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Confindustria, cigs necessaria per i prossimi due anni

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Marcegaglia ricorda le molte ristrutturazioni industriali in vista. Squinzi apre la campagna elettorale: "Sull'art.18 non la penso come Bombassei". Lo Spi chiede un tavolo sulle pensioni. Airaudo: la Fiom fuori dalla Fiat DI ENRICO GALANTINI

di Enrico Galantini

Confindustria: cigs necessaria per i prossimi due anni
Sindacati e Confindustria si vedranno la prossima settimana, martedì o mercoledì. Lo ha confermato Emma Marcegaglia, che sulla riforma degli ammortizzatori sociali ha ribadito nella riunione della Giunta di Confindustria le stesse perplessità espresse lunedì, dopo l'incontro con il governo. “Siamo aperti a discuterne in modo serio, con i numeri – riporta Il Sole 24 ore –. Non erigiamo nessuna barriera contro. Ma ci teniamo a dire che per i prossimi due anni e mezzo dobbiamo avere a disposizione tutti gli strumenti che abbiamo perché avremo molte ristrutturazioni da gestire”. Per il futuro, disponibilità a verificare se può essere più efficiente quello che propone il ministro, con cig ridotta, sussidi di disoccupazione, salario minimo”. Anche se, ha aggiunto “in una situazione come quella italiana il salario minimo rischia di disincentivare il lavoro. Abbiamo un tasso di occupazione troppo basso, rischiamo di avere a salario minimo 20 milioni di persone”. Sull’incontro con i sindacati la presidente di Confindustria ha sottolineato come “su alcuni punti mi pare che abbiamo visioni comuni, come sugli ammortizzatori sociali e anche sulla flessibilità in entrata. Su altri punti vedremo”. È ovviamente sulla flessibilità in uscita che le posizioni sono distanti: per il sindacato l'argomento è tabù, per Confindustria invece no.

Ma anche tra gli imprenditori ci sono posizioni diverse. Lo ha esplicitato in un’intervista aPanorama che apre la sua campagna elettorale per succedere a Marcegaglia Giorgio Squinzi, patron della Mapei e attuale vicepresidente dell’associazione degli industriali italiani. “Bombassei è un signor imprenditore, ma sull'articolo 18 non la vedo affatto come lui. Io sono per il dialogo con il sindacato, anche in anni difficili come questi”. E parlando della sua storia personale sottolinea: “Non ho mai ridotto il personale, né mai chiesto un'ora di cassa integrazione e non ho un precario tra i miei dipendenti. Da presidente della Federchimica ho siglato sei contratti nazionali senza un’ora di sciopero. E nell’ultimo abbiamo ottenuto anche la possibilità di derogare ai trattamenti minimi economici in caso di giustificati motivi”.
Squinzi è polemico con il rivale, che nei giorni scorsi aveva inviato per e-mail il suo “decalogo” ai membri di giunta e a quasi 300 organizzazioni confindustriali anche sulla stessa Confindustria, che “non ha alcun bisogno di una rifondazione”, come aveva detto Bombassei. “È perfettibile, è migliorabile, razionalizzabile. Credo che si possa farlo, del resto, perfino Luca di Montezemolo ha combinato qualcosa di giusto nella sua presidenza”. Montezemolo, ovviamente, sponsorizza Bombassei.

Sul versante governo-parti sociali ricordiamo l’intervista di Carla Cantone al Manifesto. La segretaria generale dello Spi lancia una sfida all’esecutivo “Il governo Monti parlando di equità aveva creato grandi aspettative. Ma noi qu.esta equità non l’abbiamo ancora vista. Ora chiediamo un tavolo, perché per noi la partita delle pensioni è ancora aperta”. Un tavolo per parlare di tutela del reddito, per riaprire la discussione sulla rivalutazione delle pensioni, per parlare degli stessi criteri della rivalutazione (quelli attuali garantiscono solo un parziale recupero). E poi, ricorda la segretaria generale dello Spi c'è sempre il tema dell'estensione della quattordicesima.
Per quanto riguarda la “fase due” del governo, Cantone ricorda che “lo sviluppo non si crea soltanto con !'industria, ma anche con il welfare. Crea posti di lavoro, ed è doppiamente benefico per gli utenti: per i servizi che offre e perché lascia più reddito nelle loro tasche. Il che
vuol dire poi maggiore propensione ad acquistare”.

In chiusura segnaliamo l’articolo di Giorgio Airaudo sul Fatto. Il segretario nazionale della Fiom racconta nell’articolo come si muove l’organizzazione dopo il diktat di Sergio Marchionne. Racconta dei camper fuori dalle fabbriche e di quello che si può fare all’interno degli stabilimenti. “Non ci è permesso di affiggere in fabbrica nemmeno un volantino”, visto che “sono state sbullonate bacheche di ferro battuto affisse alla Liberazione, nel 1946”. “Ma non ci siamo fatti intimidire: abbiamo iniziato a fare attività durante la pausa mensa e durante le pause alle macchinette del caffè, persino negli spogliatoi, dove il divieto di propaganda e informazione non può essere applicato, perché la legge 300 consente proselitismo sindacale, in tutti gli spazi in cui non si interrompe la produzione”.


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TAGS squinzi cantone airaudo marcegaglia governo

26/01/2012 09:16

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