I sindacati di categoria dell’informazione e delle telecomunicazioni chiedono un intervento urgente al presidente e ai membri della
commissione di vigilanza Rai. “Vista la situazione economica e di governo in cui versa l’azienda – osservano Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater e Libersind-Confsal – è importante che i vertici facciano sentire la loro voce con la Presidenza del consiglio rispetto alla riduzione di finanziamenti per le produzioni per l’estero e per il bilinguismo, oltre a sollecitare i ministeri competenti (Tesoro e Sviluppo economico,
ndr) a dare parere negativo alla proposta di cessione degli impianti trasmittenti della Rai e a impegnarsi verso governo e Parlamento affinché all’azienda siano date risorse certe per poter svolgere pienamente la sua funzione, trovare soluzione al problema dell’
evasione dal canone, perché il recupero della tassa non può pesare interamente sulle capacità di persuasione dell’emittente televisiva”.
“A nostro avviso – continuano le sigle di categoria – il piano di risanamento di
Lorenza Lei, deliberato in una reale fase di crisi economica e che ha prodotto una riduzione di entrate commerciali e pubblicitarie, acuite da una serie di scelte industriali errate degli ultimi tre anni, è in assoluta continuità con il piano industriale 2010-2012 di Masi, che credevamo superato. Permangono infatti i punti principali: la cessione di asset strategici, il forte ridimensionamento di settori fondamentali, come le squadre delle riprese esterne, con il conseguente inevitabile aumento del ricorso agli appalti, la rinuncia al mercato estero, attraverso la chiusura di
Rai Med, di
Rai Corporation (una scelta, quest’ultima, che ha già prodotto 39 lettere di prelicenziamento, ndr), delle produzioni di
Rai Internazionale dedicate agli italiani all’estero, quando contemporaneamente Mediaset potenzia la sua offerta nel mondo attraverso il canale
Mediaset Italia International, la riduzione degli uffici di corrispondenza e il loro depotenziamento, la riduzione di attività per le minoranze linguistiche, l’ulteriore rinuncia all’acquisto di diritti calcistici; tutto questo comporterà la chiusura di alcune trasmissioni storiche del sabato sera e della domenica pomeriggio”.
Queste operazioni, a giudizio dei sindacati, produrranno soltanto il taglio di capacità ideative e produttive, di investimenti infrastrutturali e formativi, riducendo la capacità di rilancio della Rai, mentre la perdita di asset strategici potrebbe sottrarre all’azienda le caratteristiche per poter svolgere pienamente la sua funzione di servizio pubblico. “Forniremo, nel più breve tempo possibile, un documento propositivo per un reale
risanamento e rilancio della Rai – concludono i sindacati –, mentre in azienda continueremo la nostra azione di discussione e contrasto nei confronti di politiche industriali e gestionali che consideriamo depressive e sbagliate”.