Si è concluso il 29 gennaio il forum brasiliano. Si è discusso di un manifesto comune sullo sviluppo sostenibile dle pianeta e della mediazione con i nuovi movimenti sorti negli ultimi anni. Il prossimo appuntamento a più tappe sarà nel 2013 in Maghreb
Si è concluso il 29 gennaio scorso, a Porto Alegre, il Forum Sociale Mondiale tematico "Verso Rio + 20". I cinque giorni di discussione si sono articolati in gruppi tematici e di lavoro, affrontando anche il percorso dei prossimi mesi del Forum Sociale Mondiale, che sfocerà, nel 2013, in un Forum a "più tappe" nei paesi del Maghreb, protagonisti della primavera araba. Sfuma infatti la possibilità di tenerlo in Egitto, data l'attuale instabilità dell'area, e l'impossibilità di assicurare standard di sicurezza accettabili.
Al centro della discussione, però, ci sono stati anche i temi dello sviluppo sostenibile, del lavoro dignitoso e dei diritti del lavoro, della rappresentanza e del dialogo sociale. I movimenti della società civile, come era prevedibile, hanno dovuto affrontare un percorso molto complesso per poter affrontare in modo unitario l’organizzazione, la presenza e la strategia per l’evento di Rio +20 sullo sviluppo sostenibile. In termini organizzativi, si è formata la Cupula de los povos, il comitato composto da tutte le realtà associative e sindacali che hanno aderito all’iniziativa del Vertice dei Popoli, un evento parallelo alla Conferenza ufficiale delle Nazioni Unite. "L’iniziativa del Forum Tematico di Porto Alegre – afferma Sergio Bassoli del Dipartimento Politiche Globali della Cgil - è il contributo del Forum Sociale per la elaborazione di documenti e per la ricerca di una sintesi comune da portare al vertice.
Lo sforzo fatto in questi mesi, a detta dei protagonisti del movimento, è stato quello di mantenere un tavolo unitario tra Movimenti ambientalisti, sociali, indigeni e nuovi movimenti. In questo percorso, la Cut, il sindacato brasiliano, ha giocato un ruolo di ponte e di collegamento con i sindacati internazionali, oltre al ruolo giocato nel contesto brasiliano. Per esempio, si è creato un asse comune tra Cut e Smt – Movimento Sem Terra - che ha permesso la mediazione all’interno della rete di Via Campesina, rispetto alle posizioni da tenere sulla critica alla Economia Verde. L'obiettivo è quello di avere un Manifesto condiviso ed accettato dall’insieme delle associazioni che aderiscono al Vertice, un documento di pochi punti che dovrà tener conto delle differenze e quindi dovrà essere un testo di mediazione.
Due sono i nodi politici emersi nel corso dei dibattiti di questi giorni. "Il primo - continua Bassoli - è relativo alla critica all’economia verde come strumento per costruire la strategia globale di sviluppo sostenibile. Le posizioni dei movimenti indigeni sono di radicale critica, di aperta condanna e di rifiuto dell’economia verde, vista come la nuova frontiera dello sfruttamento e dell’espropriazione delle risorse naturali da parte delle nazioni ricche, delle multinazionali". Questi movimenti propongono in alternativa il concetto di
buen vivir, di armonia e di parità di diritti tra essere umani e natura, "con il ruolo centrale, simbolico e mistico – spiega ancora il sindacalista - della madre-terra. Per cui, riprendendo la cosmovisione andina, la vita ed il concetto di benessere è regolato dal rapporto con la terra, fonte di vita".
L’altra visione, che sembra prevalere e che dovrebbe essere la posizione espressa nel documento/manifesto che si presenterà al vertice dei popoli, è di critica a determinate ipotesi e programmi definiti di Economia Verde o sostenibile, come sono i programmi di produzione di etanolo per i bio-carburanti, estratti dalla soia, dal grano e dal mais, vera minaccia per il pianeta, che stanno rubando ingenti quantità di suolo fertile per l’alimentazione umana, rovinando l’economia agricola familiare, responsabili dell’aumento dei prezzi degli alimenti.
Il secondo tema politico delicato, emerso durante il Forum ed affrontato nelle numerose e articolate discussioni di corridoio, è quello relativo al rapporto tra la vecchia guardia del movimento dei Forum Sociali ed i nuovi movimenti, sorti negli ultimi anni, dagli indignados ai movimenti Occupy, alle reti contro i mega-progetti. Da parte di questi ultimi vi è il rifiuto a riconoscere le vecchie leadership e le vecchie procedure della fase Seattle – Porto Alegre, 2000 - 2011. Da parte dei vecchi leader , invece, c'è la coscienza di dover e voler passar la mano ma tempi e modi appaiono non ancora essere ben identificati ed individuati. "Lo stesso spazio dei Social Forum – conclude Bassoli - sembra essere non più adatto per il confronto e per l’organizzazione di eventi a livello globale, tanto da portare il gruppo storico a pensare ad un appuntamento di valutazione, come quello in programmazione in Galizia il prossimo mese di ottobre".