Ieri sul Sole 24 ore Bonanni ha lanciato l’idea. Oggi l’ha spiegata più a fondo Santini. Angeletti la riprende in altri termini. Ma quanti sono i reintegri per l’art.18? Sessanta l’anno, scrive Cacace sull’Unità
Robusta manutenzione. È questa la parola del giorno. L’ha lanciata ieri Raffaele Bonanni, in un’intervista al Sole 24 ore. “Se l'articolo 18 è un ostacolo per alcune inefficienze, parliamone. Siamo disponibili a una robusta manutenzione, ma non all’abolizione che indebolirebbe le tutele dagli abusi e dalle discriminazioni”. “Ci sono problemi – spiega il segretario della Cisl – come le lungaggini dei processi, su cui si può intervenire con norme forti che riducano drasticamente i tempi.
Tiriamo fuori dall'area dell'articolo 18 questioni come i licenziamenti economici, nella parte che si presta a distorsioni in caso di ricorso alle vie giudiziarie. Troviamo soluzioni per evitare che si allunghino con artifici i tempi, danneggiando lavoratori e aziende. In caso di prolungamento eccessivo dei tempi, lo Stato potrebbe farsi carico del costo dell'inefficienza. Ma il governo non può essere più realista delle imprese che considerano la robusta manutenzione come la scelta più idonea”.
Su tutti i giornali di oggi Giorgio Santini, numero due del sindacato di Via Po, argomenta meglio la proposta Cisl. Che è quella, sintetizza sull’Unità, di
estendere anche ai licenziamenti individuali le fattispecie previste dalla legge 223, che regola quelli collettivi in caso di stato di crisi. “Oggi si utilizza l'articolo 18 anche per i casi di crisi economica - spiega Giorgio Santini, segretario generale aggiunto Cisl -. Ma quella norma punta a evitare gli arbitri, cioè serve per altri scopi. Insomma, se ne fa un uso improprio”.
Ma anche questa strada potrebbe portare a lungaggini molto costose. Spesso, infatti, si ricorre in tribunale per contestare la scelta del lavoratore espulso. Per la Cisl si dovrebbe imporre una verifica tra le parti sulla scelta dei lavoratori da licenziare, che accorci così i tempi di un eventuale giudizio. Inoltre il sindacato di Bonanni punta ad accorciare i tempi della giustizia. “Speriamo di avere il primo grado di giudizio entro 6 mesi”, spiega Santini.
Lo stesso tema e una proposta in fondo analoga viene avanzata anche da Luigi Angeletti, che però evita accuratamente di parlare di “manutenzioni”, robuste o meno. “L'articolo 18 va bene così com'è – dice il segretario della Uil –. Nel 1970 fu scritto dai migliori giuristi in circolazione. Ma se in quel testo c'è una lacuna, se il mondo nel frattempo è cambiato e occorre sancire un principio,
sono disposto a dire sì a una legge che dica esplicitamente – fatte salve le ragioni discriminatorie – quando il licenziamento è consentito per motivi economici”. “Se le ragioni economiche per la fine del rapporto di lavoro ci sono – spiega Angeletti –, e nell'articolo 18 sono scritte in un modo che risultano troppo complicate per essere affermate, allora scriviamole queste benedette ragioni”. E ancora: “Ho riflettuto a lungo su come trovare una soluzione razionale. E questa è una soluzione razionale, che allontana i timori di chi non vuole dare alle imprese il potere di fare abusi nei confronti dei lavoratori. Sono convinto che la Cgil sarà disponibile a discuterne”. Ma su questa ipotesi la Uil non è disposta a rompere con la Cgil se questa dicesse di no. “Su temi come questi non possiamo andare allo strappo con loro”.
Sempre sui giornali di oggi c’è da segnalare un articolo dell’economista Nicola Cacace che, com’è sua abitudine, cerca di stare ai fatti. E alla domanda “Quanti sono questi benedetti casi annui di ‘reintegrati’ che produrrebbero tutti questi danni?” la risposta è abbastanza sorprendente “L'unica stima – scrive Cacace – è stata fatta dalla Cgil e ricavata da una ricerca durata cinque anni dell'ufficio vertenze, da cui risulta un numero di vertenze con reintegro, gestite dalla Cgil, di 100 in cinque anni, una ventina l'anno. Questo numero è stato moltiplicato per tre per tener conto degli altri operatori sindacali e non è stato smentito da nessun'altra fonte.
Si tratta di 60 reintegrati all'anno su 17 milioni di occupati dipendenti”. Quando si dice un falso problema.