Offensiva mediatica dei vescovi Usa contro il presidente, reo di aver varato una riforma sanitaria che impone servizi di contraccezione, aborto e sterilizzazione in tutti gli ospedali, compresi quelli cattolici. "E' un attentato alla libertà religiosa"
La corsa di Obama per la riconferma alla presidenza degli Stati Uniti ha un nuovo ostacolo. E non è un ostacolo di poco conto. A schierarsi contro l'attuale amministrazione di Washington sono infatti
i vertici della chiesa cattolica americana che hanno lanciato una vera e propria offensiva alla Casa Bianca, fatta di video-messaggi, interventi sui giornali, lettere aperte ai fedeli lette la domenica a messa.
A scatenare l'ira dei vescovi d'oltreoceano è l'ultimo capitolo della riforma sanitaria voluta dalla Casa bianca. Lo scorso 20 gennaio il ministro (Secretary) della Salute (Health and Human Services, Hhs), Kathleen Sebelius, ha pubblicato l'ultimo regolamento attuativo della legge 'Affordable Care Act' firmata da Obama a marzo del 2010. Il provvedimento rende obbligatoria per tutte gli istituti sanitari – compresi, dunque, gli ospedali cattolici - una
copertura sanitaria che comprende i servizi di contraccezione, aborto e sterilizzazione. Gli istituti hanno tredici mesi di tempo per adeguarsi. L'intenzione della Casa bianca è quella di ridurre aborti e connessi costi sanitari.
Apriti cielo: chiedere alla chiesa di garantire servizi contraccettivi nei suoi ospedali è un “attentato alla libertà religiosa”, secondo molti esponenti cattolici. Libertà religiosa che secondo i vescovi Usa è talmente a rischio, nell'era Obama, che la Conferenza episcopale ha recentemente creato un comitato per la sua difesa.
Il presidente della Conferenza episcopale Usa, mons.
Timothy Dolan, arcivescovo di New York ha tuonato: “Mai prima di oggi il Governo federale ha obbligato le persone e le organizzazioni a comprare sul mercato un prodotto che viola la loro coscienza. Ciò non dovrebbe accadere in un paese nel quale il libero esercizio di religione è tra i primi diritti sanciti dal 'Bill of rights' (i primi dieci emendamenti della Costituzione, ndr.)”.
Ma, come riporta l'agenzia TMNews, sono molti gli interventi di questi giorni per invitare i fedeli a contrastare le misure. E alcuni sono arrivati
direttamente dai parroci che hanno celebrato la messa domenicale leggendo una missiva del loro vescovo: la misura adottata dal Governo federale “colpisce il fondamentale diritto alla libertà religiosa di tutti i cittadini di fede”, si legge ad esempio nella versione del vescovo di Marquette Alexander K. Sample, che, con sguardo alle elezioni presidenziali di quest'anno, ricorda come i cattolici rappresentino “un quarto” della popolazione.
“Non possiamo adeguarci a questa legge ingiusta e non lo faremo – si legge ancora - I cittadini di fede non possono essere trattati da cittadini di seconda classe. Ci stiamo unendo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle di altre fedi e a tante altre persone di buona volontà in questo importante sforzo per riconquistare la nostra libertà di religione”.