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La sonata della violinista precaria

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"Ah, sei musicista! E di lavoro cosa fai?". La domanda è ricorrente per i professionisti della musica come Sabina, 33 anni, che racconta le difficoltà di un mestiere non riconosciuto, in cui il lavoro nero è la norma DI FABRIZIO RICCI

di Fabrizio Ricci, rassegna.it

Sonata della violinista precaria (foto di A.Vivaldi da Flickr) (immagini di Fabrizio Ricci)
“Ah, sei musicista... e che lavoro fai?”. La domanda che fa più male. Quella che non vorresti più sentire se di mestiere fai, appunto, il musicista. Ma anche quella che rende meglio l'idea di quanto questa nobilissima professione sia poco riconosciuta nel nostro Paese. Lo sa bene Sabina Morelli, 33 anni, che la musica la coltiva da quando ne aveva otto e oggi è una violinista, brava, ma precaria. D'altronde, Sabina non rappresenta di certo un'eccezione nel panorama dei musicisti italiani, visto che secondo i dati del Siam (Sindacato italiano artisti della musica) il 95% dei musicisti professionisti in Italia è rappresentato da lavoratori intermittenti. Ovvero, da precari che lavorano spesso in nero, non godono di alcuna tutela, non hanno il diritto di ammalarsi o di acquistare a rate, di accendere un mutuo o di fare figli. E una pensione, riforma o non riforma, non la vedranno mai.

Sabina, insomma, che lavoro fai?

Faccio la violinista precaria. Ormai l'aggettivo è parte integrante della risposta, visto che da quando ho iniziato è un continuo peregrinare in cerca di lavoro, passando da un'orchestra all'altra, da una città all'altra, anche all'estero. In Italia la vita del musicista è questa, una vita da nomadi, in cui sono impensabili normali relazioni sociali. E non è per niente facile.

Secondo te cosa non va in particolare?

E' il sistema che non funziona, a partire dalla formazione. In Italia se vuoi studiare musica lo devi fare di pomeriggio, al conservatorio, mentre la mattina fai un'altra scuola, i due percorsi sono completamente distaccati e non si tiene in nessun conto lo sforzo maggiore che lo studente è chiamato a fare. All'estero non è così, la musica è una materia che ha pari dignità e si studia la mattina insieme alle altre. Per di più, ora i miei dieci anni di conservatorio sono stati equiparati ad una laurea breve di tre anni. Non dico altro.

Poi arriva il momento di entrare nel “mercato del lavoro”...

E lì iniziano anche i dolori. Prima di tutto nessuno ti indirizza a fare master o scuole di specializzazione e men che meno a trovare un lavoro. Quindi le cose sono due: o si va per conoscenze e amicizie, all'italiana diciamo, oppure si fa come ho fatto io, si smette. Perché il panorama che ci si trova davanti può essere davvero desolante. E quello che ho trovato allora io, nella mia regione, l'Umbria, che da un punto di vista musicale non offriva nulla, lo era. L'unica prospettiva? Tirare a campare facendo quelle che noi in gergo chiamiamo significativamente “marchette”, ovvero suonando qua e là, rigorosamente in nero, spesso in condizioni poco consone (al freddo per esempio) e, soprattutto, senza gioia.




Ma davvero il nero è così diffuso nel vostro settore?

Il nero è la norma. Ti dicono “vieni a suonare tre giorni” e poi ti pagano 200 euro in contanti, nei casi fortunati la sera stessa, ma più spesso dopo sei mesi. Oppure, ti fanno un rimborso spese di 80 euro, sul quale comunque non si pagano le tasse, e poi il resto te lo danno in nero. Naturalmente senza alcuna garanzia, per cui se ti ammali, addio.

Verifiche, controlli?


Per esperienza personale dico: inesistenti. Da quando ho 15 anni e ho cominciato a suonare in questi contesti non ne è ho mai visto uno. Gli unici controlli rigorosi sono quelli della Siae sul diritto d'autore.

Quando descrivi questa situazione ti riferisci soltanto ad un contesto di piccole realtà locali, o no?

A dire il vero no. Ad esempio ho personalmente vissuto un'esperienza emblematica con un'orchestra italiana, diretta da un musicista di fama internazionale. Abbiamo suonato a Londra, alla Royal Albert Hall, e sono stata pagata 50 euro con ritenuta d'acconto e i restanti 200 (250 é il cachet standard di questa orchestra) in nero dopo due mesi.

Con tutto questo nero a livello pensionistico non devi essere messa bene...

Direi piuttosto che sono messa malissimo. Ho pochissimi contributi versati dalle poche orchestre stabili con cui ho lavorato, che sono le uniche che pagano regolarmente, anche se sempre con contratti precari di una, due settimane al massimo.

Ma torniamo al tuo percorso. Hai detto che, finiti gli studi, hai smesso di suonare. Quando e perché hai ricominciato?

