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Lavoro, economia

L'Italia in crisi cerca il sindacato

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L'indagine Ipsos presentata alla manifestazione "Non pieghiamo i diritti". In tempi di crisi, gli italiani si rivolgono alle organizzazioni dei lavoratori. Ma restano problemi di comunicazione, di rapporto coi giovani e i precari

di rassegna.it

L'Italia in crisi cerca il sindacato
In tempi di crisi, gli italiani tornano a guardare al sindacato. Forse anche perché quasi una famiglia su quattro, esattamente il 23%, dichiara di essere stata colpita direttamente in termini occupazionali, o per la perdita di un posto di lavoro, o per la mancata retribuzione, o ancora per un peggioramento della situazione economica. C'è comunque ripresa di fiducia nel sindacato. Mentre si assiste a un calo delle associazioni degli imprenditori (che passano da 64 a 49 punti di fiducia), le organizzazioni dei lavoratori risalgono, negli ultimi mesi del 2011, da 37 a 40 punti di fiducia. La politica intanto è ai minimi storici, persino sotto i livelli di Tangentopoli. Sono alcuni dati emersi dalla ricerca sulla percezione che i cittadini hanno dell’agire sindacale presentata dal direttore dell'Ipsos, Nando Pagnoncelli. Occasione per illustrare il dossier è stata la manifestazione "Non pieghiamo i diritti", organizzata dalla Cgil al forum di Assago di Milano.

Al di là di questo dato positivo, però, dalla ricerca, effettuata presso i delegati lombardi su un campione di 500 persone, emerge come l'attività del delegato sindacale sia particolarmente difficile: si finisce per essere destinatari di aspettative sproporzionate e c'è chi vorrebbe migliore formazione o si sente poco adeguato, con le ristrutturazioni aziendali che nel frattempo hanno reso più difficile l'attività stessa.

"Difficile e spesso frustrante" – ha proseguito Pagnoncelli illustrando la ricerca - viene definito l'intervento a sostegno dei precari, più fragili e poco propensi a cercare aiuto ma allo stesso tempo disposti ad accettare di più. A peggiorare le cose, poi, è la convinzione registrata dai delegati che i sindacati facciano parte del sistema politico e quindi non siano in grado di dare risposte.

Mancanza di solidarietà tra lavoratori e di unità, crescita precariato, pigrizia, mancanza di fiducia nel sindacato, aumento del potere delle aziende, aumento della contrattazione individuale: ecco i problemi sollevati dai delegati.

Quanto al rapporto tra giovani e sindacato, è difficile avvicinarli. Il problema oggettivo è connesso con nuove le forme contrattuali che impongono margini di manovra ridotti, talora nulli, e chi è precario e giovane spesso “si tiene lontano dal sindacato per paura di ritorsioni”. Inoltre pesa anche il rapporto tra i giovani e la sfera dell'agire politico: sono cresciuti in una società sempre più individualista, poco consapevoli, raramente si avvicinano in modo spontaneo al sindacato, rifuggono dalle assemblee. A farne le spese è il valore della solidarietà. Difficile da trasmettere ai giovani perché estraneo a questa generazione.

Ma Pagnoncelli sottolinea anche un problema di linguaggio e stile nella comunicazione del sindacato. I continui riferimenti al passato sono spesso incomprensibili per i nuovi lavoratori. L'uso di termini astratti, derivati dal "sindacalese", la tendenza a dilungarsi, il modo di esprimersi che suona oscuro e molto pesante, il tratto paternalistico irritante. Sono alcuni dei punti deboli sollevati dai delegati, che chiedono al sindacato di modernizzarsi e ringiovanirsi per non allontanarsi dai lavoratori.

Ad aprire l'iniziativa è stato il segretario della Camera del Lavoro di Milano, Onorio Rosati: "Il sindacato confederale rappresenta il mondo del lavoro che si ostina a guardare all'interesse generale del Paese - ha detto - noi siamo dunque l'esatto contrario di chi protesta oggi nelle strade del Paese. Dove erano questi soggetti nel ventennio berlusconiano?", ha chiesto Rosati. "Perché non hanno mai solidarizzato con nostri scioperi e con la lotta di chi difendeva il proprio posto di lavoro?".

"Le liberalizzazioni non sono tutto, bisogna agire con urgenza per far ripartire l'occupazione". Lo ha detto nel suo intervento il segretario generale della Cgil Lombardia, Nino Baseotto. Per il segretario, Fiat e Trenitalia sono due esempi di ciò che il governo deve fare: ovvero pretendere da imprese strategiche piani industriali che rispondano agli interessi del Paese. 

La giornata, dopo numerosi interventi di delegati, è stata chiusa da Susanna Camusso, che ha invitato il governo ad aprire subito una fase per la crescita. "La 'fase due' - ha detto il leader della Cgil - non può essere all'infinito nel tempo, deve essere qui e ora. Non c'è bisogno di centinaia di forme di lavoro, si devono ridurre subito". Il rischio del negoziato con il governo è che prevalga "la tentazione di lasciare tutto com'è, cioè condannare i giovani a rimanere nella precarietà".



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TAGS sindacati cgil ipsos

26/01/2012 12:37

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