Il segretario generale della Cgil risponde a Scalfari (che aveva citato l’intervista del ’78 a Lama) e rilancia il Piano per il lavoro. Epifani: occorre un negoziato vero sul merito. Europa, forse oggi un accordo DI ENRICO GALANTINI
Tra i molti articoli che ieri affollavano i quotidiani italiani sul negoziato per il mercato del lavoro, tra anticipazioni e retroscena, spiccava il consueto lungo articolo domenicale di Eugenio Scalfari su Repubblica, che si apriva con una ampia citazione dalla famosa intervista che lo stesso Scalfari fece nel gennaio del 1978 a Luciano Lama, allora segretario generale della Cgil, all’epoca della “svolta dell’Eur”. Oggi sulla stessa Repubblica gli risponde con una lunga lettera Susanna Camusso, che sottolinea i passaggi non ricordati di quella intervista e le differenze tra il 1978 e oggi.
“La Cgil oggi, come Lama ieri – scrive il segretario generale della Cgil –, mette al centro occupazione e lavoro, ma mentre allora i salari crescevano, anche se molto erosi dall´inflazione, oggi siamo alla perdita sistematica del loro potere d´acquisto”. E ancora: “La distribuzione del reddito tra profitti e retribuzioni non aveva lo squilibrio di oggi. Tutti, ormai, leggono in questa diseguaglianza la ragione profonda della crisi che attraversiamo”. La diseguaglianza deriva dallo spostamento progressivo dei profitti a speculazione finanziaria riducendo gli investimenti in innovazione, ricerca, formazione e in prodotti a maggior valore e più qualificati. “Senza investimenti, si è scelto di produrre precarietà”, trasferendo su lavoratori e lavoratrici le conseguenze alla via bassa dello sviluppo.
E poi, scrive ancora Camusso:
“Quanta disattenzione alle proposte vere della Cgil, quando indichiamo come priorità un Piano per il Lavoro” che punti sull’intervento pubblico, sul welfare come motore di uno sviluppo attento alle persone, su una nuova idea di sviluppo. “Un Piano per il Lavoro guarda, ovviamente, all´immediato e alla capacità di programmare. In questo quadro intende affrontare anche i nodi della produttività, della contrattazione, della rappresentanza, del mercato del lavoro, e soprattutto del fisco”. Ma per la Cgil “l’urgenza è la riduzione della precarietà che viene prima, molto prima, di altri temi”. “Siamo i primi ad apprezzare che l´Italia sia tornata al tavolo dei grandi – scrive Camusso –, a sostenere sforzi per far ripartire il paese, ma
se ogni scelta presenta il conto solo al lavoro (nella finanziaria la cassa sulle pensioni; nelle liberalizzazioni il contratto ferrovie e l´equo compenso dei tirocinanti, ad esempio), abbiamo il legittimo dubbio, anzi la certezza, che si affronta il ‘nuovo’ con uno strumento antico”. “Se sarà così – conclude il segretario della Cgil –,
non si salverà l´Italia ma una sua piccola parte, che forse non ha bisogno di salvarsi, perché lo fa già tra evasione, sommerso e lobbismo di ogni specie”.
A Scalfari, ma anche all’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, è dedicato invece l’editoriale di Guglielmo Epifani sull’Unità. “Il governo – scrive – ha di fronte a sé due strade: aprire un confronto vero, ascoltare le ragioni di chi giorno dopo giorno si sforza di governare gli effetti di una crisi devastante, ricercare le migliori soluzioni che su questa materia sono quelle condivise; oppure procedere secondo le proprie convinzioni, magari dopo una serie d’incontri rituali”. “
Entrambi gli articoli – nota il presidente dell’Associazione Bruno Trentin – sono figli di una medesima preoccupazione ma
rimuovono il merito, mentre sarà proprio questo a segnare l'esito del confronto”. E al merito invita Epifani nel suo articolo. Che cosa vuol dire concretamente oggi superare la cassa integrazione (centinaia di migliaia di licenziamenti). Quali sono i modi concreti di superare la frammentarietà del mercato del lavoro. A quale mobilità ci si riferisce quando se ne invoca di più. Come si aumenta davvero la produttività. “L'Italia non ha bisogno di altre divisioni e conflitti – conclude l’ex segretario della Cgil –, semmai di coesione e giustizia nei sacrifici. Ci vuole perciò responsabilità e misura anche in questa occasione e in questo confronto. Anche perché
una divisione sociale più profonda non lascerebbe inalterato lo stesso quadro politico”.
E dalle polemiche di casa nostra ampliamo lo sguardo all’
Europa. Oggi a Bruxelles c’è il summit dei capi di Stato e di governo dei 27 e lo stato d’animo prevalente sembra essere l’ottimismo. “Rigore di bilancio, ma anche segnali per crescita e occupazione” scrive Repubblica. “Fonti autorevoli vicine al negoziato intravedono la possibilità di un accordo politico. Giurano che i capi di Stato e di governo, stavolta, hanno intenzione di mandare un messaggio concreto, capace di fronteggiare l'emergenza- recessione e placare i mercati. Resta però aperto il caso Grecia”.
Sempre a proposito di Europa, una segnalazione veloce per la Francia. A meno di tre mesi dalle elezioni presidenziali, Nicolas
Sarkozy annuncia una serie di misure per rilanciare l’economia francese, dopo la perdita della tripla A da parte di Standard & Poor’s. Tra queste
una Tobin tax dello 0,1 per cento a partire da agosto, su tutte le operazioni finanziarie, compresi tutti i derivati e “gli acquisti speculativi via computer”.