Dall'Europa arriva ancora un rinvio sull'accordo tra Governo greco e creditori internazionali. Il nodo da sciogliere è quello dei tassi richiesti, ancora troppo alti. Ma senza un'intesa la Grecia non potrà rimborsare 14 miliardi di bond in scadenza
La Grecia sembra sempre più vicina al default: i ministri dell'Economia della zona euro hanno infatti respinto la proposta di accordo tra Atene e i suoi creditori. Ora,
le trattative sulle perdite che questi ultimi dovranno sostenere proseguiranno fino al 13 febbraio, mentre l'Eurogruppo chiede un'intesa nei prossimi giorni. Vacilla quindi la certezza ostentata dal ministro delle Finanze Evangelos Venizelos prima della riunione dell'Eurogruppo: si era detto certo che la soluzione sarebbe arrivata entro i termini stabiliti, ma al termine del confronto tra i ministri è stata invece rinviata ancora una volta.
Intanto, dalla Germania alla Francia, dal Fondo monetario alla Ue, arriva unanime la richiesta di stringere i tempi e di blindare la ristrutturazione del debito che mette a rischio, da mesi, la tenuta dell'euro.
“Chiediamo alla Grecia di trovare un accordo nei prossimi giorni”, ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jena Claude Juncker, spiegando che i ministri vogliono anche progressi sulle riforme strutturali prima dei prossimi aiuti.
Il nodo da sciogliere è quello dei tassi di interesse dei titoli greci.
I creditori, che detengono circa 206 miliardi di euro del debito di Atene (che complessivamente è di circa 330 miliardi), non vogliono andare sotto il 3%, cifra verso cui spinge l'Eurozona che, ha spiegato Juncker, vuole “tassi ben sotto il 4%”. Per i privati sarebbe troppo accettare una cifra così bassa, dopo aver già accettato, in base al precedente accordo, una perdita di valore del 50% delle obbligazioni esistenti.
Ma senza un accordo Atene non saprà come rimborsare i 14,4 miliardi di bond in scadenza e il default sarà a quel punto definitivo. Per questo l'Eurozona mette fretta al governo che non ha saputo respingere da solo l'offerta “finale” del capo negoziatore per l'Iif (Institute on international financig, che raggruppa i principali istituti creditori di Atene), Charles Dallara, che aveva messo sul piatto interessi al 4-4,5%.