In Brasile si discute di ambiente in vista della conferenza Onu di giugno. I rappresentanti latino americani sembrano contrari alla green economy. In agenda anche i temi cari a “Occupy” e “Indignados” DI SERGIO BASSOLI
PORTO ALEGRE (BRASILE)
-
Il Social forum tematico “verso Rio +20” è iniziato con i migliori auspici sotto una pioggia battente, tiepida, dirompente, che ha accompagnato il lungo corteo per le strade di Porto Alegre, città simbolo per il popolo altermondista. Da questa città, con le prime amministrazioni, comunale e statale, del Pt (Partito dei Lavoratori), negli anni '90, nacquero le prime esperienze di bilancio partecipativo e di Sviluppo Sostenibile che si diffusero rapidamente in altre città e stati del Brasile, dando vita alla nuova stagione democratica e di rilancio del Brasile di Lula e, oggi, di Dilma Rousseff. Sempre qui, nel 2001 si tenne il primo social forum mondiale.
Quest'anno è stato pensato in vista della conferenza dell'Onu sullo sviluppo sostenibile, a vent’anni dalla prima Conferenza di Rio. All'iniziativa delle Nazioni Unite (20-22 giugno), si affiancherà il Forum dei Popoli (15-23 giugno), dove le tante e diverse anime del movimento brasiliano, latino americano e globale (sindacati, associazioni, ong) porteranno le proprie richieste e chiederanno conto agli stati e alle Nazioni Unite su vent’anni di promesse e di impegni mancati.
La giornata di apertura, prima dell'avvio dei lavori di 16 gruppi tematici, ha visto la realizzazione di due eventi paralleli. Quello delle associazioni e dei movimenti, presso l’auditorium dell’Università federale, e quello promosso dai sindacati brasiliani, presso l’auditorium dell’Assemblea parlamentare statale. Un'articolazione non nuova tra queste anime dei forum sociali che si manterrà per tutto il forum tematico, con la realizzazione di programmi paralleli.
I gruppi di lavoro tematici sono: città sostenibili, scienza e tecnologia, diplomazia della società civile, etica, Acqua, Consumi, Cultura, Giovani, Territorio e buen vivir, Alternativa alla Economia verde, beni Comuni, Comunicazione e cultura digitale, estrazioni e industria mineraria, Finanza ed economia solidale, Governace ed architettura del potere, Educazione, Sanità.
L’obiettivo è raggiungere posizioni comuni e definire le forme di comunicazione, di dialogo e di protesta per il summit di giugno prossimo. Ma l’obiettivo non scritto, o meglio, la preoccupazione degli addetti ai lavori, è se si arriverà a Rio +20 con una piattaforma largamente condivisa tra i molteplici attori del “movimento”.
Dai primi interventi nella giornata di apertura, appaiono rilevanti divergenze. I movimenti latino americani sembrano posizionarsi sul rifiuto totale dell’economia verde come strategia per ridisegnare una politica di sviluppo sostenibile a livello globale, leggendola principalmente come una variante neoliberista imposta dai settori dominanti delle economie occidentali. La riflessione e il confronto si sposta dunque sul terreno culturale-ideologico, di ridefinizione dell’idea di benessere, di beni comuni che siano ridotti a merce, del buen vivir.
Arrivano i temi cari ai movimenti
“Occupy” e “Indignados”. La loro critica alla politica e ai partiti è radicale; non si salvano completamente neppure le scelte dei sindacati: sembra prefigurarsi una nuova geografia politica.
Nella conferenza di apertura dei sindacati, le sei centrali sindacali brasiliane, finalmente unite, criticano il sistema capitalista ma rivendicano i risultati del Brasile: più salari, più democrazia, più diritti, meno povertà. Chiedono di più: denunciano le morti e gli incidenti sul lavoro (6 morti al giorno, 40 incidenti con invalidità permanente al giorno), il modello agro-industriale, la ancora forte ed insopportabile disuguaglianza sociale, e confermano l'interlocuzione con il sistema politico.
Insomma, il Social forum si conferma
uno spazio di incontro e di dialogo, di contaminazione e di elaborazione di idee e proposte. Gli ingredienti per una discussione profonda ci sono tutti.