Ho ricominciato a 25 anni, poco prima di laurearmi in Comunicazione internazionale. A farmi cambiare idea è stata un'esperienza bellissima, quella dell'Orchestra giovanile italiana nella quale suonava mia sorella. Lì ho ritrovato l'entusiasmo e la gioia di suonare che avevo perso. E così ho ripreso il mio percorso a ostacoli.

Come si cerca un lavoro da musicista?

Si fanno più audizioni e concorsi possibili nei teatri stabili, finanze permettendo, però, dato che ogni volta se ne vanno 200-300 euro per viaggio e alloggio. E poi, ormai i concorsi, grazie ai tagli del Governo Berlusconi, sono praticamente chiusi. Nel frattempo, in attesa di una chiamata, si studia, 6-7 ore al giorno. Tutto naturalmente a spese proprie e senza uno straccio di ammortizzatore sociale. Di recente ci hanno tolto anche la disoccupazione a requisiti ridotti. Evidentemente, nemmeno lo Stato ci considera lavoratori come gli altri.

Adesso stai lavorando?

Sì, ho un contratto di tre mesi più tre mesi al San Carlo di Napoli. E mi sembra di aver vinto al lotto, per sei mesi lavorerò nello stesso posto e con un contratto regolare. Vi pare poco?



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TAGS violinista precari violino musicisti musica precarietà

05/01/2012 15:44

Leggi i commenti

20
@Stefano: mi sfugge il modo in cui un Albo professionale migliorerebbe le cose ed eliminerebbe il nero...
19
Una società in cui la Musica sia riconosciuta come un "SAPERE" importante per tutti; preziosa nel permettere lo sviluppo di tutte le potenzialità di un ragazzo; di ogni ragazzo (non solo del futuro musicista); e dunque un "SAPERE" che deve essere inserito, come materia "inter pares" nella scuola italiana!
Questo è l'unico obiettivo a cui mirare, per far sì che il lavoro del Musicista sia diffuso in Italia...
Per questo lavora il CODIM.
P. Blumetti - referente Codim, www.codim.jimdo.com -
18
Sono un neofilo in campo musicale (4/5 anni a tempo perso), ma chiunque abbia vera passione per un qualsivoglia strumento potrebbe tranquillamente trovare lavoro in qualsiasi settore (non perché lo debba fare, ma ne avrebbe le capacità.... attenzione smisurata per il più piccolo dei dettagli, abitudine a pensare in almeno 4 dimensioni, ecc..). Unica soluzione sarebbe quella di organizzare un Albo professionale come tutte le altre professioni in Italia. Il nero nel lunghissimo periodo sparirebbe.
17
INPS REQUISITI RIDOTTI
SIETE SICURI DI QUESTA NOTIZIA
SE SI,PERCHE' NON CI UNIAMO TUTTI FACENDO UN CASINO INFERNALE DATO CHE I NOSTRI SINDACATI E POLITICI VICINI (SOLO PER LA FACCIATA) A NOI DORMONO
16
messaggio a tutti coloro che hanno commentato l'articolo: le vostre riflessioni sono molto interessanti e meritano più spazio dei 500 caratteri consentiti dal nostro form di commenti. vi segnaliamo un'opzione in più: la nostra area di partecipazione, http://www.rassegna.it/lettori/index.cfm. Loggandovi potrete scrivere e pubblicare testi senza limiti di spazio. grazie e continuate a seguirci, la redazione
15
(segue da precedente post). b) concordo con chi dice che i musicisti davvero bravi il lavoro lo trovano... o se lo creano. Sono finiti per tutti i tempi in cui ce se la cavava fantozzianamente imboscandosi per sempre, stipendio assicurato e culetto al caldo, in qualche posto statale o pseudo tale. c) la cultura delle marchette rimane florida grazie soprattutto ai marchettari: chi si fa trattare come un cane (orfano) tiene vivo il sistema (vergognoso), in cui prosperano i pochi furbissimi.
14
Sono una mancata violinista precaria. Dopo un diploma abbastanza brillante e due anni di perfezionamento in Austria (oltre 15 anni fa), appena capita l'antifona (prospettiva : vita da nomadi con marchette) ho cambiato strada (laurea, lavoro aziendale, consulente, ecc). Ora suono per diletto e per me le marchette sono una cosa seria. Il mio punto di vista è, in sintesi: a. sbagliano i maestri di conservatorio a illudere gli allievi (faranno tutti i solisti, n'est pas?), non indirizzano. b.segue
13
Il problema è che continuiamo a credere che in Italia ci siano grandi talenti, ma in realtà non ci sono. Il livello medio è bassissimo rispetto all'estero, e il conservatorio sforna centinaia di diplomati che non sono in grado neppure di entrare in un'orchestra di seconda categoria.
Se poi - come si evince dal tuo commento - intendi dire che è tutta colpa di Berlusconi, vuol dire che hai le idee davvero poco chiare: ed è per questa scarsa chiarezza generalizzata che non si va avanti!
12
@ Matteino: a Milano il liceo musicale c'è dal 1981, a Parma dal 1977, tanto per farti due esempi. Lì hanno sempre funzionato.
Sunare per 150 euro 8 minuti di musica ad un matrimonio, non mi sembra mal pagato: molto peggio insegnare musica per 12 euro l'ora in una scuola comunale...
Io faccio il musicista freelance, lavoro molto all'estero, un po' meno in Italia. All'estero gli italiani sono pochi. E sopratutto sono pochi (se non del tutto assenti) i giovani italiani nei cartelloni.
[segue]
11
[i grandi veri talenti prima o poi trovano sempre lavoro....] Silvia

si una frase di comodo che trova ampio respiro giustificativo di una situazione insostenibile,ma fra il vero talento e il musicista poco talentuoso esistono tanti mestieri musicali che non necessitano di fuoriclasse.

