In aumento le donne che lasciano l'occupazione. Solo l'anno scorso in 620 si sono dimesse “volontariamente” durante il primo anno di vita del bambino. Tutti i numeri del fenomeno in una rielaborazione della Cgil regionale
Sono 1.750, nelle Marche, le mamme lavoratrici che
nel triennio 2009-11 hanno lasciato il lavoro durante il primo anno di vita del bambino. A più di quarant’anni dalla legge 1204/71 sui diritti e le tutele delle lavoratrici madri (oggi legge 151/01) e altrettanti dalla 1044/71 sugli asili nido, le donne sono ancora costrette alle dimissioni per mancanza di asili o per la difficoltà a conciliare lavoro e maternità.
Secondo i dati della Dpl (Direzione regionale del lavoro), rielaborati dalla Cgil Marche, solo nel 2011,
620 lavoratrici si sono dimesse “volontariamente” nel primo anno di vita del bambino andando a convalidare le proprie dimissioni appunto presso la Dpl. Numeri cui si aggiungono quelli delle mamme lavoratrici che si dimettono dopo il primo anno del bambino, non tenute alla convalida alla Dpl, perciò difficili da quantificare. Per non parlare delle tante lavoratrici precarie per le quali la maternità significa spesso la perdita di ogni speranza di rinnovo del contratto. Un fenomeno, quello delle dimissioni, che torna a crescere sia rispetto al 2010, quando ad abbandonare il lavoro erano state 578 mamme (+7,3%) che rispetto al 2009, quando se ne convalidarono 552 (+12,3%).
Si tratta di
dati preoccupanti – osserva la Cgil –, soprattutto nel corso di una crisi, l’attuale, che penalizza particolarmente le donne. Anche nelle Marche, infatti, permane una situazione di forte incertezza nel mercato del lavoro. Secondo i dati Istat, nel terzo trimestre del 2011 il tasso di disoccupazione femminile torna a crescere prepotentemente raggiungendo l’8,4%: il valore più alto degli ultimi quindici anni, con 26mila donne in cerca di lavoro (5mila in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Nelle Marche, nei primi dieci mesi del 2011, a seguito di crisi aziendali, sono state licenziate e iscritte nelle liste di mobilità 3.789 donne, pari al 43,9% del totale.
Ma chi sono le lavoratrici che lasciano il lavoro alla nascita di un figlio?
ETA'. La maggior parte delle donne è
abbastanza giovane: il 60,5% di loro ha un’età compresa tra 26 e 35 anni e il 12,3% ha dai 19 ai 25 anni.
FIGLI. Gran parte delle lavoratrici ha
almeno un figlio o comunque presenta le dimissioni dopo la nascita del primo bambino (59,4%). Significativo anche il numero delle donne che hanno due figli (32,1%) o più (5,0%). Più limitato il numero di coloro che lasciano il lavoro durante la gravidanza (3,5%).
ANZIANITA' LAVORATIVA. Le donne che lasciano il lavoro hanno generalmente una
breve anzianità lavorativa: quasi il 90% di loro ha un’anzianità inferiore a 10 anni di cui la metà inferiore a 3 anni.
DIMENSIONE AZIENDALE. Le imprese dalle quali le lavoratrici provengono sono prevalentemente di piccole e piccolissime dimensioni, quasi sempre non sindacalizzate e dove maggiore è il senso di isolamento e la solitudine della lavoratrice: i due terzi delle aziende che le donne lasciano quando nasce un figlio ha
meno di 15 dipendenti (67,3%) e il 17,3% ha tra 16 e 50 dipendenti.
SETTORE. Le donne dimissionarie provengono principalmente dal
commercio (32,7%) e dall’
industria (22,7%). Seguono poi credito e assicurazioni (1,8%) e dall’agricoltura (1,5%); per un significativo numero di lavoratrici non viene specificato il settore produttivo di provenienza.
MOTIVI. Tra le ragioni della scelta prevalgono le difficoltà connesse alla presenza, agli orari, ai costi e ai servizi: per la maggior parte delle donne la mancanza di posti nell’asilo nido, o comunque il mancato accoglimento del neonato al nido, rende incompatibile l’occupazione lavorativa e l’assistenza al bambino (25,2%). Di poco inferiore la percentuale di coloro che lasciano il lavoro non potendo contare sull’assistenza al neonato neanche da parte di una rete parentale di supporto (23,7%). Significativo anche il numero delle donne che lascia il lavoro a causa degli elevati costi dei servizi di assistenza al bambino per asili nido, baby sitter e così via (6,9%) o per la mancata concessione del part time da parte dell’azienda (6,8%). Il 13,4% delle lavoratrici si dimette per passare ad altra azienda. Ma poi c’è anche un 20,0% di donne che lascia il lavoro per dedicarsi interamente alla famiglia e in particolare alla cura dei figli.
“Le reali motivazioni di queste donne vanno conosciute e comprese per non lasciarle sole di fronte a una scelta che può essere molto difficile – commenta Daniela Barbaresi, segretaria regionale Cgil –. Soprattutto occorre conoscere il fenomeno per intervenire in maniera efficace attraverso politiche adeguate (politiche del lavoro, sociali ed educative) e garantire un’adeguata rete di servizi a partire da quelli per la prima infanzia. Non solo. Occorre anche
ripristinare la legge contro la vergognosa pratica delle dimissioni in bianco”.