L'ex segretario Cgil intervistato da RadioArticolo1. "Ripartire dal metodo per un confronto vero". La vera questione è la formazione per chi entra nei luoghi di lavoro, durante l'attività e nel resto della vita: lì si gioca la "partita della produttività"
"Si cominci a mettere le basi per una vera forma di confronto: la cosa migliore sarebbe il metodo, cioè
se si prova a fare sul serio". A dirlo è Guglielmo Epifani, ex segretario della Cgil, intervistato da
RadioArticolo1 nelle ore in cui entra nel vivo il negoziato sulla riforma del lavoro. "C'è un problema di metodo - precisa Epifani -, perché finora il confronto è stato fatto più sui mezzi d'informazione che nelle sedi competenti. Questo è un negoziato che se si apre va concluso".
"Il sindacato - osserva subito il presidente dell'associazione Bruno Trentin - ha consegnato al governo una posizione unitaria in cui si punta molto sul bisogno di
formazione per chi entra nei luoghi di lavoro, durante l'attività e nel resto della vita. Io credo che questa sia la vera grande questione, anche per le imprese. Attorno a questo si gioca la partita della produttività".
Quanto alla riduzione di tutte le forme di
precariato, osserva ancora Epifani, "è un po' strano che tutti quelli che dicono che ce ne sono troppe sono gli stessi che le hanno teorizzate. Bisogna puntare all'
apprendistato come contratto d'ingresso, questa è la soluzione. Poi, attorno, all'apprendistato si può lavorare ancora".
Sull'articolo 18, "secondo noi non va toccato, l'unico problema è la lunghezza del processo". Poi c'è il tema degli
ammortizzatori sociali: "Da un lato - aggiunge Epifani - c'è l'esigenza di riformarli, dall'altra però c'è un'urgenza della crisi che non ti consente di fare troppa filosofia, perché a chi va in cassa integrazione bisogna dare una risposta adesso, non chissà tra quanto tempo".
Infine una riflessione sul
modello tedesco. "Colpisce perché un paese come la Germania, anch'essa in crisi, ha perso meno della metà dei posti di lavoro avendo quasi una volta e mezzo i nostri occupati, e oggi ha ripreso quasi tutta quella occupazione persa. Come hanno fatto? Durante la crisi hanno tenuto i lavoratori dentro ai posti di lavoro, riducendo l'orario, con lo Stato che ha dato la differenza sui salari: esattamente il contrario di quello che Fornero vuole fare. Separare i lavoratori dalle imprese vuol dire licenziarli, bisogna essere chiari, non è che possiamo usare eufemismi".