Accordo in Europa sul "fiscal compact", le nuove norme di rigore sui conti pubblici. Alla fine è un patto a 25: Londra resta fuori e, a sorpresa, non firma neppure Praga, ma non è un no definitivo.
I 25 paesi membri ora si impegnano a inserire nella Costituzione la ”regola d'oro” dell'obbligo di pareggio di bilancio (con possibilità di sfondamento entro lo 0,5% del Pil) e a ridurre il debito al 60% del Pil in 20 anni con sconti in base agli “altri fattori rilevanti” (debito privato, sostenibilità del sistema pensionistico ecc.). Monti ha definito l'impegno sul debito “assolutamente sostenibile” per l'Italia.
Non si è parlato invece del rafforzamento del fondo salva stati - Esm o "firewall" - che entrerà in vigore a luglio, ma l'ok al fiscal compact era un prerequisito indispensabile per affrontare anche questo argomento, cui com’è noto la Germania è allergica.
II Consiglio a Bruxelles ha preso comunque atto che il “fiscal compact”, in quanto incentrato sul rigore finanziario e sulle misure di austerità, può provocare effetti recessivi. I leader hanno così promesso un riequilibrio con rilancio della crescita e dell'occupazione.