Il giudizio di Riccardo Gazzaniga, poliziotto e delegato del Silp Cgil di Genova: "Un film pericoloso perché lo spettatore viene indotto a considerarci tutti di quella pasta". La distorsione più grave? "L'organizzazione del lavoro è completamente diversa"
Il film Acab? “Un'occasione perduta, perché nessuno prima aveva fatto un film sui reparti mobili e al tempo stesso un messaggio pericoloso, perché lo spettatore viene indotto a considerarci tutti di quella pasta, esseri deviati e un po' dannati, irrimediabilmente particolari”. Insomma, secondo
Riccardo Gazzaniga, “celerino” di 35 anni e delegato del Silp Cgil di Genova, nel film che in questi giorni arriva nelle sale cinematografiche di tutta Italia, “manca completamente la rappresentazione di quella massa di persone normali”, che sono la maggior parte dei poliziotti.
“La condizione del celerino – afferma Gazzaniga in un'intervista pubblicata dal Corriere Mercantile – ruota attorno alla necessità di trovare un punto di equilibrio tra la durezza di certe giornate e la nostra vita, i nostri affetti, le nostre idee, chiaramente anche quelle politiche. E bisogna riuscirci, anche se non sempre è semplice. Perché
puoi ritrovarti in situazioni che non conosci, sbattuto a centinaia di chilometri di distanza, senza sapere perché sei stato mandato lì”.
E poi, osserva ancora il delegato del Silp,
non ci sono solo gli ultras, ma anche “operai, sfrattati, uomini e donne che rivendicano diritti. E se sei lì è perché, fallita o scricchiolante la mediazione, la soluzione finale rischia di essere solo muscolare: tu in quel momento sei lo Stato”.
Ma
la distorsione più grave nel film è quella sulla “organizzazione del lavoro”. Secondo Gazzaniga, infatti, l'immagine del gruppo di “fratelli” celerini che lavora sempre insieme è completamente fuorviante. “All'interno di un reparto – osserva il delegato del Silp – la composizione delle squadre cambia in continuazione e quindi è impossibile schierare sempre la stessa formazione. Se qualcuno ti chiama fratello – afferma Gazzaniga – è perché ti vuole prendere per il c...”.
Giudizio più positivo invece
sull'attore Favino e sul suo personaggio, “più sfaccettato” degli altri. Tuttavia, seppure l'attore è “bravissimo e credibile” anche il suo “Cobra” secondo Gazzaniga è un personaggio “estremo e surreale”.