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Governo, oggi è il giorno delle semplificazioni

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Il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il decreto sulle semplificazioni. Mercato del lavoro, da Davos Emma Marcegaglia dice: niente documenti comuni con i sindacati. Cig, Pd e Pdl "niente fughe in avanti". Moody's, in Italia l'auto ancora giù

di Enrico Galantini

(foto di Attilio Crisitini) (immagini di (foto di Attilio Crisitini))
Oggi il Consiglio dei ministri varerà il decreto sulle semplificazioni. “Lo scambio dei dati tra le amministrazioni per via telematica - ha spiegato il ministro della unzione pubblica Filippo Patroni Griffi - consentirà di avere in tempi reali alcuni importanti atti di stato civile, dal cambio di residenza alle trascrizioni degli atti di stato civile, come il matrimonio e la nascita". Ai contenuti del decreto Repubblica dedica il titolo d’apertura e le prime due pagine a cura di Luisa Grion. Sarà più facile rinnovare la patente di guida. Le persone con disabilità potranno ottenere con un unico certificato medico tutte le varie agevolazioni. Per le imprese sono in arrivo varie misure che riguardano molti settori, (ad esempio: verranno semplificate le procedure per l’assunzione di lavoratori extraeuropei e quelle per l’astensione anticipata dal lavoro delle donne in caso di di gravidanze più complesse). Ci saranno semplificazioni in materia di gare di appalto. Saranno spazzate via 333 leggi inutili se non dannose. Sarà possibile vendere pane fresco di domenica e guidare i tir di sabato. Sarà più agevole per le imprese ottenere il bollino verde mentre le automobili rinnoveranno quello blu solo in coincidenza con la revisione. È previsto un controllore ad hoc contro i ritardi degli uffici pubblici. Verrà rifinanziata con 50 milioni la social card.

Mentre a Roma si semplifica, a Davos si discute. Ed Emma Marcegaglia fa gli straordinari con due interviste a tutto campo alla Stampa e a Repubblica. Tra i molti temi toccati, ovviamente, quello della riforma del mercato del lavoro. Marcegaglia dice: “Siamo aperti all'idea di creare una nuova architettura del lavoro e degli ammortizzatori sociali. I sindacati mi paiono un po' più chiusi. In ogni caso ci incontreremo con loro per ragionare su alcuni punti comuni senza fare documenti, così nessuno s’irrigidisce su un testo. Poi di nuovo ci rivedremo con il ministro Fornero. Credo che ci richiamerà tra una decina di giorni: ha detto che vuole concludere entro un mese».
Sui punti in comune Marcegaglia dice che “c'è intesa sulla flessibilità in entrata. Siamo d'accordo nell'incentivare l'apprendistato e il lavoro interinale. Sugli ammortizzatori sociali il ministro ci ha presentato un'architettura completamente nuova ma ha detto che per i prossimi 1-2 anni, poiché c'è la crisi, non bisogna toccare niente e io sono d'accordo. Mentre sul salario minimo abbiamo anche noi qualche perplessità, perché pensiamo che possa disincentivare le persone a cercare lavoro”.

Sugli ammortizzatori sociali anche i partiti della maggioranza in sostanza concordano. Libero intervista Paolo Nerozzi (Pd) e Maurizio Castro (Pdl). “Il primo obiettivo – spiega Nerozzi – è rifinanziare la cassa in deroga per assicurare un reddito a chi non è tutelato da quella ordinaria e straordinaria. Il sistema fino a oggi ha funzionato”. Quindi – gli chiedono – nessun ridimensionamento della Cig ? “Questo è il momento dell'emergenza, poi si può pensare a riformare”.
Anche per Maurizio Castro, sul fronte ammortizzatori sociali le cose hanno funzionato. “Partiamo dall'esperienza positiva nella gestione occupazionale della crisi, che a fronte di cadute del Pil tre volte superiori a quelle degli anni 70 ha contenuto la disoccupazione a livelli tre volte inferiori. I vettori della riforma devono essere l'estensione alle aziende di ogni settore e dimensione dell'ammortizzazione sociale, ma confermando la sua natura assicurativa e rafforzandola attraverso la sussidiarietà contrattuale come nelle migliori esperienze dell' artigianato. E, per carità, nessuna goffa scimmiottatura del modello baltico: il reddito minimo garantito qui da noi equivarrebbe a curare l'acidità di stomaco con l'oppio!”

Insomma, niente fughe in avanti. Anche perché l’anno che inizia promette tutt’altro che bene. Nel mercato italiano dell'auto Moody’s prevede un ritorno indietro di quasi 30 anni, addirittura al 1984 (l’anno della Fiat Uno di Ghidella). Con un calo del 7% delle vendite rispetto al 2011 appena terminato si scenderebbe quindi a 1,625 milioni di unità, ovvero 125mila unità in meno. Oltre all'Italia, cali consistenti sono previsti per Francia (-10%) e Regno Unito (-7%). Il pessimismo di Moody’s riguarda l'intero mercato europeo (-6,2% previsto quest'anno), ma non le vendite mondiali, per le quali si prevede un rialzo del 44% (e del 4,5% nel 2013).



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TAGS mercato del lavoro ammortizzatori sociali semplificazioni nerozzi mercato auto marcegaglia castro

27/01/2012 09:14

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