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Art.18, la Cisl propone una “robusta manutenzione”

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Ieri sul Sole 24 ore Bonanni ha lanciato l’idea. Oggi l’ha spiegata più a fondo Santini. Angeletti la riprende in altri termini. Ma quanti sono i reintegri per l’art.18? Sessanta l’anno, scrive Cacace sull’Unità

di Enrico Galantini

foto di Attilio Cristini (immagini di Attilio Cristini)
Robusta manutenzione. È questa la parola del giorno. L’ha lanciata ieri Raffaele Bonanni, in un’intervista al Sole 24 ore. “Se l'articolo 18 è un ostacolo per alcune inefficienze, parliamone. Siamo disponibili a una robusta manutenzione, ma non all’abolizione che indebolirebbe le tutele dagli abusi e dalle discriminazioni”. “Ci sono problemi – spiega il segretario della Cisl – come le lungaggini dei processi, su cui si può intervenire con norme forti che riducano drasticamente i tempi. Tiriamo fuori dall'area dell'articolo 18 questioni come i licenziamenti economici, nella parte che si presta a distorsioni in caso di ricorso alle vie giudiziarie. Troviamo soluzioni per evitare che si allunghino con artifici i tempi, danneggiando lavoratori e aziende. In caso di prolungamento eccessivo dei tempi, lo Stato potrebbe farsi carico del costo dell'inefficienza. Ma il governo non può essere più realista delle imprese che considerano la robusta manutenzione come la scelta più idonea”.

Su tutti i giornali di oggi Giorgio Santini, numero due del sindacato di Via Po, argomenta meglio la proposta Cisl. Che è quella, sintetizza sull’Unità, di estendere anche ai licenziamenti individuali le fattispecie previste dalla legge 223, che regola quelli collettivi in caso di stato di crisi. “Oggi si utilizza l'articolo 18 anche per i casi di crisi economica - spiega Giorgio Santini, segretario generale aggiunto Cisl -. Ma quella norma punta a evitare gli arbitri, cioè serve per altri scopi. Insomma, se ne fa un uso improprio”.
Ma anche questa strada potrebbe portare a lungaggini molto costose. Spesso, infatti, si ricorre in tribunale per contestare la scelta del lavoratore espulso. Per la Cisl si dovrebbe imporre una verifica tra le parti sulla scelta dei lavoratori da licenziare, che accorci così i tempi di un eventuale giudizio. Inoltre il sindacato di Bonanni punta ad accorciare i tempi della giustizia. “Speriamo di avere il primo grado di giudizio entro 6 mesi”, spiega Santini.

Lo stesso tema e una proposta in fondo analoga viene avanzata anche da Luigi Angeletti, che però evita accuratamente di parlare di “manutenzioni”, robuste o meno. “L'articolo 18 va bene così com'è – dice il segretario della Uil –. Nel 1970 fu scritto dai migliori giuristi in circolazione. Ma se in quel testo c'è una lacuna, se il mondo nel frattempo è cambiato e occorre sancire un principio, sono disposto a dire sì a una legge che dica esplicitamente – fatte salve le ragioni discriminatorie – quando il licenziamento è consentito per motivi economici”. “Se le ragioni economiche per la fine del rapporto di lavoro ci sono – spiega Angeletti –, e nell'articolo 18 sono scritte in un modo che risultano troppo complicate per essere affermate, allora scriviamole queste benedette ragioni”. E ancora: “Ho riflettuto a lungo su come trovare una soluzione razionale. E questa è una soluzione razionale, che allontana i timori di chi non vuole dare alle imprese il potere di fare abusi nei confronti dei lavoratori. Sono convinto che la Cgil sarà disponibile a discuterne”. Ma su questa ipotesi la Uil non è disposta a rompere con la Cgil se questa dicesse di no. “Su temi come questi non possiamo andare allo strappo con loro”.

