Secondo il World Economic Forum l'uso efficiente delle risorse non può che diventare un imperativo, anche economico. Usando meglio acciaio, ferro e carbone si potrebbero risparmiare fino a 2mila miliardi di dollari
Con un uso efficiente delle risorse in soli tre settori, ossia carbone, acciaio e ferro, si risparmierebbero 2mila mld di dollari, che tradotti in euro sono oltre mille e 500 mld. E' quanto emerge dal rapporto
'More with Less: Scaling Sustainable Consumption and Resource Efficiency' del World Economic Forum che ieri in Svizzera, a Davos, ha aperto i battenti del summit, in programma fino a domenica.
Il rapporto, realizzato con il supporto di Accenture, una delle principali agenzie di consulenza internazionale, suggerisce come l'industria possa aprire la strada all'efficienza, con vantaggio immediato per il consumatore e l'economia globale.
"La sostenibilità non è un concetto astratto di sviluppo", commenta Sarita Nayyar, del World Economic Forum, sottolineando che "esiste un reale valore economico in gioco. Le aziende che inglobano l'efficienza delle risorse all'interno del proprio business possano determinare un aumento dei ricavi e una riduzione dei costi, migliorando al contempo la reputazione del marchio'.
Le risorse naturali scarseggiano mettendo a rischio la stabilità economica. Basti pensare come i cambiamenti climatici e l'aumento della domanda nelle economie emergenti abbiano fatto cresce i costi dei prodotti agricoli:
in soli 10 anni il prezzo del cacao è aumentato del 246% mentre l'olio di palma del 230%.
Partendo da questo scenario, il rapporto evidenzia che se i beni di consumo aumentassero la loro efficienza energetica, si potrebbero risparmiare 28 miliardi di euro nel 2030. Senza contare che la sostenibilità di un Paese è anche un vantaggio competitivo. L'anno scorso,
India, Stati Uniti e Cina sono scesi di più di 10 posizioni nell'Indice di competitività sostenibile del Forum, che classifica l'impatto delle ricchezze naturali e sociali sulla competitività di un paese.
Al loro posto
sono saliti Brasile, Kenya e Filippine. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia,
ci stiamo avvicinando al "punto di non ritorno", l'uso efficiente delle risorse non può che diventare un imperativo di business. Secondo quanto emerge dal rapporto, dunque, le imprese hanno il potere per spianare la strada alla sostenibilità, orientando i consumi, intervenendo nella catena del valore dell'organizzazione aziendale e nell'agenda politica.