“Per denunciare una malattia professionale ci vuole coraggio: non è facile da dimostrare, si ha paura di essere licenziati. È arrivato il momento di prevedere una specifica tutela per i lavoratori che si ammalano, come accade in tanti paesi europei”. A dirlo è Franca Gasparri, dell’Inca Cgil nazionale, intervenendo al convegno “Le nuove sfide per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” in corso a Rimini, presso la sede della locale Camera del lavoro.
Le denunce delle malattie professionali sono in lieve ma costante aumento (nel 2011 siamo arrivati a 46 mila denunce, di cui il 32 per cento inoltrate direttamente dall’Inca), ma la situazione presenta ancora molte criticità. “C’è anzitutto una reticenza da parte dei medici di famiglia e dei medici competenti – spiega Gasparri – che spesso di rifiutano di fare denuncia, dimenticando che c’è uno specifico obbligo di referto, ribadito peraltro dal Testo Unico. Il lavoratore, insomma, viene lasciato solo proprio da chi dovrebbe essere al suo fianco”. E c’è una parallela reticenza da parte del lavoratore: “Il riconoscimento di una parziale inidoneità può essere l’anticamera del licenziamento. E la paura di perdere il proprio posto di lavoro – malgrado le aziende abbiano l’obbligo, proprio laddove c’è questo riconoscimento, di ricollocare il lavoratore ammalato anche in mansioni inferiori – tende a dissuadere il lavoratore a denunciare la propria condizione di salute”.
Come tutelare, allora, il lavoratore ammalato? L’Inca Cgil ha una proposta:
“Serve un nuovo modello di ammortizzatore sociale – conclude Franca Gasparri – che permetta al lavoratore con inabilità temporanea di avviare un percorso di cura e riabilitazione, da una parte, e di formazione finalizzata alla reimmissione al lavoro, dall’altra. Un ammortizzatore, della durata massima di un anno, che dovrebbe essere a carico dell’Inail, sgravando le aziende dei costi del lavoro. Un simile misura è presente in vari paesi europei, come Svezia, Belgio e Spagna: per le imprese è un vantaggio, per i lavoratori è l’esigibilità di un diritto”