Dagli 'Stati generali sul lavoro delle donne in Italia' arrivano nuovi dati allarmanti: 45mila giovani occupate in meno nei primi 9 mesi del 2011. Poi, il lavoro domestico è ancora quasi tutto a carico del gentil sesso. E se arriva un figlio...
Nel giorno in cui impazza la polemica per le
parole del presidente del consiglio Monti sul “posto fisso noioso”, arrivano nuovi allarmanti sull'occupazione giovanile e in particolare su quella delle giovani donne. L'occasione è data dagli
'Stati generali sul lavoro delle donne in Italia', in corso al Cnel, a Roma.
Nella sua relazione, Linda Laura Sabbadini, direttore del dipartimento Statistiche sociali e ambientali dell'Istat, ha detto che
nella media dei primi tre trimestri 2011 si sono registrate in Italia quarantacinquemila giovani occupate in meno.
Oltre a questo Sabbadini ha sottolineato che
nel nostro Paese “tra le madri, il 30% interrompe il lavoro per motivi familiari, contro il 3% dei padri”. Insomma, riassume il Cnel, “il sistema italiano non fornisce servizi alla famiglia e di conciliazione, di conseguenza le donne non entrano nel mercato del lavoro o ne escono dopo il primo figlio o per assistere parenti anziani”. Basti pensare che, alla luce delle ricerche presentate nel corso degli Stati generali sul Lavoro, “tra le donne in età compresa tra i 25 e i 45 anni, dopo la nascita di un bambino
il tasso di occupazione femminile passa bruscamente dal 63% al 50%, per crollare ulteriormente dopo la nascita del secondo, evidenziando come il ruolo femminile nel mondo del lavoro sia sacrificabile alla cura dei figli e all'attività domestica”.
Le donne continuano dunque ad essere le più penalizzate nel mercato del lavoro. Ma non è tutto. Ricerche presentate oggi dalla Banca d'Italia e dall'Isfol, mettono in evidenza come in Italia la
ripartizione dei carichi domestici e di cura sia ancora "molto sbilanciata" a sfavore delle donne.
Roberta Zizza della Banca d'Italia riporta, infatti, dati Istat secondo cui
le donne svolgevano nel 2008-2009 il 76% del lavoro familiare (la quota era del 78% nel 2002 e del dell'85% nel 1989). L'esperta di Palazzo Koch evidenzia come “l'Italia sia l'unico paese occidentale in cui le donne lavorano, considerando lavoro retribuito e lavoro domestico, significativamente più degli uomini (secondo alcuni dati riportati da Zizza si tratterebbe di ben 75 minuti in più al giorno).
Sulla stessa linea la ricerca dell'Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori), presentata dal responsabile del servizio statistico Marco Centra: “La giornata media lavorativa degli occupati con almeno un figlio, tenendo conto del lavoro retribuito, del lavoro familiare e degli spostamenti da casa al lavoro, è di circa 15 ore. La maggior parte del tempo dei padri, circa 10 ore su 24, è dedicato al lavoro retribuito,
mentre il tempo delle madri è diviso tra lavoro familiare, 8 ore e 35 minuti, e lavoro retribuito, 7 ore e 9 minuti”.
Ecco che, spiega Centra, “
in generale la giornata lavorativa femminile, rispetto a quella maschile, è più lunga di 45 minuti. Le donne dormono circa 10 minuti meno degli uomini, hanno meno tempo da dedicare alla cura di sé e al tempo libero, ma soprattutto dedicano molto più tempo al lavoro domestico”.