Sarebbe come pretendere di chiudere la facoltà di Fisica, tanto un Einstein emergerebbe comunque.
10
Questo è il problema. Nella formazione, però, al Conservatorio di Frosinone, qualcosa succede. Per esempio, il progetto Leonardo che da due anni porta diversi diplomati del nostro e di altri Conservatori, con coi associati in partnership, a effettuare stage presso importanti istituzioni musicali. E qualcuno trova lavoro. Il 9 e 10 marzo un seminario sul tema a Fiuggi.
9
3) con oltre 500 diplomati ogni anno è normale la disoccupazione... peccato che i migliori musicisti italiani lavorano all'estero, magari in teatri d'opera, apprezzati e rispettati... i meno bravi rimangono in un paese dove orchestre e teatri chiudono perchè ritenuti superflui e con un sacco di gente che fa commenti beceri ed addirittura dichiara che l'evasione fiscale è giusta e giustificabile.... ma sotterratevi....
8
Alcune considerazioni a merlino...
1) i licei musicali esistono e sono riconosciuti da adesso... anche se sono partiti raffazzonati e all'italiana senza nemmeno graduatorie nazionali per insegnarci lo strumento (all'italiana come al solito)
2) delle marchette non devono vergognarsi i musicisti ma gli organizzatori che si incassano il restante 50% (quello delle tasse).
3) continua.....
7
Manca la cultura musicale in italia ,anche se siamo padronidel bel canto nel mondo. Nonsi creano orchestre liriche, non si diffonde la musica nei mass media ,salvo rare eccezioni ,nonsicreano lavoro per musicistidi jazz , anche alla rai e mediaset nulla, poi non si abolisce la piu grande truffa del momento nella musica leggera da ballo e cioè il play back legalizzato sigh.....basterebbe una leggina e farlarispettare a suon di multe e carcere ..... molto èda rifare ecco....
6
i grandi veri talenti prima o poi trovano sempre lavoro....
5
le considerazioni...
1) Le marchette sono da sempre parte integrante dell'attività dei musicisti. Basta farle con una buona preparazione è non vedo perché vergognarsi.
2)Purtroppo, se non si facesse del nero, l'attività dei musicisti sarebbe ridotta ancora di più a causa dei costi, che sarebbero elevatissimi (tra ex-enpals e tasse, oltre il 50% del cachet).
3)Con oltre 500 diplomati ogni anno, in Italia, è inpensabile un lavoro fisso. Lo sarebbe in qualsiasi altro paese!
4
Alcune inesattezze.
Il vecchio diploma è stato equiparato ad una laurea di secondo livello (non esistono lauree brevi o lunghe, ma solo di primo o di secondo livello).
Se si vuole fare una scuola superiore e il conservatorio contemporaneamente, è possibile fare un liceo musicale.
Peraltro un liceo scientifico o classico è compatibile con il conservatorio (lo è sempre stato, e molti mnusicisti hanno un diploma di scuola media superiore).
E alcune considerazioni...
3
Anch'io sono violinista e nella vita essendo portata solo in questo,ho fatto solo la violinista.Ma posso permettermelo solo perche i miei genitori mi lasciano vivere sotto il loro tetto.Io ho scelto poi la laurea breve,dopo pero un percorso di formazione di piu di dieci anni,e comq è piu complesso perche ti fanno studiare molte materie in piu rispetto i vecchi programmi tradizionali.Ma direi che la questione e piuttosto che tutti i musicisti che hanno studiato in Conservatori non hanno diritti.
2
Faccio il musicista professionista da quando avevo 12 anni, ora ne ho 53. Per più di 20 anni ho suonato in orchestre italiane (finanziate con soldi pubblici, alcune delle quali facenti parte di grossi enti lirici), ma stranamente non ho ancora raggiunto il minimo dei contributi enpals. Motivo? un misterioso incendio ha distrutto l'archivio di uno di questi enti lirici, altre orchestre non pagavano per nulla. Ora lavoro all'estero, da free lance, dove il mio lavoro è rispettato e apprezzato
1
Io suono il piano e mi sono laureata in Economia e Commercio. Lavoro in banca e coltivo la mia passione per la musica. Di questi tempi, penso che se non avessi fatto questa scelta, a meno che non avessi avuto i genitori a mantenermi, non avrei saputo come fare.

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