Intervista a Alessandro Tortelli di "Piazza Grande", associazione bolognese che da anni si occupa dei senza fissa dimora. "Ogni volta le istituzioni ci chiedono di salvarli, ma perché non si preoccupano di come farli uscire dalla povertà?"
"Tutti i Comuni hanno politiche sull'emergenza freddo. Ma ogni anno, settimana prima o settimana dopo, il freddo arriva. Affrontarlo sempre e solo con una logica emergenziale provoca queste conseguenze, il problema è politico". È la denuncia di Alessandro Tortelli, vicepresidente di "Piazza Grande", associazione bolognese che da anni si occupa dei senza fissa dimora, intervistato oggi da
RadioArticolo1.
Il bilancio per l'ondata di gelo è amaro: solo ieri (5 febbraio) a Roma sono stati trovati senza vita due clochard. "Anche qui a Bologna - racconta Tortelli - la situazione è drammatica per migliaia di persone. Noi siamo usciti tutte le sere a portare coperte e viveri, abbiamo anche convinto i più riluttanti a dormire nelle strutture predisposte".
"Per fortuna - aggiunge l'esponente di 'Piazza Grande' -
la solidarietà della gente c'è. Abbiamo lanciato una campagna con una bella risposta, soprattutto dalle donazioni". E il sostegno pubblico alle associazioni come la sua non manca. "Il problema - osserva però Tortelli - è che i soldi si spendono male, proprio perché non si conosce bene il fenomeno. Il Comune ci chiede 'fai che non muoiano', noi vorremo che ci aiutasse a dire 'facciamo in modo che queste persone escano' dalla loro condizione di povertà".
Persino il ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione,
Andrea Riccardi, in qualche modo ammette che le istituzioni dovrebbero fare di più. "Le morti segnalano un dramma e una carenza quotidiana che non riguardano solo questi giorni", dice in una intervista a
Repubblica. "In strada si incontrano ormai i nuovi poveri: persone che perdendo il lavoro hanno perso la casa, stretti in una catena infernale. Da quello che vedo è un fenomeno che si sta drammaticamente allargando".
Parole confermate da Tortelli: "In passato si arrivava a essere senza fissa dimora quasi sempre per disagi sociali legati a droga o alcol. Negli ultimi anni il profilo è cambiato.
Gli stranieri, per esempio, sono molto più esposti, tra di loro c'è stato un aumento molto vistoso. Se non pensiamo ad andare oltre, drammi come questi si ripeteranno sempre".
(in collaborazione con RadioArticolo1, qui il podcast con l'intervista)