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Pesaro, scompare un'intera fabbrica di calzature

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L'ennesimo caso nelle Marche di azienda ripulita dei macchinari dalla sua proprietà. Il marchio potrebbe essere stato venduto alla Corea. 41 dipendenti senza lavoro da un giorno all'altro DI MARINA DRUDA

di Marina Druda

Pesaro, scompare un'intera fabbrica di calzature
Tra le varie modalità di licenziamento selvaggio, da qualche tempo sembra prendere piede nelle Marche quella di far sparire – letteralmente sparire – le aziende. Dopo il caso della Best, azienda metalmeccanica di Montefano, in provincia di Macerata, la cui proprietà aveva apposto lo scorso autunno i sigilli all’impianto approfittando di un periodo di “ferie forzate”, un nuovo episodio è occorso a Serra S. Abbondio, località dell’entroterra fanese, dove l’unico calzaturificio di una certa dimensione (41 dipendenti) rimasto sul territorio si è “volatilizzato”.

Proprio così. Il 4 gennaio, i lavoratori della Vainer hanno ricevuto una lettera di licenziamento da una fantomatica Industriale calzature Srl senza alcun preavviso. Il sindacato, subito allertato, non è riuscito a contattare il responsabile dell’azienda fantasma, mentre l’ex direttore del personale della Vainer dice di non saperne nulla.

“Una vicenda incredibile – spiega Claudio Morganti, segretario generale della Filctem di Pesaro Urbino –, da tanti anni seguo il tessile e di piraterie ne ho viste a iosa, ma una cosa del genere mai mi era capitata”. E proprio la Filctem sta cercando di trovare il bandolo di una matassa apparentemente inestricabile, partendo dalla contestazione dei licenziamenti. “Sono illegittimi – sostiene Morganti –, noi cercheremo di ottenere almeno l’indennità di mobilità (i lavoratori erano già in cassa integrazione, ndr) e di tutelare il personale in tutte le forme e con tutti gli strumenti possibili. Come sindacalisti facciamo il nostro dovere, ma crediamo che anche l’Ispettorato del lavoro e la magistratura debbano occuparsene”.

Il marchio ha avuto un passato “glorioso”: 250 dipendenti fino al 2008 in un’altra località marchigiana dell’entroterra anconetano (Sassoferrato) e il lancio del fortunato “mocassino Vainer” venduto in tutto il mondo. Il calzaturificio chiude nel 2008, mettendo in mobilità i dipendenti per riaprire nella provincia di Pesaro Urbino con personale ridotto, 41 dipendenti. Fino al 28 dicembre 2011, quando – nonostante tutti i lavoratori fossero a casa per le feste – qualcuno nota alcuni strani movimenti nei pressi dello stabilimento: in particolare un via vai di tir e camion. Subito scatta l’allarme: il sindacato chiama i carabinieri e l’Ispettorato del lavoro, che però non riescono a entrare. Ora si teme che quei camion siano serviti a portar via i macchinari dall’interno della fabbrica. Sta di fatto che, immediatamente dopo la sortita natalizia, sono partite le lettere di licenziamento.

La Cgil si è appellata anche alle istituzioni locali. Per tutta risposta, la Provincia ha portato il caso al tavolo anticrisi e sta cercando di rintracciare i referenti della Industriale Calzaturificio”. “La ditta Vainer ci aveva contattati l’anno scorso per ottenere la cassa integrazione ordinaria – commenta ancora Morganti –, abbiamo sottoscritto un accordo per 13 settimane ed è stata regolarmente erogata. L’ultima richiesta riguardava i mesi di ottobre, novembre e dicembre. Ma abbiamo scoperto che all’Inps la richiesta di cig non è stata depositata e questo non consente un pagamento diretto da parte dell’istituto previdenziale”.

In questi giorni tutto il paese è stretto intorono ai lavoratori della Vainer: solidarietà, consiglio comunale straordinario, picchetti e manifestazioni. La Filctem ipotizza che il marchio sia stato venduto alla Corea e che la nuova ditta altro non sia che una scatola vuota per “tenere pulito” il marchio, liquidare la produzione e licenziare i lavoratori. “Noi vogliamo mettere in sicurezza i lavoratori – conclude Morganti – ma mi auguro che la magistratura proceda per verificare anche eventuali rilievi penali”.



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TAGS marche pesaro filctem vainer

20/01/2012 16:06

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