“Occorre ripartire dalla contrattazione: dobbiamo tornare a farla in tutte le aziende, con un forte impegno da parte sia delle categorie sia della confederazione. Alcuni accordi sono stati fatti, come nel settore artigiano, ma vanno estesi a tutti i comparti produttivi. E dobbiamo prenderci più cura dei nostri Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, perché la salute di chi lavora è anzitutto nelle loro mani”. A dirlo è Sebastiano Calleri, responsabile Salute e sicurezza della Cgil nazionale, aprendo i lavori del convegno nazionale “Le nuove sfide per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” in corso a Rimini, presso la sede della locale Camera del lavoro.
L’esponente sindacale ha toccato diversi punti sensibili, partendo dalla considerazione che “
la crisi comporta un prezzo pesantissimo per la sicurezza” e che non bisogna cedere, proprio perché sospinti dalle difficoltà economiche generali, alla “logica dello scambio”. Sulla sicurezza, ha spiegato il responsabile Cgil, attualmente c’è uno stallo: “Abbiamo un problema enorme sulla vigilanza, con un numero di ispettori assolutamente insufficiente; abbiamo il Sistema informativo nazionale che non è ancora partito; abbiamo un accordo Stato-Regioni sulla formazione insoddisfacente, perché non assicura la corretta formazione ed è disattento ai rischi specifici; abbiamo un processo di valutazione dei rischi nelle piccole imprese che potrebbe non funzionare”.
Tra le altre questioni, Calleri ha anche ricordato l’
aumento significativo delle malattie professionali (“questa sarà la vera emergenza dei prossimi anni”, ha spiegato), la necessità di intervenire in favore dei lavoratori precari (“si ammalano il doppio degli altri, ma non godono di tutele”), i ritardi e le criticità dell’Inail: “La banca dati degli Rls, prevista nel Testo Unico, ancora non è stata attivata; il piano straordinario destinato alle imprese, finanziato con 205 milioni di euro, è stato realizzato senza il coinvolgimento del sindacato e con poca attenzione alla qualità dei progetti; i 14 milioni per la formazione degli Rls sono ancora fermi”. In conclusione, il responsabile Salute e sicurezza della Cgil nazionale ha ricordato che “la materia è complicata: occorre quindi fare tutti, e questa è la nostra prima priorità, uno sforzo di conoscenza e di cultura”