L'identikit del lavoratore senza posto fisso: uno su tre è nella pubblica amministrazione, nella maggioranza dei casi lavora al Sud. Solite differenze di genere: gli uomini prendono 927 euro, le donne si fermano a 759. Solo il 15% è laureato
Altro che "generazione mille euro". I precari italiani sono 3,3 milioni e, quando hanno meno di 34 anni, lo stipendio medio
non arriva neppure a 900 euro. Lo afferma un'analisi diffusa oggi (6 febbraio) dalla Cgia di Mestre. Il conto comprende i dipendenti a termine involontari, i part time involontari, i collaboratori e le partite Iva. Gli importi della busta paga escludono la tredicesima e le voci accessorie (come i premi di produttività e le indennità per missioni).
Fatta questa premessa, ecco emergere la solita differenza di genere: gli uomini prendono in media 927 euro, le donne si fermano a 759.
La più alta concentrazione è nel pubblico impiego. Nella scuola e nella sanità ne troviamo oltre mezzo milione, nei servizi pubblici e in quelli sociali poco meno. Se poi includiamo anche i 119mila della Pubblica amministrazione (Stato, Regioni, Enti locali e via elencando), il 34% del totale dei precari è alle dipendenze del pubblico, di fatto uno su tre.
Gli altri settori più "popolati" dagli atipici sono il commercio (436.842), i servizi alle imprese (414.672) e gli alberghi e i ristoranti (337.379). Quanto al titolo di studio, quasi uno su due ha un diploma di scuola media superiore,
il 39% circa ha la licenza media e solo il 15,1% è in possesso di una laurea. A livello territoriale è il
Sud che ne conta il numero maggiore con il 35,18% del totale. Le realtà più coinvolte, prendendo come riferimento l'incidenza percentuale sul totale degli occupati, sono Calabria (21,2), Sardegna (20,4), Sicilia (19,9) e Puglia (19,8).