Sempre sui giornali di oggi c’è da segnalare un articolo dell’economista Nicola Cacace che, com’è sua abitudine, cerca di stare ai fatti. E alla domanda “Quanti sono questi benedetti casi annui di ‘reintegrati’ che produrrebbero tutti questi danni?” la risposta è abbastanza sorprendente “L'unica stima – scrive Cacace – è stata fatta dalla Cgil e ricavata da una ricerca durata cinque anni dell'ufficio vertenze, da cui risulta un numero di vertenze con reintegro, gestite dalla Cgil, di 100 in cinque anni, una ventina l'anno. Questo numero è stato moltiplicato per tre per tener conto degli altri operatori sindacali e non è stato smentito da nessun'altra fonte. Si tratta di 60 reintegrati all'anno su 17 milioni di occupati dipendenti”. Quando si dice un falso problema.


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TAGS santini riforma del lavoro cacace angeletti art.18 robusta manutenzione bonanni

06/02/2012 09:25

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8
Il fatto che i reintegrati sino pochi non significa nulla. Le aziende che hanno bisogno di licenziare per motivo economico devono affrontare cause lunghissime e spesso non ci provano nemmeno. Il risultato è che devono entrare in crisi veramente perché si apra un tavolo coi sindacati. Questo pesa tantissimo sul paese, quanto i tanti altri problemi.

L'unico filtro al licenziamento per motivo economico deve essere il costo. Guardate che così, e solo così, si può anche abolire il precariato.
7
Bonanni non è stanco dei guai da lui procurati con il governo Berlusconi ora ci riprova con il Governo Molti, per il bene dei lavoratori Italiani dategli un posto una presidenza un consiglio di amministrazione ma levatecelo .. lavoratori pubblici a voi la responsabilità nel voto del 5,6,7 marzo per renderlo inoffensivo votate chi vi pare ma no CISL e UIL Angeletti e Bonanni hanno lo stesso progetto una loro sistemazione in qualche organismo.
6
fino a qualche giorno fa molti non sapevano dell'esistenz a di questo articolo....mo è diventato l'unico problema della disoccupazione....mah! ma perchè non vanno a chiedere ai veri lavoratori quali sono i veri problemi..io ho un contratto cocopro, prendo 5 euro all'ora e nient'altro solo questi, non ho nessun tipo di tutela...non ho parole...
5
Caro Bonanni il fatto di essere disponibile a trattare sull'art.18 dimostra che stai armando gli imprenditori perchè possano sparare agli operai.Stai distruggendo il tuo sindacato. Passa alla classe dei professori
4
a cancellare sono capaci tutti viva la liberta di parola
3
Chi non lo sapesse i luoghi di lavoro ormai sono diventati luoghi di violenza inaudita,senza l' art. 18 non ne parliamo proprio, sicuramente chi e al potere, trova la scusa che la crisi dell' Italia sta' nell' art.18,tutta la crisi dell' Italia sta' in questo articolo che nessuno si era accorto fino ad oggi, che starano, ma la scusa che voglio man forte di poter praticare violenze autorizzate? come gia' succede! con la minaccia ti licenzio !!!!!poi non ne parliano in quando alla sicurezza.
2
Sono d'accordo con Lorenzo questo è un finto problema !! le aziende inece di preoccupari d i licenziare si devono preoccupare di come innvovarsi e di come portare prodotti di qualita' e compititivi per quella e non con il costo del lavoro piu basso.. Nel mondo c'è sempre qualche paese emergente disposto a farsi pagare di meno di qualche altro ma sicuramente quei lavortori non pruducono certamente prodotti di qualita? e allora la sfida va lanciata sulla qualita' dei prodotti e sull'innovazione
1
Caro Bonanni, le cause per le quali ci sono solo "60 reintegrati all'anno"!, sono dovute al fatto che la norma ha assolve perfettamente alla sua funzione.Infatti i datori che intendono "licenziare accampando pretesti", si guardano bene dal farlo, poichè troverebbero molte difficoltà di ordine legale...
Se Lei vuol cancellare questo principio lo dica adesso, o taccia per sempre!!!! ....Caro riformatore dell'ultima ora.

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