Prevale l’affermazione del ministro Fornero: "Andremo avanti anche senza intesa". Bonanni: senzadi noi, nessun accordo. Marcegaglia: condivisibili gli obiettivi del governo. Venturi: per rete Italia la priorità è la crescita DI ENRICO GALANTINI
di Enrico Galantini
“Fornero accelera: La riforma in tre settimane” (La Stampa). “Lavoro, Fornero accelera sulla riforma. Dialogo sì, ma entro febbraio si chiude” (Italia Oggi). “Lo strappo di Fornero: avanti anche senza intesa con le parti sociali” (L’Unità). “Fornero: riforma anche senza intesa” (Corriere della Sera). “Fornero: avanti anche senza intesa” (Il Sole 24 ore). “Il governo: sulla libertà di licenziamento andremo avanti anche senza accordo” (La Repubblica). A leggere i titoli dei giornali di oggi, quella di ieri non è stata una gran giornata per i sindacati. Che però nella conferenza stampa a palazzo Chigi hanno valorizzato il valorizzabile: l’affermazione di Elsa Fornero per cui il governo cerca l’accordo, la marcia indiet ro (almeno parziale) sulla cassa integrazione, i tavoli tecnici che da domani prenderanno il via.
Oggi comunque sui giornali prevalgono retroscena e interpretazioni che mettono in risalto la determinazione del governo a procedere in qualche modo (quale ancora non emerge con chiarezza) sulla flessibilità in uscita, sull’art.18 insomma, nonostante che su questo tutti i sindacati abbiano manifestato la loro piena contrarietà. È cominciata una trattativa, insomma. Speriamo che, anche se breve, sia una trattativa vera.
Continua a manifestare ottimismo comunque Raffaele Bonanni (“Rispetto all'ultima volta ho ritrovato un po' più di fiducia” dice). Le affermazioni di Elsa Fornero, dice in un’intervista al Riformista intitolata “La riforma si farà solo con il nostro ok”, sono state forzate. “Quello che ha detto il ministro del Welfare – spiega il segretario generale della Cisl – è che il governo deve presentare a breve una riforma del lavoro e la vuole fare con noi. Significa che se l'esecutivo non trova un accordo con le parti sociali si va avanti lo stesso. Non è però una provocazione. L'affermazione della Fornero non mi fa preoccupare, anzi mi responsabilizza. Dobbiamo trovare una soluzione? Bene, la troveremo. Questo il governo lo deve capire, come ha già capito che deve presentare la riforma del lavoro per rassicurare l'Europa. Ma ci sono modi differenti per arrivare alla stesura di questa riforma: può includere anche misure che si possono raggiungere semplicemente facendo lavorare le parti e individuando quegli strumenti che sono stati già sperimentati”.
E poi Bonanni spiega una delle ragioni del suo ottimismo: “Non dobbiamo farci incastrare dalla fretta. Possiamo fare tante cose, ma con più tatto e con molta più umiltà da parte di tutti i protagonisti. È la prima volta che si trovano sindacati e imprese d'accordo su un'ipotesi di riforma così articolata. Il governo dovrebbe valorizzare proprio questa sintonia. Se la Fornero decidesse di andare avanti da sola, come reagirà il Parlamento? Con lo scavalcamento di tutte le parti sociali quale partito ci metterà la faccia nel momento del voto sulla riforma?”.
“L’incontro è andato bene”. Il giudizio di Emma Marcegaglia, consegnato in un’intervista a tutto campo al Sole 24 ore, è soddisfatto. “Gli obiettivi del governo sono essenziali e totalmente condivisibili: creare occupazione e alzare i salari attraverso un recupero di produttività delle imprese”. Il governo, ha aggiunto, ha l’obiettivo di fare l’accordo. Se non sarà possibile, varerà comunque la riforma. “Mi sembra ragionevole e lo sottoscrivo”. “È sul tema del lavoro che gli investitori di tutto il mondo misureranno il grado di cambiamento del nostro paese. Su questi temi siamo pressati dal Fondo monetario, dalla Bce, dall'Europa.
Una buona riforma del mercato del lavoro sarà il vero sigillo della rinascita italiana”. Sull’art. 18, la presidente di Confindustria dice: “Non è in discussione una pretesa di libertà di licenziamento; non ci interessa. Noi crediamo che anche l'Italia, però, debba adottare una normativa in linea con l'Europa. L'importante è anche arrivare ad abbreviare i processi: la decisione su un reintegro deve arrivare entro un anno, non di più. Il reintegro, poi, deve valere per i licenziamenti discriminatori (genere, fede religiosa, credo politico, provenienza geografica) e per quelli nulli; è un fatto di civiltà irrinunciabile. Ma per gli altri bisogna stabilire una forma di indennizzo secondo gli standard europei. Le casistiche sono molte, basta calibrarle sull'Italia”.
Sull’incontro di Palazzo Chigi è positivo anche il parere di Marco Venturi, di Rete Imprese Italia (artigianato e piccole imprese), in un’intervista rilasciata all’Unità. “Con il governo siamo partiti bene, il clima è positivo, il ministro ha annunciato una trattativa breve: non so se due o tre settimane basteranno, ma spero che potremo affrontare tutti i temi che emergeranno dal confronto”. Venturi ricorda che per la sua associazione “la priorità è quella della crescita, a cominciare dalla crescita dell'occupazione che porti anche elementi di flessibilità in entrata che noi consideriamo molto positivi. Anche perché, nelle piccole e medie imprese, l'87% dei contratti a termine, viene trasformato a tempo indeterminato”.
Sull’art.18, Venturi ricorda che “per le Pmi, con meno di 15 lavoratori, il problema non si pone, ma – aggiunge – ciò non toglie che si tratti di un tema molto sensibile sul quale c'è il rischio di scontro con i sindacati. Non dobbiamo avvelenare tutta l'acqua. La Marcegaglia ha sollevato il problema, ma l'auspicio è che a questa riforma si arrivi col massimo grado possibile di condivisione”.
Il ministro Fornero vuole chiudere in tre settimane. I temi: lotta a disoccupazione e "flessibilità cattiva", valorizzazione dell'apprendistato, nuovi ammortizzatori sociali. Camusso: mancano fisco e crescita. Confindustria: articolo 18 è sul tavolo