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Lo spot del Super Bowl, Chrysler parla all'America

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Clint Eastwood racconta gli sforzi della casa di Detroit nello spot più caro dell'anno. Che differenza rispetto allo spot Panda. Non l’Italia che piace ma un'America che parla della propria anima più intima DI VITTORIO LIUZZI

di Vittorio Liuzzi

Lo spot del Super Bowl, Chrysler parla all'America (foto di stevendepolo, da flickr) (immagini di autore: stevendepolo, da flickr)
“È l’intervallo in America”. L’intervallo del Super Bowl, la finale del campionato di football che si è giocata stanotte, vinta, per la cronaca sportiva dai New York Giants sui New England Patriots. E lo spot da due minuti che va in onda sui teleschermi americani nell’intervallo del Super Bowl è “Lo Spot”. Il più caro, il più visto, il più importante commercial televisivo dell’anno, negli Usa e nel mondo.

E come lo scorso anno (protagonista di quello 2011 il rapper Eminem) anche ieri Chrysler si è presa quello spazio ambito. E nelle tv di tutta l’America quello spazio si è trasformato nel corridoio d’ingresso agli spogliatoi dello stadio. Sullo sfondo un angolo di campo illuminato. In sottofondo il vociare del pubblico. Nell’ombra del corridoio, una figura scura che cammina, un po’ curva, con le mani in tasca. ”È l’intervallo” soffia nelle nostre orecchie la ruvida voce di Clint Eastwood.

“Le due squadre negli spogliatoi discutono di come vincere la partita nel secondo tempo. È l’intervallo anche in America”. Le immagini passano rapide dallo stadio all’America rurale per poi virare verso la skyline di una grande città. E poi persone, paesaggi urbani, impianti industriali.

Continua Eastwood: “C’è gente disoccupata e ferita. E che si chiede cosa fare per riprendersi. E siamo tutti spaventati perché questo non è un gioco. La gente di Detroit ne sa qualcosa. Per poco non ha perso tutto. Ma abbiamo unito le forze. Motor City è tornata a combattere”.

Nelle immagini scorre l’America dei nostri giorni. L’industria, i sobborghi, una barca attraversa acque che potrebbero essere quelle del disastrato Golfo del Messico, manifestazioni davanti ai palazzi del potere, aspri dibattiti televisivi. “Ho visto epoche dure, ho visto molti rovesci nella mia vita e tempi in cui non ci capivamo l’un l’altro. A volte, sembrava che avessimo perso il cuore. La nebbia delle divisioni, della discordia, del rifiuto della responsabilità rendeva difficile vedere cosa c’era all’orizzonte.”

Poi, le immagini virano al bianco e nero e si concentrano sui primi piani di gente comune, lavoratori, vigili del fuoco, famiglie. Per tornare, ancora, al colore mentre scorrono momenti di vita quotidiana visti, principalmente, dall’interno di auto in movimento alternando panorami e primi piani, mentre la musica sale di tono.

“Ma dopo simili prove ci siamo radunati intorno a ciò che è giusto e abbiamo agito uniti. Perché questo è ciò che facciamo. Troviamo una strada attraverso i tempi duri. E se non possiamo trovarne una, la costruiamo. Tutto quel che importa ora è ciò che abbiamo davanti: come rimontare, come unirci, e come vincere. Detroit ci sta mostrando come può essere fatto. E quel che è vero per loro è vero per tutti noi.”

Torniamo nel sottopassaggio. Eastwood in primo piano, rugoso, tranquillo e duro - testimonial che più americano non si può - fissa l’America negli occhi. “Questo paese non può essere messo al tappeto con un pugno. Noi torniamo a lottare e quando lo facciamo il mondo sente il ruggito dei nostri motori. Sì. È l’intervallo, America. E il nostro secondo tempo sta per cominciare.”

Insomma, una storia parallela a quella dello spot di lancio della Panda che vediamo in Italia in questi giorni. Tempi altrettanto duri. E la stessa azienda: Fiat-Chrysler. Ma un altro tono e un altro risultato. Non l’Italia che piace (in che senso e a chi?) ma un’America che parla a sé stessa della propria anima più intima. Quegli Stati Uniti in cui la campagna elettorale per la rielezione del presidente che sull’industria dell’auto ha molto puntato e l’advertising di un’impresa di quel settore dicono le stesse cose.

Siamo ancora qui e i nostri motori tornano a ruggire e possiamo riconoscerci nella voce rauca e nel volto rugoso di uno stagionato indomabile. E siamo pronti per il secondo tempo. “Imported from Detroit” dice la riga di testo che accompagna i marchi Ram, Dodge, Jeep e Chrysler nell’ultimo fotogramma dello spot di un’orgogliosa impresa americana e non di un singolo prodotto come quello della nostra Panda. Chissà come si è sentito Mit Romney in quei due minuti d’intervallo.



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TAGS clint eastwood panda chrysler fiat

06/02/2012 17:59

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