credibile con questi dati sulle vertenze una discussione sugli ammortizzatori senza neanche un euro”. Per quanto riguarda gli incontri tra le parti, sono confermati e vanno avanti ma “l’obiettivo – sintetizza Camusso – non è fare un accordo con le parti sociali.
Il nostro obiettivo è un accordo con il governo: ben venga tutto quello che unisce. Ma non è che ci sono sette trattative, ce n’è una ed è quella con il governo”.
Sulle ultime battute “governative” interviene anche
Pierluigi Bersani, in un’intervista a Repubblica: “Conosco il pensiero del presidente del Consiglio e so che per lui la questione è molto più complessa della frase sulla monotonia. Ma è vero – aggiunge il segretario del Pd – che alcune dichiarazioni sembrano protrarre il dibattito ideologico degli ultimi anni, cioè del governo Berlusconi. E questo è un male. Guai se nei prossimi mesi ci fosse spaccatura sulle regole, che sono solo una parte del problema”. E sulla posizione del suo partito nei confronti della trattativa Bersani afferma: “I partiti non possono permettersi di accendere fuochi. Noi stiamo zitti e non interferiamo su questo tema. C'è un tavolo del governo con le parti sociali. Accetteremo qualunque accordo nato in quella sede. Abbiamo – spiega – le nostre proposte innovative che non toccano l'articolo 18. Ma non escludiamo perfezionamenti nella sua gestione a cominciare dai percorsi giurisdizionali.
Ma vorremmo rivoltare l'agenda partendo dalla domanda: come si crea un po' di lavoro?”
Domanda, questa, alla quale cercano di rispondere gli edili di Cgil Cisl e Uil nella piattaforma articolata sulla quale hanno indetto una manifestazione nazionale a Roma per il 3 marzo. “
L'edilizia – afferma Walter Schiavella in un’intervista a L’Unità – è la dimostrazione evidente che l'erosione dei diritti non porta ad alcuno sviluppo. Semmai è il contrario. È il settore più flessibile che c'è, eppure sta attraversando la crisi peggiore del dopoguerra”.
“Gli appalti al massimo ribasso e i crediti con le amministrazioni pubbliche – sottolinea il segretario della Fillea Cgil – costringono imprese sane alla chiusura”. E ricorda anche come “i lavoratori dell’edilizia siano particolarmente colpiti dalla riforma della previdenza: per loro è difficile avere una vera continuità contributiva e, per di più, il lavoro sulle impalcature non rientra tra quelli usuranti: in edilizia servono più tutele, dall’inizio alla fine carriera”.