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Duecento milioni di disoccupati nel mondo

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L'agenzia Onu lancia l'allarme. Nei prossimi 10 anni serviranno 600 milioni posti di lavoro per garantire la pace sociale. L'Ilo ipotizza tre scenari, diversificati per gravità, ma comunque tutti pericolosi DI SILVANA CAPPUCCIO

di Silvana Cappuccio

Duecento milioni di disoccupati nel mondo
L'emergenza lavoro come urgente priorità da affrontare per uscire dalla crisi mondiale: questo il messaggio lanciato con grave preoccupazione dall'ultimo rapporto, pubblicato in data ordierna, “Tendenze globali dell’occupazione 2012” (“Global Employment Trends 2012: Preventing a deeper jobs crisis”), redatto dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) .

Dopo tre anni di pesante crisi, in un contesto di rafforzamento delle disuguaglianze, non si vedono ancora concrete possibilità di creare nuovi posti di lavoro.

L'ILO ipotizza tre scenari, diversificati per gravità, ma comunque tutti allarmanti. Secondo le proiezioni, il tasso di disoccupazione globale da oggi al 2016 rimarrebbe fermo al 6%. Questo, solo nel corso del 2012, comporterà altri 3 milioni di disoccupati. Se poi si materializzassero le peggiori previsioni e la crescita globale fosse meno del 2% nel 2012, il numero dei disoccupati supererebbe i 204 milioni, vale a dire ce ne sarebbero 4 milioni in più. L'alternativa meno negativa, con un milione di disoccupati in meno, viene delineata solo se si uscirà presto dalla crisi della zona euro. In ogni caso comunque anche questo non permetterebbe di invertire la tendenza del tasso globale di disoccupazione, che rimarrà fermo al 6% circa.

Secondo il rapporto, il mondo deve affrontare la sfida urgente di creare 600 milioni di posti di lavoro nei prossimi dieci anni, per avviare una crescita sostenibile mantenendo la coesione sociale.

Restano inoltre ancora 900 milioni di lavoratori che vivono con le loro famiglie sotto la soglia di povertà di 2 dollari al giorno, concentrati soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

I giovani sono la fascia più duramente segnata dagli effetti della crisi. La loro probabilità di rimanere disoccupati a lungo termine e' tre volte superiore rispetto a quella degli adulti e, nei Paesi a basso reddito, rappresentano una parte enorme dei lavoratori poveri. Si stima che 6,4 milioni di giovani siano completamente usciti dal mercato del lavoro, avendo rinunciato persino alla speranza di trovare un lavoro. La previsione dell'ILO è che, in assenza di adeguate politiche, questa situazione rimanga invariata.

Con l'eccezione dell'Asia orientale, in tutte le aree dal 2009 ad oggi i lavoratori vulnerabili, in maggior parte lavoratrici, sono aumentati di circa 23 milioni, in gran parte nell'Africa sub-sahariana, nell'Asia meridionale, nel Sudest asiatico e nel Pacifico, in America Latina, nei Caraibi e nel Medioriente.

Lo studio dell'ILO sottolinea come dall'inizio della crisi ad oggi siano cambiati sostanzialmente i punti di crescita globale, con un diverso ruolo delle economie emergenti che contribuiscono in maniera crescente alla composizione della domanda mondiale. L'aumento del commercio tra quelle aree ha gradualmente favorito questa trasformazione e la nascita di nuovi centri di avanzamento dell'economia, che hanno la potenzialità di stabilizzare la crescita e prevenire una più acuta recessione. In questi Paesi, le condizioni economiche favorevoli hanno agevolato la realizzazione di occupazione, in tal modo sostenendo la domanda interna, particolarmente in America Latina e in Asia orientale.

Ciò nonostante, poiché le economie emergenti si basano comunque sulle esportazioni nelle economie avanzate, anch'esse hanno visto una diminuzione della loro crescita a fine 2011. A questo proposito, gli autori dello studio evidenziano la necessità di un'azione coordinata sul piano politico allo stesso tempo nelle aree industrializzate ed in quelle emergenti, che potrebbe far beneficiare l'economia globale a partire da questi nuovi punti di crescita e prevenire un ulteriore rallentamento dell'economia.

L'ILO propone inoltre una serie di altre misure politiche che i governi dovrebbero adottare nel corso dell’anno per rispondere alle nuove sfide. Per fermare la recessione e indirizzare l'economia mondiale sulla via della ripresa sostenibile, sono necessari molti cambiamenti, a partire da un maggiore coordinamento complessivo delle politiche economiche, finanziarie e sociali. Il sistema finanziario potrebbe recuperare fiducia e credibilità solo attraverso una nuova regolamentazione, con più ampi margini di sicurezza nel settore bancario a livello nazionale. Un massiccio aumento degli investimenti rimane un elemento chiave per fermare l'aumento della disoccupazione.

L'ILO ritiene che rafforzare gli incentivi per un più veloce recupero degli investimenti, aumentandoli di un addizionale 2% del PIL globale è necessario per affrontare l'emergenza occupazione. Non porre l'occupazione e l'aumento dei redditi da lavoro al cuore dell'economia reale è l'impedimento fondamentale alla ripresa globale. 


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TAGS disoccupazione ilo

24/01/2012 00:01

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